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Gira da ormai diverso tempo sui social un simpatico tormentone che vede i rappresentanti della GenZ prendere in giro i Millennial per le loro Stories cringe, per l'uso dei fantasmini e per la loro ossessione per Harry Potter, che i nati tra la fine degli anni '90 e il 2010 non apprezzano particolarmente.
I motivi dietro a questo disinteresse per la saga ambientata ad Hogwarts sono tanti e sono da ritrovarsi nel fatto che i più giovani, quando i libri (e alcuni film) sono usciti, erano a malapena dei neonati e non sono stati travolti dallo stesso hype. C'è poi un altro tema, ancor più delicato: molti rappresentanti della Generazione Z non vogliono avere nulla a che fare con opere uscite dalla penna di J.K. Rowling, nota per le sue battaglie contro la comunità transgender.
Alla luce di queste premesse non possiamo esimerci da esprimere dubbi sulla serie HBO Max attualmente in fase di produzione, incentrata sulle avventure del mago più celebre della storia della letteratura: siamo sicuri che interessi davvero a qualcuno?
La serie di Harry Potter è troppo cringe per la GenZ e troppo vecchia per i Millennial
Per la Generazione Z, Harry Potter non è mai stato un universo davvero magico e intramontabile, ma piuttosto un simbolo imbarazzante del millennialismo tossico, fatto di cappelli parlanti, citazioni ritrite e gente che ancora si identifica con la propria “casa” di Hogwarts come se fosse una bandiera politica. Come se non bastasse, le opinioni della scrittrice e anche la rappresentazione stereotipata di alcuni personaggi (è il caso del nome scelto per la studentessa asiatica Cho Chang) cozzano con i valori di una generazione cresciuta a pane e inclusione.
Ma c'è di più. La serie HBO, che se tutto va bene dovrebbe arrivare nel 2027 con la sua prima stagione, potrebbe non convincere granché nemmeno i Millennial, che con l'arrivo dei cinema del film I Doni della morte - Parte 2 (uscito nel 2011) magari avranno già voltato pagina. Viene dunque naturale chiedersi se, nel momento in cui la serie uscirà, la fascia di pubblico tra i 30 e i 40 anni sarà ancora disposta a rivedere la stessa storia raccontata per l’ennesima volta.
La lezione, d'altra parte, già dovremmo averla imparata con una produzione mastodontica come Gli Anelli del Potere, il serial reboot de Il Signore degli Anelli, disponibile su Prime Video: senza un racconto nuovo, coraggioso e al passo coi tempi, neanche le saghe leggendarie sono immuni alle critiche (se non, addirittura, all'indifferenza).
Cosa porterà di nuovo la serie di Harry Potter?
Riguardo a questo nuovo prodotto audiovisivo già abbiamo diverse informazioni. Sappiamo per esempio che si tratterà di una serie in sette stagioni, ognuna delle quali seguirà in maniera pedissequa le avventure di Harry Potter, Hermione Granger e di Ron Weasley proprio come sono state raccontate dall'autrice Rowling, che sta tra l'altro avendo un ruolo attivo anche nella fase dei casting.
Channing Dungey, presidente di Warner Bros. Television Group, ha dichiarato che il formato seriale permetterà di approfondire la storia in modo più completo rispetto ai film, con una narrazione ancor più ricca e dettagliata. Questo aspetto in particolare è certamente positivo, perché permetterà alla serie di approfondire aspetti e retroscena che nei film, per motivi di tempo, erano stati tagliati, scontentando i fan più puristi.
C'è però un grosso ma, ed è riferito ad un nome in particolare presente nel cast: stiamo parlando di Paapa Essiedu, che sarà il nuovo professor Severus Piton. La scelta dell'attore di origini ghanesi per interpretare il ruolo che fu del compianto Alan Rickman ha scatenato forti polemiche online da parte di chi ancora grida al politicamente corretto, un'ondata di odio tale da aver costretto i gestori della pagina ufficiale di Harry Potter a chiudere i commenti.
La presenza di Essiedu e di altri eventuali interpreti in quota "diversity" potrebbe potenzialmente portare la fetta di pubblico più intransigente a boicottare il serial.
Le polemiche che hanno seguito l'annuncio del casting testimoniano, in definitiva, quanto sia delicata la questione, mettendo in luce un conflitto tra l'esigenza di rappresentare la società moderna e il desiderio di mantenere intatta l’essenza di un'opera che è sempre stata, nel bene e nel male, legata a un immaginario tradizionale. In un contesto del genere, la vera sfida non è solo quella di adattare una storia amata a un nuovo pubblico, ma di riuscire a farlo senza alienare quelli che considerano questi cambiamenti come un tradimento delle radici della saga.











