Austin Butler ha ancora la voce un po’ roca e graffiante di Elvis, ma stavolta è al servizio di un progetto totalmente diverso, con il bonus del "fascino della divisa". Protagonista della serie Masters of the Air, dal 26 gennaio suAppleTV+, interpreta il maggiore Gale Claven, uno dei piloti americani della Seconda Guerra Mondiale che hanno sorvolato il cielo tedesco al tempo di Hitler (all'anteprima di Milano c'eravamo anche noi di Cosmopolitan).

La storia è tratta dall’omonimo romanzo di Donald L. Miller ed è stata adattata da due produttori d’eccezione, Steven Spielberg e Tom Hanks. Il kolossal sfiora i 250 milioni di dollari per nove episodi e sfodera un giovane cast brillante e talentuoso che include Anthony Boyle (Il complotto contro l’America), Rafferty Law (Twist), Callum Turner (Animali fantastici e dove trovarli), Ncuti Gatwa (Sex Education) e Barry Keoghan (Gli spiriti dell’isola). Via Zoom durante l’incontro con la stampa estera, racconta quest’avventura a tutta velocità.

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Apple

Chi è il suo maggiore?

«Un uomo realmente esistito, che si vede in alcune registrazioni dell’epoca, con un senso dell’umorismo un po’ asciutto. Ho visto l’affetto della famiglia e volevo a tutti i costi dargli giustizia».

Che rapporto ha con il volo?

«Non so se conta l’aver visto a ripetizione Top Gun ma sono sempre stato intrigato all’idea di volare e poterlo fare è stato un privilegio».

In che modo si è preparato?

«Spielberg ha detto che questa è la proiezione più grande su cui abbia mai lavorato, figurarsi io. Ho fatto con i colleghi una scuola di volo, classi di danza, due campi di addestramento. Sul set troneggiava un maxischermo dove cast e troupe potevano vedere in tempo reale come si muovevano gli aerei. E, per concludere in bellezza, è stato realizzato un set in stile Vecchia Hollywood dove le comparse potevano bere, stuzzicare e chiacchierare».

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Robert Viglasky//Apple

Il momento più emozionante?

«Alla première di Los Angeles sono stati invitati tanti veterani che facevano parte di quel gruppo. Sentire le loro storie mi ha dato un bagno di umiltà che non dimenticherò mai».

Eppure tempo fa voleva mollare la recitazione…

«Più o meno dieci anni fa non ce la facevo più. Recitavo dall’età di 12 anni e, come in tutte le carriere, ci sono alti e bassi. Per fortuna non ho ceduto a quel momento di scoraggiamento o non avrei mai incontrato alcuni tra i più brillanti artisti dello showbusiness».