Dance, African, Unapologetic, Fun, For You, For Me, Confident, Global. Sono queste le parole che Tyla usa per descrivere il suo secondo album in studio, A*POP, mentre scorrono nel trailer di presentazione che lo anticipa: un miscuglio di sfondi e scritte al neon che si susseguono cambiando repentinamente colore, una sequenza raffinata di suoi ritratti che ne restituiscono la visione estetica, le iconiche tendenze stilistiche. L'idea dell'artista, sintetizzata da queste otto caratteristiche, è quella di affermare il genere che sperimenta da quando si è affermata con il successo di "Water", nel 2024: un pop che sia apertamente africano, sicuro di sé e pensato per fare ballare e divertire un pubblico mondiale.
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Con l'uscita di questo progetto, la cantante e autrice sudafricana non sta semplicemente pubblicando nuova musica, ma sta definendo un movimento, stabilendo con sicurezza la sua identità e i suoi obiettivi ambiziosi. A*POP sta infatti per "African Pop", un ibrido che unisce le pulsazioni profonde e ritmiche dell'amapiano – blend sudafricano di kwaito, deep house, gqom, jazz, soul, lounge music fatta da synth e ampie bassline – con la raffinatezza dell'R&B e del pop internazionale. Non per niente è soprannominata la "Queen del Popiano".
Con 14 tracce freschissime, la cui durata complessiva ammonta a un totale di 43 minuti, Tyla riesce nel suo prezioso intento, ossia quello di rendere chiaro che le sue radici rimangono le fondamenta di tutto quello che fa, nonostante la sua rapida ascesa nel mainstream, dal Coachella ad AfroNation, fino alle celebrazioni per i Mondiali FIFA. «I need somebody that's gon' watеr my roots», sostiene nell'opener "IS IT LOVE", con una voce morbida e vellutata che ricorda timidamente Rihanna; in più di un momento nel disco, inoltre – nel lead single "SHE DID IT AGAIN" con Zara Larsson e nella closing track "HOT TUBS"–, sono evidenti i riferimenti letterari a Britney Spears. Il risultato è un album che amplia il linguaggio sonoro attraverso una produzione chic, coordinata da P2J e Sammy Sasso, coreografie contagiose e collaborazioni di alto profilo; un disco che propone un pop elegante e levigato, rimanendo però profondamente legato alle sue influenze.
Piuttosto che inseguire le tendenze occidentali, Tyla continua a portare l'amapiano verso il grande pubblico, confezionando brani che si trovano a proprio agio tanto nelle classifiche internazionali quanto sulle piste da ballo: non è l'afro che si adegua al pop, ma il pop che diventa afro. E non potrebbe esserci una notizia migliore.
A*POP di Tyla, recensione: il nuovo album parla di indipendenza, libertà e confidence, indagando diverse prospettive dell'amore
La musica di Tyla è un mix di sole, sensualità e seduzione, un summer album che sta in equilibrio nell'afa di agosto e che sembra volerci trasportare indietro a tempi più spensierati, a quando indossavamo un TRIANGL bikini (la norma color-blolck e geometrica del 2015), o ammiravamo un tatuaggio trampstamp sulla parte bassa delle schiene femminili; a quando essere"carefree" significava avere un piercing all'ombelico e un tanga che spuntava dalla vita bassa dei jeans Y2K (tutti i dettagli che la 24enne sta contribuendo a riaffermare nella moda del 2026).
Il disco inizia con melodie di chitarra che scivolano attraverso una produzione elettronica calda, prima di lasciare spazio a percussioni avvolgenti, mentre si impegna, nella mezz'ora successiva, a esplorare gli alti e bassi dell'amore romantico, muovendosi con agilità tra atmosfere diverse. La traccia di apertura, "IS IT LOVE" richiama così sonoramente quella nostalgia di un passato più leggero, rappresentato liricamente da quelle credenze adolescenziali secondo cui non è amore se non fa piangere: «Is it love? Is it love if you don't cry, cry, cry?». Per tutta la durata del brano, il pop raffinato convive con ritmi da club ispirati all'amapiano, riflettendo il suo equilibrio naturale tra un appeal globale e la propria identità sudafricana.
