Se chiudo gli occhi e penso a Nicole Kidman, la prima immagine che mi viene in mente è quella dell'attrice che si stringe in un cardigan griffato, una tazza di caffè bollente in mano, mentre guarda l'oceano dal patio della sua villa coloniale posizionata su un non meglio precisato tratto di costa americano. Si tratta di un riflesso condizionato: sono anni che l'attrice australiana interpreta la rich white lady in serie e film che la inquadrano di volta in volta come una girl boss (Baby Girl, l'ultima e conturbante sua fatica cinematografica), la madre di famiglia con un segreto (Big Little Lies), la matrona che coordina la vita dei suoi figli con piglio da generale (come in The Perfect Couple).
E il suo prossimo lavoro, ovvero Holland, film in uscita su Amazon Prime Video il 27 marzo, non si discosta da questo pattern: nella pellicola diretta da Mimi Cave Kidman interpreta - guarda caso - una perfetta casalinga di Holland, idilliaca cittadina del Michigan: è madre di un bambino adorabile, sposata con l'uomo della sua vita (Matthew Macfadyen) e la sua vita sembra scorrere felice e tranquilla finché, semplicemente, il meccanismo non finisce con l'incepparsi.
Holland è un thriller psicologico, un genere amatissimo da Nicole Kidman che in carriera si è spesso messa alla prova con ruoli femminili molto complessi e sfaccettati. Oggi ci stupisce e fa discutere che un'attrice come lei, con un talento ormai consolidati agli occhi del pubblico, si cimenti ancora in interpretazioni controverse e sopra le righe come quella di Baby Girl, in cui interpreta una donna di potere che si lascia soggiogare da un ragazzo più giovane (Harris Dickinson) finendo col cedere a una dinamica slave/master. Eppure Kidman ha sempre amato sperimentare, senza precludersi nulla: Eyes Wide Shut, il film di Stanley Kubrick che è diventato un cult dei primi Duemila (lo girò insieme al suo ex marito Tom Cruise) è la prova più lampante di quanto non ami rinchiudersi in etichette. Sul set soprattutto.
Di ruoli scomodi Kidman ne ha interpretati tanti: basti pensare a quello della vedova di Io sono Sean (Jonathan Glazer, 2004), che individua il marito reincarnato in un bambino e quasi se ne innamora. O a Dogville di Lars Von Trier, gioiello del 2003 che ha riposizionato ancora una volta Kidman sul piedistallo delle attrici più amate della sua generazione. Forse perché ha così tanta sete di sperimentare e cambiare pelle al cinema, nell'ultimo ventennio l'abbiamo ritrovata sempre più spesso in ruoli di comfort in tv, pur se inframmezzati da grandi interpretazioni sul grande schermo (come quella in Rabbit Hole del 2010, che le è valsa la terza candidatura all'Oscar), da blockbuster drammatici (Ritorno a Cold Mountain, The Hours), musical (Moulin Rouge) e thriller gotici (The Others). La scelta di prendere parte a progetti come Big Little Lies, The Undoing, Nine Perfect Strangers e il recente e amatissimo The Perfect Couple su Netflix va proprio verso questa direzione.
Al cinema Nicole osa, in tv sceglie spesso ruoli comfort
Se al cinema Nicole getta il cuore oltre l'ostacolo accettando anche ruoli divisivi, in tv, sia da attrice che da produttrice, sceglie spesso progetti che tratteggiano sempre lo stesso identikit: quello, appunto, della donna bianca, ricca, privilegiata con una vita perfetta, un marito ideale e dei figli stupendi che, all'improvviso, scopre una crepa in questa assoluto equilibrio, portando a galla verità inquietanti e misteri terribili. A Nicole piace giocare con questo status, si vede: quando in scena si affaccia dal patio della sua villa agli Hamptons, quando lancia i suoi ormai leggendari side-eyes alla sua co-star, quando sfoggia il più meraviglioso dei guardaroba (onore al merito: è sempre perfetta e impeccabile), Kidman ci racconta una parte di sé che forse vuole rimettere in discussione, prendere un po' in giro, portare all'eccesso. Ci riesce, sempre. Ci riuscirà, siamo sicuro, anche con Holland, il suo ultimo sforzo cinematografico. E ci riuscirà con tutti i progetti che verranno, anche se la sceneggiatura sembrerà un deja-vu dei precedenti, anche se il suo personaggio sembra ricalcare dinamiche e schemi sempre uguali. Perché una cosa è sicura: Nicole Kidman non si ferma da 30 anni, non lo farà certo adesso.











