Possiamo dirlo? E allora diciamolo! Abbiamo passato anni a ghostare i film di Checco Zalone convinti fossero roba per i nostri genitori, ma con l'arrivo dell'ultimo film su Netflix oggi cambia nuovamente tutto. Con Buen Camino, il racconto del suo assurdo viaggio verso Santiago uscito nelle sale a fine 2025, e di cult come Tolo Tolo, Che bella giornata, Sole a catinelle, Cado dalle nubi e Quo vado?, ci rendiamo conto che Checco ha fatto centro anche sulla Gen Z. In che modo? Semplice, sbattendoci in faccia la realtà che ci circonda. Zalone ha capito che oggi non cerchiamo la perfezione, ma qualcuno che abbia il coraggio di essere cringe probabilmente quanto noi. Un racconto senza filtri (per rimanere in tema), con molti stereotipi. E, beato lui, con il posto fisso (mentre noi siamo qui a chiedere all'intelligenza artificiale come sconfiggere i burnout sul posto di lavoro).
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Checco Zalone ci insegna la libertà di fallire (che dire!)
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Sembra un paradosso, come tutti i suoi film del resto, eppure è proprio così. Alla base del cinema di Zalone (che arriva fino a Buen Camino), Zalone ci insegna che essere inadeguati nelle situazioni a volte non è poi così male. Sono andato a rileggere le trame dei vari film realizzati nel corso degli anni, giusto per fare un recap di ciò che ha portato sul grande schermo. Qualche esempio? In Quo Vado?, il protagonista non è pigro, semplicemente rifiuta di farsi usare da un sistema che non gli garantisce più nulla. La paura dell'indipendenza e la scelta di vivere con la propria famiglia, lo porteranno a dover uscire dal proprio guscio e confrontarsi tra le situazioni e i lavori più disparati. Ora, potremmo aprire un capitolo a parte circa le scelte che portano Gen Z e Millenial ad uscire (o non uscire) di casa. Eppure Zalone, enfatizzando queste tematiche, ne ha fatto ampiamente parlare in modo ironico. Ed è già un buon inizio. In Sole a catinelle invece la critica si sposta sull'ossessione per l'apparire. Il tentativo di regalare una vacanza di lusso al figlio senza avere un euro è la metafora perfetta della nostra fatica nel mantenere standard estetici sui social spesso fuorvianti. Immaginate un uomo goffo proprio come il suo personaggio che sbaglia tutto, fuori posto in ogni contesto elegante, poco acculturato (solo apparentemente, nel linguaggio) e decisamente fuori dal mondo. Zalone ci regala così la libertà (almeno in sala o davanti allo streaming) di essere anche noi sbagliati e inadeguati. Io non so perché ma penso subito a Mr Bean, per me un vero mito. Lui, come Zalone, è un personaggio liberatorio: smettiamola di fingere di essere invincibili.
Checco Zalone ci parla anche di inclusione, sì
Prendiamo come riferimento il nuovo film, Buen Camino. Qui Checco, il protagonista del film, intraprende un viaggio alla ricerca della figlia scomparsa attraverso anche il cammino di Santiago De Compostela. Un percorso non fatto solo di km ma anche e soprattutto umano. Ed è forse proprio a noi della Gen Z (che sentiamo fortissimo il tema della comunità) che Zalone lancia una sfida. Puoi davvero stare con gli altri se non accetti di essere vulnerabile? Il film ci sbatte in faccia i nostri pregiudizi (quelli che non scriveremmo mai in una bio per intenderci) tra cui il diritto di essere imperfetti e di imparare dagli errori invece di venire cancellati al primo sbaglio. Il film, spoiler, si conclude proprio con la camminata di padre e figlia e la scritta in sovrimpressione che augura al pubblico «Buen camino a todos». E non c'è augurio più bello perché, nonostante l'ironia del mondo di Zalone, non c'è cosa più affascinante di conoscersi e ritrovarsi lungo il «camino» della nostra vita.













