Siamo la generazione dei sempre connessi, con lo smartphone in una mano e il mouse nell'altra, a volte incuranti dell'esposizione alla luce blu a cui sottoponiamo la nostra pelle. Ma di cosa si tratta? Per scoprirne cos'è, le cause e i rimedi abbiamo chiesto i rinforzi al dottor Marco Lauria del Centro Santagostino di Milano, dermatologo, che ci ha spiegato a fondo tutto ciò che è necessario sapere sugli effetti della luce blu e come prevenirli. Raggi HEV stiamo arrivando e siamo pronti a combattervi.

il 60% della popolazione trascorre mediamente sei ore al giorno davanti a un device digitale

Che cos’è la luce blu?

«La luce che raggiunge e penetra nell’occhio umano è suddivisa in spettro visibile, nelle lunghezze d’onda comprese tra 380 e 780 nm, e spettro non visibile, che include la luce nel campo dell’ultravioletto (luce UV) e nel campo dell’infrarosso (luce IR). La luce blu, anche nota come luce visibile ad alta energia (HEV acronimo di High Energy Visible) è una componente naturale della radiazione solare, fa parte della luce visibile ed è caratterizzata da una lunghezza d'onda (380-500 nm) più lunga rispetto agli UV tanto che arriva fino a noi con intensità costante e relativamente debole. La parte dannosa, invece, è quella artificiale emanata dagli apparecchi tecnologici (cellulari, computer, tablets, televisori flat-screen), dai LED e dagli schermi digitali: essa genera una intensità di luce fino a 1000 volte più elevata rispetto alla soglia di comfort visivo. La luce blu è meno pericolosa rispetto agli UV ma più subdola perché ne siamo esposti in maniera costante e non procura segni di danneggiamento visibili. È chiamata anche il “male del 21esimo secolo”: basti pensare, infatti, che, secondo dei recenti studi, il 60% della popolazione trascorre mediamente sei ore al giorno davanti a un device digitale, per un tempo complessivo calcolato in tre mesi consecutivi all'anno. Inoltre, secondo alcune ricerche, i più giovani controllano i loro telefoni per una media di 150 volte al giorno.

il “3C Ageing” causato da Città, Computer e Comunicazioni

Tutto questo significa che trascorrere quattro giorni lavorativi di otto ore davanti a un computer ti espone alla stessa quantità di energia di 20 minuti al sole di mezzogiorno. Con questo nuovo stile di vita “iper-connesso” nascono anche nuove problematiche e nuove preoccupazioni, senza contare che è previsto un aumento del 53 per cento di utenti smartphone per il 2020 e che in Cina, i consumatori sono preoccupati per il cosiddetto “3C Ageing” causato da Città (inquinamento atmosferico), Computer (luce blu) e Comunicazioni (radiazioni wireless)».

i più giovani controllano i loro telefoni per una media di 150 volte al giorno

Quali sono i possibili danni che questa luce blu può recare alla nostra pelle?

«Questa sovraesposizione alla luce blu, specialmente quando è altamente concentrata, non è senza rischi. Per quanto riguarda la pelle, studi recenti hanno dimostrato che esiste una connessione tra la luce blu e la comparsa di rughe e macchie scure. Tale esposizione, infatti, causa aumento dello stress ossidativo, infiammazione e alterazioni della barriera cutanea e delle strutture cellulari, come evidenziato da una maggiore produzione di radicali liberi e può danneggiare le funzioni protettive della pelle. L’esposizione a lungo termine alla luce blu altera l’espressione delle Acquaporine, una famiglia di proteine che fungono da canali di membrana per entrambi acqua e glicerolo, provocando disidratazione dell’epidermide e alterazioni dei cheratinociti oltre a una degradazione delle proteine della matrice extracellulare come collagene ed elastina, con relativi danni come rughe, cedimenti cutanei e iperpigmentazione».

Come possiamo proteggerci dai danni della luce blu e quali sono gli accorgimenti utili a contrastare i suoi effetti?

«Proprio come per l’esposizione solare, è necessario imparare a “convivere” con la luce blu e, soprattutto, a proteggersi da essa attraverso l’introduzione di trattamenti mirati per la pelle nella routine di bellezza quotidiana. In assenza di una protezione adeguata ed efficace, i segni d’invecchiamento cutaneo potrebbero non solo intensificarsi ma presentarsi anche in modo prematuro. Occorre proteggersi perché si è capito che la luce blu oltre che agli occhi crea danni anche a livello cutaneo, penetrando in profondità nel derma, ancora più dei raggi UVA, quindi è più dannosa del sole. Per questo sono stati creati dei prodotti con filtri specifici per proteggere la pelle con ingredienti come il “Sangue di Drago”, un estratto vegetale dall’azione antiossidante, e attivi minerali che riparano i fibrobalsti e i cheratinociti dai danni ossidativi».

Esistono dei modi, oltre all’utilizzo di prodotti specifici, che fanno fare un detox alla nostra pelle?

«Sicuramente, oltre ovviamente all'utilizzo di prodotti specifici per la nostra pelle, possiamo proteggerci aumentando la quantità di antiossidanti introdotti, con la dieta e con gli integratori perché il nostro corpo è capacissimo di difendersi e auto-ripararsi. Non è che una volta esposti alla radiazione abbiamo un danno irreversibile, perché il corpo è in grado, coi sistemi antiossidanti endogeni, di riparare il danno. Il mio consiglio è quello di seguire una dieta più variegata possibile, caratterizzata dall'assunzione di notevoli quantità di frutta e verdura e integratori a base di vitamine, D ed E innanzitutto».

Ci sono delle pelli più sensibili al danno da luce blu?

«È molto difficile dirlo perché non si hanno segni visibili dei danni prodotti dalla luce blu, a differenza della luce solare. Pelle chiara e scura di fronte alla luce blu non hanno reazioni immediate, nemmeno diventano rosse, quindi si tratta di un danno subdolo, invisibile nel breve tempo».

Headshot of Francesca Scrimizzi
Francesca Scrimizzi
Head of Digital Beauty

Plasmata dagli studi in lingue e diverse esperienze nel settore della bellezza, gestisco e supervisiono la strategia digitale di beauty, benessere e fitness su Elle.it, Cosmopolitan.it, Marieclaire.it, Harpersbazaar.it. Tra le cose che amo: i trattamenti, i festival musicali, l’antropologia culturale e i profumi maschili.