Se è vero che tutte le donne, #yesallwomen, hanno una storia di molestie sessuali da raccontare, anche Loredana Bertè si è unita al coro delle voci che in queste ultime settimane hanno condiviso le loro drammatiche esperienze. Davvero qualcosa è successo a tutte: la cantante ha parlato alla folla durante un concerto a Palmi, in provincia di Reggio Calabria, ha espresso vicinanza alle ragazze violentate a Palermo e Caivano e ha detto di esserci passata anche lei, quando era ancora minorenne. «Io stessa sono stata vittima di un bastardo che mi ha violentata, massacrata di botte e lasciata su una strada».
Berté, 72 anni, aveva già raccontato la violenza subita ospite a Verissimo. «Sono stata violentata a 16 anni», aveva dichiarato spiegando che a quel tempo faceva parte delle Collettine, il corpo di ballo di Rita Pavone e si trovava a Torino. «Ero l'unica vergine del gruppo e tutte provavano a convincermi, parlandomi di una persona innamorata pazza di me». Quest'uomo le regalava rose e le chiedeva di uscire ma una volta convinta ad andare fuori con lui, è avvenuta la violenza. «Mi ha portata in un appartamento scannatoio», ha dichiarato la cantante, «le ragazze devono stare molto attente. Quando ho sentito che chiudeva con il lucchetto la porta mi sono spaventata, terrorizzata. Volevo andare fuori, ma lui mi ha riempita di botte, mi ha violentata».
Dopo lo stupro, «sono riuscita a uscire per miracolo, con i vestiti tutti strappati e con un taxi che si è fermato: stavo svenendo e mi ha portato in ospedale», ha raccontato ancora Bertè che a quel tempo non ha denunciato e solo dopo molti anni ha «smesso di tacere» come recita il titolo del brano scritto per lei da Ligabue dopo il racconto pubblico della violenza. Prima di intonare la canzone sul palco la cantante ha ricordato che «Ogni sei ore, ogni sei ore un femminicidio, per non parlare poi di abusi quali Palermo. Per questo ho smesso di tacere. Io non sono carne. Non sono carne».












