La legge di Lidia è un racconto di finzione su una donna vera e straordinaria. A vestire i panni della prima avvocata d’Italia, eroina di una storia che affonda le sue radici alla fine dell’Ottocento e cavalca l'attualità fino alle battaglie per la parità di genere dei giorni nostri, c'è Matilda De Angelis. Un cast brillante - da Eduardo Scarpetta nei panni dell'intrepido giornalista Jacopo a Pier Luigi Pasino che intrepreta Enrico, il fratello di Lidia - la supporta in questa narrazione corale che riporta in vita un personaggio storico come ce ne sono pochi.
In streaming dal 15 febbraio su Netflix, la serie è stata presentata ufficialmente a Torino città in cui la protagonista ha a lungo operato come avvocata, che ha offerto uno scenografico set a cielo aperto tra palazzi d'epoca e parchi. La commistione di location, arredi d'epoca e bellissimi costumi, questi ultimi studiati dal costume designer Stefano Ciammitti, hanno permesso di ricostruire le atmosfere ottocentesche, periodo in cui la vera Lidia Poët, ostacolata da un mondo di uomini, ha combattuto per vedersi riconosciuto il diritto all'avvocatura.
La Lidia Poët di Matilda De Angelis viene inquadrata negli anni della giovinezza (più che in chiave biografica, viene raccontata in ottica pop e leggera), quando le viene revocata la possibilità di esercitare: è una serie in sei episodi di genere thriller, dunque a base di intrighi e misteri, pur facendosi carico di un tema importantissimo, quello della parità di genere. Gli sceneggiatori Guido Iuculano e Davide Orsini l'hanno descritta come «un procedural classico, con i suoi casi di puntata, gli omicidi, le indagini e i colpi di scena finali».
Matilda De Angelis in conferenza stampa ha detto del suo alter-ego: «È stato un enorme privilegio anche solo potersi avvicinare a un personaggio come Lidia, poter raccontare la sua storia. Lidia ha fatto la storia del femminismo: sono felice che venga portata alla luce la vita di una donna ancora troppo poco conosciuta». Questa serie è dunque un pretesto per conoscerla davvero, anche se si tratta di un prodotto di finzione e di fantasia, che prende piede da alcuni dettagli della vita di Poët, nata nel 1885 a Torino da una famiglia di avvocati (tutti maschi, ovviamente) e poi allarga il focus e strizza l'occhio a molti generi, non ultimo quello romance.
«Mi sono divertita a creare una caricatura di questo personaggio, abbiamo volato di immaginazione ed empatia: il risultato è una serie scritta molto bene» ha continuato De Angelis, che ha messo diverse volte l'accento sul suo tema portante, ovvero il dibattito necessario su quella parità di genere che Lidia Poët, in tempi non sospetti, si è battuta per ottenere. Dopo la laurea in giurisprudenza nel 1881 (e una tesi dedicata alla condizione femminile nella società e sul diritto di voto per le donne), a Poët è stato impedito di praticare in quanto donna; solo nel 1920, quasi 40 anni dopo la sua laurea, le è stato garantito il diritto a praticare un mestiere che l'ha portata, negli anni, a occuparsi di casi di discriminazione e di emarginazione. A quel punto è diventata di fatto la prima avvocata d'Italia, entrando nella Storia.
«È molto importante che vengano scritte storie come questa. Da attrice, da donna, sono lusingata quando mi viene data la possibilità di interpretare personaggi come Lidia: è un personaggio pieno di carattere, intenso e forte. Ho cercato di darle più sfumature possibili. di renderla determinata e leggera allo stesso tempo, è una donna fallibile, e fragile ed è proprio quest'ultimo è il suo tratto più interessante».
Anche se raccontato in chiave leggera e senza pretese storiografiche, La legge di Lidia Poët è un racconto necessario di quanto la condizione femminile, oggi, sia sì evoluta, ma non così abbastanza da poter tirare il fiato. De Angelis ha detto che oggi dobbiamo combattere soprattutto «per la disparità salariale». E per tutte quelle forme di discriminazioni piccole, magari fatte senza cattiveria, ormai interiorizzate, che fanno parte dell’uso e del costume della società. Non ci si rende conto che spesso vengono fatti commenti sessisti alle donne anziché agli uomini, è come se fosse un'abitudine». Le si è detta «fortunata e privilegiata perché educata a rispondere a questi attacchi dalla mamma».
Una dei due registi della serie, Letizia Lamartire (l'altro è Matteo Rovere), ha detto che «amare follemente un personaggio come Lidia è facile, conquista con la sua consapevolezza». Lo spettatore empatizzerà con lei e con la sua sofferenza nel non poter fare il lavoro per cui non solo dimostra continuamente competenza, ma per il quale ha studiato esattamente come i colleghi uomini. Lidia, però, non è una vittima: «Sa di essere dalla parte della ragione e affronta tutto con una forza che smuove le coscienze, cercando di scardinare i tasselli imposti dalla società del tempo».
Una battaglia drammatica, quella di Lidia Poët , ma raccontata con tono leggero, che fa pensare e divertire insieme.L'appuntamento, dunque, è per il 15 febbraio su Netflix: la promessa è di scoprire una storia che parla di progresso, la vita di una donna che esplora il mondo con lo sguardo acuto di una avanguardista e di una femminista.
















