Sono solo quattro episodi, ma bastano per riaprire un caso (forse una ferita) che non è mai stato davvero chiuso. Per questo la docuserie Netflix Il caso Alex Schwazer disponibile sulla piattaforma dal 13 aprile sta facendo inevitabilmente parlare. Sono passati undici anni dalla squalifica per doping del campione italiano di marcia, dalla sua confessione e voglia di ricominciare da capo. Ne sono passati sette dalla seconda squalifica nel 2016, stavolta contestata dall’atleta che si proclama innocente e dal Tribunale di Bolzano, eppure mai revocata dall'Agenzia mondiale antidoping. Che cosa è successo veramente? La serie prova a raccontarcelo.
Scritta da Massimo Cappello, Il caso Alex Schwazer funziona soprattutto per la franchezza con cui l'atleta si mette a nudo nel ripercorrere i suoi anni più difficili. Vi ritroviamo tutto: i successi sportivi, la vittoria del 2008 alle Olimpiadi, la fama travolgente, l'amore con Carolina Kostner raccontato dai rotocalchi, i problemi personali, il mondo dello sport e del doping dipinti a tinte fosche. Schwazer non cerca giustificazioni, non prova ad autoassolversi per quello che ha fatto. Ma, allo stesso tempo, non cede e continua a negare quello di cui viene accusato e che gli è costato la squalifica fino al 2024 e la fine della sua carriera sportiva. La sentenza del gip del tribunale di Bolzano Walter Pelino parla chiaro: il marciatore è stato assolto per “non aver commesso il fatto”, si citano “campioni di urina alterati allo scopo di farli risultare positivi e dunque di ottenere la squalifica e il discredito dell’atleta e del suo allenatore Sandro Donati”. Eppure non è bastata.
La serie prende una piega thriller, si indaga nel mistero, ci sono prove manomesse, intercettazioni, l'omertà e l'ipocrisia delle istituzioni sportive. Ma lo scopo non sembra quello di riscattare l'atleta, di cambiare l'esito delle vicende, piuttosto quello di riflettere sul rapporto tra sport e potere, fama e fragilità, idolatria e odio. La squalifica del campione scadrà a diciannove giorni dall’inizio delle Olimpiadi di Parigi 2024. Schwazer oggi ha una moglie, due figli e allena atleti amatori: «È sereno dopo aver attraversato periodi tremendi», racconta Donati, «verso chi lo ha stroncato non ha mai espresso l'odio che invece quella gente meriterebbe».












