Pensavamo di aver visto tutto con la docuserie di Netflix, di aver letto ogni segreto possibile nella biografia Spare e di aver sentito le accuse peggiori nelle interviste esclusive rilasciate nell'ultimo anno. Invece, nel primo giorno di deposizioni del processo intentato dal principe Harry e da altre decine di personaggi della cultura e della politica britannica contro il Mirror Group Newspapers, molte altre verità e contraddizioni sono venute a galla.

Andiamo con ordine: il duca di Sussex ha intentato una causa contro l'editore, tra gli altri, dei tabloid Mirror e Sunday Mirror. Il procedimento è entrato nel vivo con la prima udienza che ha visto il cadetto sul banco dei testimoni (primo membro della famiglia reale a vestire un ruolo simile in tribunale in 132 anni). Il gruppo del Mirror sarebbe colpevole di aver intercettato illegalmente, nei primi anni Duemila, centinaia di personalità britanniche tra cui il principe, i suoi amici, i suoi parenti stretti e le sue fidanzate del tempo. Non è una novità che il principe Harry dica di essere stato perseguitato dalla stampa proprio come sua madre Diana, ma farlo in un'aula di tribunale, con un avvocato che incalza e gli occhi del mondo puntati addosso, è certamente una situazione particolare. Più unica che rara, considerato che i membri della royal family britannica ben si guardano dall'esporsi non solo su fatti privati ma anche su quelli che riguardano politica e media. Con i giornali britannici, i Windsor hanno un rapporto di odio e amore (i quotidiani e i tabloid sono utili ad aumentare e consolidare la loro popolarità, ma se si spingono troppo in là con le insinuazioni, ecco che il legame si guasta), che evidentemente il principe Harry non ha mai saputo o potuto gestire.

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Una foto di Harry in arrivo in tribunale

«La stampa è stata ostile nei miei confronti sin da quando sono nato», ha detto il principe al giudice. «Ogni singolo articolo uscito su di me mi ha ferito: da quando ho 12 anni ne saranno usciti milioni». Il duca di Sussex ha presentato come prova 55 pagine di deposizione con allegati 33 articoli il cui contenuto sarebbe stato ottenuto illegalmente (con intercettazioni) dai giornalisti della MGN. Uno di questi è relativo proprio al suo dodicesimo compleanno, nel 1996: il Daily Mirror in quell'occasione aveva pubblicato un'esclusiva sulla visita a sorpresa che Diana aveva fatto al figlio a Eton, «un'informazione di cui nessuno era al corrente, che può essere stata ottenuta solo intercettando le conversazioni».

Nel 2003, ha continuato Harry in tribunale, un'altra storia comparsa su uno dei tabloid del gruppo editoriale rivelava invece parti di una conversazione privata tra Harry e William in merito all'ex maggiordomo di Diana, Paul Burrell, che in quel periodo stava dispensando interviste a diverse testate per monetizzare la sua amicizia con la principessa del Galles.

La questione della paternità

Un'altra questione citata nelle lunghe ore della prima udienza (il 7 giugno ci sarà il secondo round, sempre con il principe Harry sul banco dei testimoni) riguarda i traumi vissuti dal principe rispetto al gossip, molto in voga nei primi anni Duemila, sul suo vero padre. Molti, infatti, hanno a lungo creduto fosse il capitano James Hewitt, con il quale Diana ha avuto una relazione ben dopo la nascita del secondogenito.

«A quel tempo avevo 18 anni e avevo perso mia madre da poco, quella storia mi ha davvero danneggiato. Era crudele, cattiva e meschina». La fonte di questo dolore, a quanto riferito dal principe al giudice, è stata ancora una volta la stampa, in particolare quella molto aggressiva del gruppo editoriale MGN, che ha fomentato i lettori per anni.

Quanto racconta Harry - inseguimenti, telefoni intercettati, informazioni ottenute con la corruzione - è stato già confermato in passato da diverse persone (nel documentario The Princes and The Press, visibile su Sky e Now, uno degli investigatori coinvolti dall'editore ha confessato addirittura di aver rovistato nella spazzatura di un'ex di Harry, Chelsy Davy, per ottenere informazioni), ma parecchi passaggi della sua deposizione sono stati messi in dubbio dall'avvocato della difesa perché incoerenti o non confutabili. Lo stesso duca di Sussex, in diverse occasioni durante l'udienza ha dovuto ammettere di «non ricordare» o «non essere sicuro» che il contenuto di un determinato articolo uscito su uno dei giornali del gruppo MGN in quegli anni fosse davvero frutto di un'intercettazione illegale.

Spare, il libro confessione di Harry pubblicato a gennaio, è stato chiamato in causa diverse volte: questo perché molte delle affermazioni pubblicate nel volume non sembrano corrispondere al vero, ma parrebbero essere frutto dei tormenti del principe, talmente arrabbiato con alcuni giornalisti, editori e direttori (tra tutti Piers Morgan, ancora oggi gran detrattore dei Sussex, che in quegli anni dirigeva il Daily Mirror) da non riuscire a pensare lucidamente. La linea della difesa parrebbe andare proprio verso questa direzione: dalle domande incalzanti fatte dall'avvocato che ha condotto il primo giorno di udienze, si capisce che la causa e le prove portate da Harry sono considerate deboli, frutto del suo malessere e non di una reale morbosità nei suo confronti. Sarà il giudice a dare ragione, o meno, a questa versione. O, al contrario, ad avallare le accuse di Harry e, forse, dargli un po' di pace. La dolorosa esperienza in tribunale del principe, solo contro tutti ad affrontare la sua grande battaglia, deve continuare nonostante tutto.