Quando le chiedo di mostrarmi i suoi tatuaggi, Nicole mi indica il suo preferito, il primo e più speciale, una piccola pianta che viene su dal suolo. Pochi centimetri sopra c'è una lacrima che cade dal cielo, proprio sopra il germoglio. «Quando ero bambina e piangevo, per non sentirmi in colpa e legittimarmi, pensavo che le mie lacrime irrigassero la terra, facendo crescere le piante, che mi davano l'ossigeno per respirare». Come in un grande circuito positivo, dove tutto si trasforma e nulla si distrugge, Nicole Wallace vive la sua vita così, relativizzando le grandi ansie ridimensionando il proprio posto nel mondo. «Alla fine», mi racconta, «non siamo altro che dei puntini su una roccia che fluttua in mezzo all'universo».

La giovane attrice nata a Madrid da madre spagnola e padre statunitense, e protagonista di È colpa tua?, il nuovo film di Amazon Prime disponibile dal 27 dicembre, ha tutto un suo modo di vivere se stessa e le proprie relazioni, da custodire come il più grande tesoro. Parola chiave: consapevolezza, di essere "solo" un puntino nella galassia, parte di un sistema più grande; ma anche di sapere chi è e quali sono i propri limiti, una presa di coscienza che, espressa da una ragazza soli 23 anni, può sembrare quasi ingenuità. E invece è semplice purezza. Complici gli studi in psicologia, che ora ha sospeso per i numerosi impegni (ha appena finito di girare la nuova serie di Amazon Prime, La Casa degli Spiriti), Nicole Wallace è alla continua scoperta di sé, ma senza dimenticare mai una regola: aldilà del manuale di psicologia, niente etichette, nemmeno in amore, come racconta il film in uscita per cui abbiamo avuto l'occasione di intervistarla.

In Culpa tuya l'attrice già vista in Skam Spagna torna a interpretare Nicole, dopo il successo del primo capitolo della saga tratta dalla serie best-seller del New York Times scritta da Mercedes Ron. Al centro della trama, nel sequel torna l’amore indissolubile tra Noah e Nick, nonostante i tentativi da parte dei genitori di separarli e la comparsa di un'ex fidanzata in cerca di vendetta. Dopo aver preso parte al cast di alcune serie molto viste in latino america, dove è una vera e propria star, Nicole Wallace si sta facendo conoscere anche in Italia proprio grazie alla saga. Qui è già una piccola star e il successo è dietro l'angolo. Noi siamo felici di annunciare che è il volto della nuova cover digitale di Cosmopolitan Italia.

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Courtesy of Prime Video

Cos'hai imparato da questa esperienza?

«Recitando in È colpa tua? ho rafforzato ancora di più la mia convinzione che molte volte nelle relazioni una persona cresce a un ritmo diverso dal proprio partner e che più che la chimica, a volte è molto più importante la compatibilità tra le persone».

Pensi che il tuo lavoro ti abbia fatto crescere più in fretta di amici e partner? Hai mai dovuto lasciare amicizie a causa del tuo lavoro?

«Il mio lavoro in sé non ha mai determinato la rottura di amicizie, se ho perso delle amicizie è stato perché magari avevo altri obiettivi, altre passioni, ma mai per i miei impegni. Le persone a cui voglio bene mi hanno sempre affiancata anche quando ero distante, e viceversa, sento di esserci sempre stata, nonostante tutto. Penso che a creare il distacco sia più il corso della vita e la compatibilità. Il mio gruppo di amici è molto solido, per me i rapporti sono qualcosa da curare e preservare».

Il film parla di una storia d'amore sana, in contro tendenza rispetto al bisogno di raccontare sempre la tossicità dei rapporti.

«Ho una relazione di amore-odio con la parola "tossico", perché penso che tutte le relazioni abbiano i propri problemi. Parlarne troppo fa sì che poi sia sempre più difficile prenderla seriamente, quando il discorso diventa urgente. Come "al lupo al lupo". La relazione tra Nicky e Noah ha sicuramente dei grandi difetti, ci sono vuoti comunicativi, ci sono bugie, ma Noah è molto consapevole dei suoi limiti e fin dov e si può spingere, è una giovane donna che si vuole proteggere. Per i più giovani i film sono belli se sono drammatici devono sempre succedere un sacco di cose. Per me invece i film lenti sono un guilty pleasure (ride, ndr), mentre i miei amici si addormentano sempre. Siamo una generazione che non si sa annoiare, che non trova poesia nella lentezza. In più siamo molto legati alle etichette».

In un'altra intervista dicevi che ti stanno strette.

«Sì, credo che le etichette siano importanti perché aiutano le persone a sentirsi rappresentate e viste, meno sole. Il rischio però è l'estremo opposto, ovvero di creare ulteriore ghettizzazione. Gli estremi sono sempre un "male" e creano pressione. Bisogna imparare a essere più fluidi, sempre in divenire, o comunque percepirsi così».

In adolescenza hai sentito la pressione delle etichette e quindi del giudizio?

«Da piccola andavo in una scuola a indirizzo musicale, ero bravina, ma in matematica prendevo bruttissimi voti. Mi hanno diagnosticato l'ADHD, mi dimenticavo sempre la calcolatrice a casa. Mia madre mi ha sempre sostenuta dicendomi che ero bravissima, che avevo solo un modo diverso di immagazzinare le informazioni. Per fortuna ho cambiato scuola e tutto è andato meglio perché non avevo più addosso la pressione del giudizio, quella lettera scarlatta che non riuscivo più a togliermi di dosso. Nella nuova scuola sono diventata rappresentante d'istituto, sono diventata sempre più brava e soprattutto senza pensieri. Alla fine siamo tutte Barbie, possiamo decidere chi vogliamo essere».

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Courtesy Ufficio Stampa

A proposito, come hai deciso di diventare attrice?

«Non ho un ricordo esatto del giorno in cui ho iniziato, non ho mai avuto tempo di dire "voglio fare l'attrice" perché i miei genitori mi hanno messa subito davanti alla telecamera. Mi sono sempre sentita come se fosse la mia vita, non mi sento di aver mai fatto una scelta».

Anche la fama l'hai accolta in modo naturale?

«Va a periodi, ci sono stati momenti in cui ho fatto fatica. La gente pensa di conoscerti, giudizio e fama vanno a braccetto. Ho visto giusto ieri un video di Chappell Roan che si rifiuta di abbracciare un fan, dicendo che alla fine non sono altro che due estranei che non si conoscono. Perché dovrei abbracciarlo? Io mi vivo come due persone distinte, da un lato c'è il mio personaggio pubblico, che recita, poi c'è la vita vera. L'altro giorno un amico mi ha chiesto "Ma tu, chi sei?" e io ho risposto "sono donna, figlia, madre di un gatto, sono amica, migliore amica, sono attrice, sono cantante". Siamo milioni di cose. Se hai questo chiaro in testa, è più facile separarti da quello che 5 milioni di persone pensano di te».

Gli studi in psicologia ti hanno aiutato in questo?

«Sì, alla fine la recitazione è anche saper empatizzare con un personaggio per raccontare la sua storia in modo più onesto e reale possibile. Leggo tantissimi saggi e libri di psicologia, ormai so tutto dei tipi di personalità e poter associare i personaggi a un profilo mi aiuta a essere reale».

Tua sorella è regista, reciteresti mai in un suo film?

«Tantissimo, spero ci sia presto l'occasione. Ora ho appena finito di registrare La casa degli Spiriti, sempre per Amazon Prime. Interpretare Blanca è stata un'esperienza incredibile».

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Courtesy Ufficio Stampa