Animali e fiori fanno parte della sua vita da sempre. La riconducono all'infanzia e ai momenti felici. Nella cucina a casa dei genitori, quando Chiara Aneloni era bambina ed era circondata dalle piante per via della passione di sua mamma, c'era appeso un calendario incorniciato del 1990. I numeri erano illustrati a forma di gatto e lei oggi li ricorda con dolcezza e nostalgia: mici sinuosi disegnati a matita. Li rivede ogni volta che tatua un gattino.



Animali e fiori sono alcuni dei principali soggetti signature di Aneloni, tatuatrice professionista nata a Padova – 33 ani fa che oggi vive e lavora proprio lì, dove ha fondato il suo studio, Blu Estate, di cui è coproprietaria – e cresciuta anche a Venezia, dove si è laureata in Fashion Design e ha conseguito un master in Grafica pubblicitaria (studi fondamentali, dichiara, per definire il suo immaginario e il suo linguaggio artistico).

Il suo stile illustrativo, un po' naïf e romantico ma con la giusta dose di spensieratezza, è distinguibile dal linguaggio degli altri tatuatori in maniera evidente per l'uso e il tratto del colore. «Non è un utilizzo tradizionale del colore, in quanto lo inserisco più in linea che in campitura», racconta durante la nostra intervista. Il suo è uno degli inchiostri più interessanti della scena emergente e contemporanea italiana: salviamo i post del suo feed nelle nostre bacheche private su Instagram non solo se ci piace la natura o il mondo animale, ma anche se come lei amiamo l'architettura, i luoghi, «soprattutto le stanze che raccontano storie sulle persone che le abitano».

L'espressione e identità artistiche di Chiara Aneloni non si limitano ai tatuaggi. Londra, dove ha vissuto a cavallo tra il 2016 e il 2017 che le ha «fatto apprendere molte cose su me stessa», è stato il posto in cui per la prima volta «ha esplorato una città piena di stimoli e arte»; nel 2026, mentre tatua da circa 6 anni, frequenta un corso di ceramica, perché sente «il bisogno di evolvere anche in altre forme, attraverso altri materiali». Si definisce una persona colorata, con la passione per i bassotti – Ulla vive con lei da 7 anni – che ama collezionare oggetti e dare vita agli spazi con tappeti e (ovviamente) piante.

Se il mondo dei tatuaggi vi appare spesso troppo machista e nero, maschile e ruvido, se non vi rivedete in questa narrazione, il linguaggio colorato, trasformativo, femminile e di cura di questa tattoo artist è quello che fa al caso vostro: libera i corpi delle donne, ancora oggi incatenati e torturati, per sprigionare self love e autodeterminazione.

I tatuaggi colorati di Chiara Aneloni per amare il proprio corpo e cercare la libertà: l'intervista alla tatuatrice

Come ti sei avvicinata al mondo dei tatuaggi? Cosa ti ha attratto di loro, prima come esperienza visiva e poi come arte da esprimere e realizzare direttamente? Come sono diventati la tua professione?

«Da quando ho memoria, ho sempre disegnato. Quando ero al primo anno di università c'è stato il boom di Instagram e per la prima volta ho conosciuto il tatuaggio contemporaneo. Non avevo mai pensato al tatuaggio come a una forma d'arte personale, uno strumento di espressione, lo avevo sempre collegato ad un ambiente machista, forte, ruvido, nero. Per la prima volta mi sono vista riflessa in una realtà che fino a quel momento non mi aveva mai rappresentata. Così ho deciso di farmi tatuare i miei primi disegni, ricordo di averli portati ad un tatuatore che si rifiutò di tatuarmi, mi prese in giro, ho dovuto insistere! In seguito ho iniziato a tatuarmi in casa, il mio socio Marco Sorgato (coproprietario dello studio insieme a Lafragile e Cuoredoro) già tatuava da un po' e così ho deciso di provare anch'io a tatuare i miei disegni sul corpo di qualcun altro. Era come dare forma al mio immaginario e condividerlo con gli altri».

Come funziona il tuo processo creativo? Da chi e cosa prendi ispirazione? Poi come procede?

