Con i suoi 250 miliardi di dollari di patrimonio Elon Musk dovrebbe essere una delle persone più spensierate della terra, di quelle che vivono senza problemi affrontando con estrema leggerezza la quotidianità. In realtà abbiamo ormai imparato che un conto in banca molto ricco non fa sempre rima con “felicità” ma anzi, al contrario, sembra essere una delle vie più facili verso la depressione.

In occasione di una sua nuova intervista per il New York Times il fondatore di Tesla ha dichiarato di aver avuta una «crisi esistenziale» all’età di 12 anni dove ha contemplato la possibilità di porre fine alla sua giovane vita.

«Tutto è inutile? Perché non suicidarsi e basta? Perché esistere?'», si è chiesto Musk, all’epoca appassionatosi alla lettura di testi religiosi e ad alcuni libri di filosofia scritti in lingua tedesca che lo avevano reso «piuttosto depresso» al punto da portarlo a credere «che la vita fosse davvero finita». Per fortuna il mood cupo ha poi lasciato il posto a pensieri più "leggeri" non appena Elon ha preso in mano la “Guida galattica per autostoppisti” di Douglas Adams, tra le cui pagine il 52enne ha scoperto che «più saremo in grado di capire quali domande porci sull'universo e più potremo scoprire qual è il vero significato della vita».

Nel corso dell’intervista Elon Musk ha poi ammesso che la sua mente «spesso sembra essere nel bel mezzo di una tempesta molto violenta» perché attraversata da un costante flusso di idee.

Sebbene oggi sia un uomo di grandissimo successo l'imprenditore sudafricano pare non essere stato in grado di fare pace con i suoi demoni, ancora radicati nel profondo del suo essere. Un malessere che nasce da lontano e di cui l’ideatore di Starlink aveva parlato qualche tempo fa, ammettendo di essere stato vittima di bullismo da ragazzino e questo aveva finito per portato a vivere un perenne stato di negatività che, per certi versi, continua ad accompagnarlo ancora oggi.