È questione di giorni o di ore: quando la miniserie La regina Carlotta. Una storia di Bridgerton sarà disponibile su Netflix prima (il 4 maggio) e in libreria dopo (il 9 maggio per Mondadori), il nome di India Amarteifio sarà ovunque. Questa perfetta sconosciuta inglese diventerà una delle it-girl più ricercate: i brand si contenderanno una sua foto, i fan litigheranno per un selfie e sarà la più corteggiata sia al cinema che in tv.

Lei non si scompone, o almeno così sembra su Zoom, nel suo scintillante abito verde fluo, in un salottino di una suite di Londra che sembra essere uscita proprio dal periodo Regency. Dopo ore e ore a interpretare Carlotta, la prima regina nera della storia britannica (in un misto di finzione e realtà), ormai l’attrice ha imparato non solo il portamento regale ma l’atteggiamento da sfinge che la rende inaccessibile e indecifrabile ai comuni mortali. Nelle puntate le accade di tutto, a partire da un matrimonio combinato con il re Giorgio (Corey Mylchreest): sola, arrabbiata, quasi abbandonata in una corte straniera, impara presto di chi fidarsi e come imporre la sua presenza. E a 21 anni, India questa lezione sembra già sulla buona strada per impararla.

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Netflix

La regina Carlotta – come si vede fin dalla serie-madre, Bridgerton – ha un guardaroba molto particolare, a cui abbina ogni genere di parrucca. Sa come distinguersi. Lei che rapporto ha avuto con gli abiti di scena?

«Indossare quelle meraviglie sul set è stato un vero privilegio perché sono creazioni sfacciate e audaci, molto diverse dalla mia personalità. Però dal corsetto alla biancheria intima, è tutto così meraviglioso. Per non parlare delle gemme che sono vere e raccontano da sole una storia, come nei balli, dove si parla senza dire una parola. Quando invece devo indossare un abito su un red carpet o un evento e quindi non sono il personaggio ma me stessa (e mi pagano pure) mi sembra un sogno».

Come ha ottenuto la parte?

«Ho iniziato con una breve audizione nel 2021, poi ne è arrivata un’altra e quando mi hanno richiamato stavo quasi per strozzarmi con il caffè. Dopo altre due sono stata chiamata per un test di affinità con Corey, stavolta dal vivo. E ancora non ci credevo: ho trascorso ben cinque mesi a fare provini durante i quali facevo maratone infinite della serie. So quanto Bridgerton abbia influenzato la cultura pop e abbia portato diversity sullo schermo e volevo esserne degna e farne parte».

Si ricorda la telefonata che le ha detto con certezza che sarebbe stata regina?

«Certo, perché stavo per entrare nella doccia quando è squillato il telefono. Dopo aver ricevuto la notizia ero in uno stato talmente confuso che buttarmi sotto l’acqua mi ha fatto decisamente bene e mi ha dato del tempo per processare la notizia e iniziare poi la giornata. Stavo, infatti, per incontrare un’amica a pranzo e sono felice che fosse un’attività ordinaria, un giorno come un altro, altrimenti mi sarei messa a catalogare tutte le cose che sarebbero potute andare storte e la tensione mi avrebbe divorata».

Cosa ne pensa dell’istituzione della monarchia?

«Specialmente nel Regno Unito è una fonte di guadagno enorme, soprattutto perché i turisti vogliono visitare questi palazzi e giardini incredibili».

Cos’ha provato indossando la corona durante la scena delle nozze?

«Quella scena è stata cruciale perché vedi una donna, no, una donna nera che non ha paura di attuare cambiamenti, una persona che non può permettersi di fallire e che ha il potere di farlo».

Cosa le piace di questo progetto?

«La libertà di fare la nostra versione di Bridgerton è immensa, anche se poi dalla nostra origin story sappiamo cosa succederà nel futuro e come avverrà. È bello però costruire le basi».

Ha avuto paura di dover in qualche modo emulare quanto fatto da Golda Rosheuvel come Regina Carlotta in Bridgerton?

«Shonda Rhimes [la produttrice, ndr.] ci teneva che non tentassi di imitarla. E per fortuna: come si arriva ai suoi livelli?».

Chi è la sua Carlotta?

«Un’immigrante che viene da lontano ed entra nella monarchia e deve capire come farsi strada non solo nei sentieri di corte ma anche in quelli sentimentali. Quando incontra Lady Danbury capisce che hanno tanto in comune, anche se Carlotta è il cigno, mentre l’amica lavora nelle retrovie».

Un consiglio d’amore che arriva dal mondo di Bridgerton?

«Innanzitutto non prendere per oro colato tutto ciò che vedi brillare la prima volta. Ha ragione Shrek, le persone sono fatte come le cipolle, a strati, e a volte qualcuno è frutto di un trauma. Ma tu continua ad amare e chiedi di essere amata incondizionatamente per quello che sei».