Uno stop alla guida di sei mesi. Questa, in estrema sintesi, la ragione per cui il nome di Emma Watson è un po’ dappertutto sul web. Non un motivo legato alla sua vita professionale, dunque. All’attrice, classe 1990, è stata inflitta la sospensione della patente non per la singola infrazione di cui molto si sta parlando in queste ore (ha guidato – il 31 luglio scorso secondo quanto riportato da The Sun – a 38 miglia all’ora in una zona dal limite massimo di 30 miglia all’ora) ma in quanto, oltre ai tre relativi a tale episodio, Watson aveva accumulato già nove punti di penalità, frutto di altre tre infrazioni.
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Una riflessione sull’immagine pubblica a partire dal “caso” di Emma Watson
Le star vivono destreggiandosi tra ciò che quotidianamente accade (proprio come tutti gli altri) e (non come tutti gli altri) l’immagine di loro stesse che emerge da quanto fanno, o potrebbero aver fatto. Ogni aspetto della loro esistenza viene posto sotto la lente di ingrandimento. E se un tempo il pubblico apprendeva gli accadimenti, ma non poteva a sua volta commentarli di fronte a una vasta platea oggi, nell’era dei social, le cose sono molto cambiate. Non solo le notizie viaggiano veloci, ma pure i pareri di coloro che le leggono. Va da sé che basta poco (pochissimo) a cambiare la percezione che buona parte degli spettatori ha di un personaggio famoso. Perché, spesso, “un’opinione tira l’altra”. E il giudizio dei singoli sembra quasi sostituito dal giudizio collettivo. Non importa quale sia la tendenza della lancetta del gradimento: il concetto è lo stesso. Ma quella dell’immagine pubblica dei VIP è sempre stata una questione complessa. Ricondurne la tortuosità esclusivamente ai tempi recenti, al solo mezzo Internet, per intenderci, sarebbe riduttivo.
Basti pensare, ad esempio, a tutte le volte in cui si sente dire che una star è “iconica”. Come mai viene definita così? Perché si è diffusa di lei un’immagine, e non importa se questa sia aderente o meno alla verità intesa come ciò che quella persona pensa di sé stessa. La mente corre, ad esempio, a tutti coloro che nella storia dello spettacolo sono stati definiti “sex symbol”. In quanti si sono sentiti davvero tanto sensuali da pensare di poter rappresentare loro stessi il concetto di sensualità? A tal proposito, non di rado a determinare la costruzione di una figura quasi "virtuale" concorrono le opere (i film, le canzoni, insomma: quanto riconducibile alla sfera professionale) interpretate. L'immagine pubblica si consolida. Tra l’altro, si direbbe (e qui può tornare in gioco il tema della velocità del web), in tempi piuttosto rapidi. E la cosa sorprendente è che l’immagine pubblica sembra superare i pareri dei singoli, che spesso appaiono mediaticamente “inghiottiti” da un giudizio senza autore.
E così la domanda è: c’è qualcuno stupito dal fatto che ad Hermione Granger possa essere stato inflitto uno stop alla guida di sei mesi? Sì, nell’interrogativo c’è qualcosa che non va. Perché Hermione Granger in questa storia non c’entra niente. Con la realtà di coloro che interpretano dei personaggi su uno schermo – nel caso degli attori – quei personaggi non hanno nulla a che vedere. Anche quando dovessero apparire simili (o lo fossero per davvero), non sarebbero mai la stessa cosa. Non sappiamo se la recente vicenda avrà delle conseguenze sull’immagine pubblica di Emma Watson, e non è questo il punto. Oggi ciò che ci fa riflettere è, in senso generale, la sensazione di aspettativa disattesa rispetto a una rappresentazione che, se tale in chi la osserva rimanesse, forse a nessuna aspettativa condurrebbe.











