Questa mattina, nella sua amata Pavana, è morto Francesco Guccini. Aveva 86 anni. Ad annunciarlo è stata la famiglia con una breve nota: il cantautore si è spento circondato dall'affetto della moglie Raffaella, della figlia Teresa e dei suoi cari. Nel rispetto delle sue volontà, le esequie si svolgeranno nei prossimi giorni in forma strettamente privata, mentre una cerimonia commemorativa aperta a chi ha amato la sua musica sarà organizzata nel mese di settembre.
Cercando di definire la poetica di Francesco Guccini, Dario Fo disse che la sua era «la voce di quello che un tempo si diceva il movimento. Oggi, semplicemente, una voce di gioventù». È forse questa la definizione che meglio racconta ciò che lascia oggi il cantautore modenese. La sua attività, a partire dagli anni Sessanta, è sempre stata profondamente intrecciata alla storia politica e culturale del Paese, dando vita a opere esplicitamente impegnate come La locomotiva, ma anche a canzoni capaci di raccontare qualcosa di universale: gli anni della formazione, gli amori che sembrano assoluti, le amicizie, gli addii e la scoperta di sé. Se negli anni '60 e '70, appunto, Guccini metteva in musica un vero e proprio movimento, oggi la sua musica ha il dono di essere un eterno risuonare di anni di formazione e scoperta. Un'età che, sebbene non abbiamo vissuto negli stessi anni, diventa linguaggio universale per le passioni, pulsioni, sentimenti.
Le nottate universitarie tra amici, feste in casa e sbronze, i primi amori che sembrano infiniti e i dolorosi addii. Storie anche solo immaginate che, non per questo, sembrano meno reali a chi le vive e chi le ascolta. Nel cantautorato di Guccini, la giovinezza degli anni '60 e '70 ha un modo di risuonare in quella degli anni 2000, di mescolare nostalgia e spazi temporali diversi.
Qui abbiamo raccolto alcune delle frasi di Francesco Guccini che, forse più di tutte, continuano a raccontare l'amore, i vent'anni e quella difficile arte di diventare adulti.
Le frasi più belle di Francesco Guccini
"Vedi cara" - 1970
«Tu sei molto, anche se non sei abbastanza
E non vedi la distanza che è fra i miei pensieri e i tuoi
Tu sei tutto, ma quel tutto è ancora poco
Tu sei paga del tuo gioco ed hai già quello che vuoi»
"Via Paolo Fabbri 43" - 1976
«Se tutto mi uscisse, se aprissi del tutto i cancelli
Farei con parole ghirlande da ornarti i capelli
Ma madri e morali mi chiudono, ritorno a giocare da me
Do un party, con gatti e poeti qui all' alba in via Fabbri 43»
"Eskimo" - 1978
«Perché a vent'anni è tutto ancora intero
perché a vent'anni è tutto chi lo sa
a vent'anni si è stupidi davvero
quante balle si ha in testa a quell'eta'Oppure allora si era solo noi
non c'entra o meno questa gioventù
di discussioni, caroselli, eroi
quel ch'e' rimasto dimmelo un po' tu»
"Autogrill" - 1983
«Bella d'una sua bellezza acerba
Bionda senza averne l'aria
Quasi triste, come i fiori e l'erba
Di scarpata ferroviaria
Il silenzio era scalfito solo dalle mie chimere
Che tracciavo con un dito
Dentro ai cerchi del bicchiere»
"Farewell" - 1993
«E sorridevi e sapevi sorridere coi tuoi vent'anni portati così
Come si porta un maglione sformato su un paio di jeans
Come si sente la voglia di vivere
Che scoppia un giorno e non spieghi il perché
Un pensiero cullato o un amore che è nato e non sai che cos'è»
"Cirano" - 1996
«Non voglio rassegnarmi ad essere cattivo
Tu sola puoi salvarmi, tu sola e te lo scrivo
Dev'esserci, lo sento, in terra o in cielo un posto
Dove non soffriremo e tutto sarà giusto
Non ridere, ti prego, di queste mie parole
Io sono solo un'ombra e tu, Rossana, il sole
Ma tu, lo so, non ridi, dolcissima signora
Ed io non mi nascondo sotto la tua dimora
Perché oramai lo sento, non ho sofferto invano
Se mi ami come sono
Per sempre tuo
Cirano»