«Mi lascio ispirare da ciò che mi circonda, fotografo, raccolgo i materiali in cartelle e faccio dei moodboard nel mio iPad. Molte cose che mi contaminano però non sono tangibili, ad esempio la musica, che scandisce le mie ere geologiche».

Che cosa ti stimola di più: il livello tecnico, tra colori, linee, geometrie, quello narrativo o cos'altro?

«Direi che lo stimolo deriva dall'insieme di questi elementi: sono concatenati, l'uno esiste grazie al susseguirsi dell'altro. Spesso il tratto e il colore sono la narrazione stessa nel mio lavoro».

Che tecnica utilizzi?

«Lavoro esclusivamente a macchinetta cercando di riprodurre il tratto che ho quando disegno a mano con penna su carta».


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Per quanto riguarda l'utilizzo del colore, come scegli gli abbinamenti cromatici? Che proprietà ti piace di più dell'utilizzo del colore? Si mantengono in modo diverso?

«Amo i tatuaggi colorati solo quando il colore viene utilizzato come protagonista ma con delicatezza. Ho una palette consolidata negli anni, credo di aver sempre avuto una grande sensibilità per i colori: li scelgo d'istinto sin da quando ero bambina e mi divertivo ad abbinare vestiti con tonalità improbabili. Amo come guariscono sulla pelle, alcuni rimangono sgargianti, altri si spengono un po'. Sono tutte cose di cui tengo conto quando preparo un progetto».

Come cambia il rapporto con il proprio corpo dopo un tatuaggio?

«Credo sia una cosa molto soggettiva, dal mio punto di vista il tatuaggio adorna il corpo, lo rende più bello, aiuta ad amarsi un po' di più».

Che cosa aggiunge l'esperienza del femminile al mondo dei tatuaggi e quali significati assume un tatuaggio nella nostra società?

«Credo che rappresenti un vero e proprio esempio di emancipazione femminile, poiché il tatuaggio è ancora oggi associato, nell'immaginario collettivo, a una cultura prevalentemente maschile. Sono molto orgogliosa di fare parte di questa trasformazione. Mi piace pensare di aggiungere un po' di amore ai nostri corpi tanto torturati nella nostra cultura che ci ha insegnato da sempre a tendere a ideali di bellezza distorti e irraggiungibili, soprattutto per noi donne. Credo che il significato del tatuaggio oggi rappresenti libertà, autodeterminazione, ma spesso anche leggerezza e amore per il proprio corpo».

Che cos'è un tatuaggio per te? Se dovessi raccontarlo con una canzone, con il titolo di un libro o un film, quale sceglieresti?

«Per me il tatuaggio è una forma di espressione, mi permette di vivere di ciò che amo! Trasforma i viaggi, i ricordi, i colori in forme e disegni. Racconta il mio immaginario e colleziona ricordi. Mi dà la possibilità di incontrare persone, condividere spazi di intimità, di viaggiare. Se dovessi raccontarlo tramite un libro sceglierei Il Maestro e Margherita, una storia che ha un immaginario folle, dove la realtà si fonde con la magia e con il grottesco. Se il tatuaggio fosse una canzone, forse sarebbe un pezzo di Grimes, "Zoal, Face Dancer" di Geidi Primes. Quando ho iniziato a disegnare i primi tatuaggi – vivevo a Londra nel 2016 – ricordo di aver acquistato questo album in un negozio a Bricklane. Come film, invece, scelgo Mood Indigo - La schiuma dei giorni»: sembra di vivere in un sogno dove si viaggia su nuvole di metallo e si bevono cocktails che hanno il sapore delle melodie delle canzoni».

I beauty must-have secondo Cosmopolitan
Headshot of Elena Quadrio

Mi piace ricercare e sperimentare, lo faccio da sempre attraverso il beauty, ma soprattutto la scrittura. Di solito per descrivermi lascio parlare la mia carta astrale: sole in Capricorno, luna e ascendente in Aquario. Tre cose su di me: sono cresciuta innamorandomi della letteratura, ma sogno ancora di fare l’attrice e ogni tanto dico in giro di esserlo. Persona preferita: Audre Lorde.