Emilia Clarke ride prima di portarsi le mani al volto. È la risata di un trauma pop, di quelli provocati da franchise fondamentali come Game of Thrones, e nasce da una domanda apparentemente innocente (almeno in apparenza) del coraggioso Roger Salvans, che durante l’intervista per l’uscita della serie Ponies su SkyShowtime ha centrato l’obiettivo come un dardo valyriano, chiedendo all’attrice se fosse a conoscenza che in Spagna ci sono 284 bambine che si chiamano Daenerys (sono 3.500 negli Stati Uniti e qualcuna anche in Italia).
«Oh mio Dio! I loro genitori non hanno visto il Trono di Spade fino alla fine, vero? Hanno dato il nome troppo presto. Ho combinato un bel pasticcio. Alla fine non era una brava persona», risponde Clarke, tra una risata nervosa e una confessione di colpa collettiva.
Haley Lu Richardson, sua collega in Ponies (serie di spionaggio in onda negli States du Peacock), getta benzina sul fuoco: «Ho sentito che sei rimasta delusa dal finale, è vero?»
«Me ne ero dimenticata! Che disastro. Sono una pessima spia, non riesco a tenere segreti», continua l’ex Madre dei Draghi. «Continuo a credere che Daenerys sia una donna bellissima, straordinaria e tenace, ma mi sento male per le persone che hanno chiamato la loro figlia Daenerys prima che io, sai, bruciassi un milione di persone. I bambini andranno a scuola e diranno: “Oh, non hai visto il finale della serie”. Sai, non voglio questo per loro. Non voglio che sia questa la loro storia. Spero che lo superino».
Non è stato facile per gli sceneggiatori del Trono di Spade adattare l’opera incompiuta “Cronache del ghiaccio e del fuoco” di George R.R. Martin, l’ipnotica saga fantasy heroica iniziata nel 1996, di cui finora sono stati pubblicati solo cinque dei sette volumi previsti. La sua natura di racconto incompleto, la velocità dei ritmi televisivi e, perché no, la calma di Martin nel mettersi a scrivere, hanno costretto David Benioff e D.B. Weiss, i massimi responsabili della serie HBO Max, a inventarsi l’ultimo terzo capitolo della storia. E sebbene i fan sembrassero soddisfatti, i cambi di ritmo hanno fatto sì che tutte le decisioni narrative dell’ultima stagione apparissero un po’ improvvisate.
Haley cerca di salvare la sua compagna come può: «A volte bruciare cose come metafora, tipo bruciare ponti, va bene…», ma Clarke non accetta l’indulto: «Ha bruciato un sacco di gente, un sacco di persone innocenti. Io sono sul mio drago e ci sono molti bambini in giro. È male, per quanto tu cerchi di girarla a tuo favore».
Haley, provocatoria, chiude con: «So che potrei trovare qualcosa di buono, forse quei bambini se lo meritavano, non lo so».
In varie parti della Spagna, 284 bambine chiamate Daenerys la ringraziano per averci almeno provato.















