«Ieri notte il duca, la duchessa di Sussex e Doria Ragland sono stati coinvolti in un inseguimento potenzialmente catastrofico causato dall'alta aggressività dei paparazzi. Il pedinamento, durato due ore, ha quasi causato collisioni tra auto e pedoni. Anche se essere una figura pubblica aumenta l'interesse collettivo, questo non dovrebbe mai comportare un prezzo per la sicurezza di nessuno».
Con queste parole, il principe Harry e Meghan Markle, tramite portavoce, hanno fatto sapere di essere stati al centro di un inseguimento subito dopo l'evento che ha visto Meghan ricevere il Women of Vision Awards a New York. Se inizialmente, a una lettura superficiale della nota, la sensazione fosse che i duchi di Sussex, con la mamma di Meghan, fossero stati coinvolti in un incidente vero e proprio (con tanto di titoloni sui giornali a supporto di questa teoria), un'analisi più attenta ha subito rivelato che l'inseguimento «durato due ore» per le strade di New York è stato a "un passo" dal diventare catastrofico. Il principe Harry, che in alcuni scatti ottenuti dai paparazzi in quello che è stato definito «un assedio» fotografa a sua volta gli inseguitori (per avere prove, si è detto, da mostrare nella probabile causa in tribunale che questa vicenda scatenerà), ha detto a una persona a lui vicina che, per la prima volta, ha capito davvero cosa deve aver provato sua madre, Diana Spencer, la notta in cui è morta, inseguita da uno stuolo di paparazzi anche lei, in un tunnel di Parigi.
Ma la vicenda rimane nebulosa. Il Telegraph ha ricostruito certosinamente il percorso della coppia all'uscita della Ziegfeld Ballroom, a Midtown, dove si è tenuto l'evento in cui Meghan ha ricevuto un premio per il suo lavoro da Gloria Steinem, celebre femminista e amica della duchessa. Dopo essere entrati in un SUV dai vetri scuri scortati dalla loro sicurezza e da due auto della polizia, inseguiti da scooter e auto con a bordo paparazzi (dodici in tutto, secondo le prime ricostruzioni), la coppia ha poi cambiato mezzo di trasporto dopo un passaggio veloce in una caserma della polizia, trasferendosi su un taxi. Il guidatore, Sukhcharn Singh, raggiunto dal Washington Post, ha detto di averli portati in giro per la città per circa 10 minuti, di non avere l'impressione che fossero in pericolo e che la coppia desiderava solo arrivare a casa di un amico nell'Upper East Side dove avrebbero trascorso la notte senza che i giornalisti individuassero l'indirizzo. In tutto, il presunto inseguimento, tra cambi d'auto e depistaggi, è durato circa due ore, dalle 10 di sera alla mezzanotte di mercoledì 17 maggio. Il comunicato di Harry e Meghan, che cita fatti parecchio gravi, è rimbalzato ovunque e ha scatenato anche la reazione del sindaco di New York, Eric Adams, il quale ha ridimensionato, pur se con delicatezza, l'accaduto.
«Paparazzi e stampa volevano lo scatto perfetto, ma questo non significa che debbano mettere la vita delle persone in pericolo. Dai resoconti che ho ricevuto, due dei nostri ufficiali sono stati feriti. [...] Non c'è bisogno che vi ricordi com'è morta sua madre (del principe Harry, n.d.r.). Dobbiamo essere per questo estremamente responsabili. Mi viene difficile da credere che l'inseguimento sia durato due ore, ma anche se fosse durato 10 minuti sarebbe stato davvero pericoloso».
Serpeggia, tra i sostenitori dei Sussex che hanno fermamente creduto alla loro versione della storia, l'idea che la famiglia reale, per voce di re Carlo III, avrebbe dovuto pubblicare una nota di sostegno per Harry e Meghan. Cosa che, in effetti (mentre scriviamo) non è ancora avvenuta. I giornali britannici, invece, stanno mettendo in discussione la vicenda, insinuando che la coppia abbia drammatizzato una situazione purtroppo molto comune alle celebrità e che l'inseguimento, iniziato con dodici paparazzi, sia terminato solo con un seguito di quattro fotografi, senza particolari incidenti o feriti. A livello semantico, l'uso di termini come "catastrofico" ha contribuito a generare un'ondata di preoccupazione e di titoli drammatici per le sorti della coppia: anche se mitigato dall'uso del "quasi", che specifica che il fatto potenzialmente grave in realtà non ha generato conseguenze, l'attenzione si è focalizzata sulle parole del portavoce di Harry e Meghan, alimentando l'empatia nei confronti del principe e del lutto materno, che lo ha colpito quando era un ragazzino, nelle stesse modalità che sembrerebbero aver coinvolto lui e la moglie a New York.
Il mistero è ancora fitto: questo, a guardare i fatti nudi e crudi e le fonti più autorevoli che stanno vagliando la vicenda, è ciò che al momento si sa di questa storia dai contorni inquietanti.