Tyla non si fa problemi a dichiarare di essere "THAT GIRL", dove con questa definizione vuole intendere una ragazza high-manteinance, che spende molto per vestiti e gioielli: «I'm 'bout to make a purchase/I'm talkin' diamonds, watches, purses», in una scelta narrativa che ricorda l'autocelebrazione tipica della cultura hip-hop. Il lusso come simbolo di self-worth (più che materialismo, sembra un invito ad alzare gli standard nel dating) ritorna poi nell'altra hit già nota "CHANEL", contraddistinta dal ritornello memorabile: «How you say you love me? You ain’t put me in Chanel», da voci stratificate e ripetizioni catchy (non è un caso che su TikTok ci siano già i balletti dedicati). Il testo è giocoso e provocatorio, ma sotto la sua superficie glamour nasconde un messaggio più ampio sull'attenzione e sull'impegno all'interno di una relazione, sulla confidence femminile che non deve mai venire meno. Un'attitude che permane, forse un po' più vulnerabile, sui bassi profondi, scintillanti e ipnotici (log drums) e sulle note glossate, intossicanti di "IS IT".
L'album esplora quindi le relazioni contemporanee da diverse prospettive, dalla graziosa afrohouse di "KISS" alla più convenzionale "FAIRYTALE", in cui Tyla si ammorbidisce rivelando di essere altrettanto capace di abbandonarsi alla devozione e all'affetto, così come fa ulteriormente anche in "DOUBLE BLIND", traccia più influenzata dagli Anni '90. Nel frattempo, in "FEEL "SOMETHING", su linee di basso incalzanti, shimmer e una sensualità che sembra crescere gradualmente, l'artista ripete più volte di volere qualcuno capace di farle provare qualcosa, suggerendo a un amante di mescolare il sudore della sua fronte con il make-up di lei, di fondersi insieme, in un unicum di passione: il desiderio è altissimo, lo yearning pure. "RIGHT NOW", su una strumentale sperimentale drill, invita poi a vivere il presente invece di soffermarsi sugli errori del passato. Le sue atmosfere soul morbide e vellutate, con le percussioni ritmiche, creano uno dei momenti più rilassati e distesi dell'album. «Say it now, say it now/I know that you miss me, but you play it down», la sicurezza inizia pian piano a tornare prima di esplodere definitivamente in un club anthem su cui si può solo flirtare, grazie anche a un titolo e a un testo divertenti: in "MR NONCHALANT", Tyla fa riferimento al suo belly button e dice a un uomo che gli piacciono i suoi occhi «cuz they match the thong», mentre cattura il brivido di corteggiare qualcuno che è emotionally unavailable.
Il momentum continua nel featuring con la popstar svedese, in cui si sciolgono armonie vocali su più livelli, mentre i ritornelli si confermano carismatici, ancora una volta, spensierati. Uno dei momenti più significativi arriva con "CRAZY OF ME", realizzata insieme all'artista sudafricana MaWhoo, che canta in lingua zulu, seguita da "I DON'T CARE" ft. Babalwa MB, anche lei che ne condivide le origini. Sono proprio episodi come questi a mantenere A*POP profondamente legato alle radici di Tyla, dimostrando che il successo internazionale e l'autenticità culturale non sono elementi in contrasto tra loro. "HOT TUBS" chiude l'album con coerenza: un progetto ricco di brani da ballare destinati ai palchi dei festival, ma anche uno che esplora indipendenza, libertà, valore personale, accettazione del sé e sicurezza, rivelando un'artista sempre più a suo agio nell'esprimere esattamente chi è: Dance, African, Unapologetic, Fun, For You, For Me, Confident, Global.











