Una giornata speciale quella di venerdì 22 maggio 2026 per gli studenti della facoltà di Lettere e Filosofia all'università di Roma Tor Vergata. Ultimo è stato ospite dell'ateneo per un incontro con i ragazzi moderato dallo psichiatra e sociologo Paolo Crepet.

Noi eravamo lì, seduti tra i ragazzi, per assistere a questo dialogo intimo, nato per esplorare le fragilità, i sogni e le grandi ambizioni delle nuove generazioni.

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Quella di Ultimo a Roma Tor Vergata non è stata una semplice improvvisata per i fan. Sono due anni che l'università sta lavorando a stretto contatto con lui per dare vita a un grande progetto culturale e multidisciplinare interamente focalizzato sulla musica. Oltre all'attesissimo concerto programmato per il prossimo 4 luglio, l'iniziativa prevede un percorso di ricerca, attività di stage all'interno della società di produzione dello show, dibattiti e momenti di confronto con tutta la comunità accademica.

Ad introdurre l'incontro è stato il Rettore dell'ateneo, che ha accolto il cantante esprimendo tutto l'orgoglio della facoltà: «Oggi diamo il benvenuto a un giovane artista romano, una voce che non ha bisogno di presentazioni perché parla al cuore di milioni di persone. Questo incontro è un regalo che ha voluto fare alla nostra comunità accademica. Questo è un percorso di dialogo sul futuro dei giovani».

Niccolò Moriconi ha messo in chiaro fin da subito di non essere a suo agio con i lunghi discorsi, soprattutto per via della sua nota timidezza: «Sono poco abituato a non esprimermi in una forma che sia la canzone perché è il linguaggio che conosco da sempre. Non so contenere tutta questa responsabilità di essere un punto di riferimento per tante persone. Faccio quello che mi viene più facile al mondo, quindi scrivere le canzoni».

Ascoltandolo parlare a pochi metri dagli studenti, si è percepito immediatamente il suo desiderio di mettersi sullo stesso piano dei ragazzi. L'artista ha infatti confessato di condividere gli stessi identici dubbi di chi si trova seduto tra i banchi, sottolineando come per lui la cosa più importante sia proprio l'approccio alla domanda, piuttosto che la pretesa di dare risposte assolute a ogni costo.

Le lezioni del passato e la forza di realizzare una visione

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Durante il dibattito, le parole del cantautore romano hanno toccato corde molto profonde, soprattutto quando si è soffermato sulle difficoltà del percorso scolastico e sulle aspettative sociali. Secondo l'artista, all'interno delle scuole sarebbe bello e utile aggiungere una materia del tutto nuova, capace di aiutare i ragazzi a comprendere prima di tutto chi non vogliono essere, per poi concentrarsi su ciò che riesce loro meglio. Ha fatto notare come ognuno di noi possieda un'attitudine naturale che però, spesso, non viene applicata alla vita di tutti i giorni per via delle pressioni esterne.

Niccolò ha sorriso definendosi ironicamente un pessimista cronico, ma anche un grande sognatore che ama le cose semplici, come stare con gli amici a bere vino o guardare film divertenti. Ha poi lanciato un messaggio importante a tutti i presenti in aula, ricordando che la vita va vissuta intensamente perché il tempo a disposizione è limitato, e sarebbe stupido passare le giornate a indossare una vita che non regala emozioni: «Sul palco faccio cose che non farei mai durante le mie giornate. Supero la timidezza».

Un altro momento di grande impatto ha riguardato la genesi dello show estivo del 4 luglio. L'artista ha spiegato che il concerto di Tor Vergata è stato il frutto di una vera e propria visione. Ha confessato di aver fortemente voluto e immaginato questo evento anni fa, quando una cosa del genere sembrava del tutto irrealizzabile, senza dare mai a se stesso la possibilità che il progetto potesse fallire: «C'è una connessione tra la visione di una cosa e la realizzazione della stessa».

Infine, c'è stato spazio per un ricordo legato ai suoi esordi e ai rifiuti subiti da parte dei talent show. Niccolò ha ricordato di aver provato in passato a entrare sia ad Amici che a X Factor, presentando esattamente le stesse canzoni che oggi riempiono gli stadi. Una dimostrazione, come ha concluso lui stesso, che ogni cosa ha il suo tempo e che forse, all'epoca, non era semplicemente il momento giusto per il suo viaggio.

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