A mesi di distanza dalla sua uscita, si parla ancora di Spare. Se ne parla perché la biografia del principe Harry è stato uno spartiacque tra ciò che credevamo di sapere sulla famiglia reale britannica e ciò che (almeno così racconta lui) è accaduto a porte chiuse. E anche perché, nonostante le critiche nei confronti del volume e delle accuse che contiene, Spare ha aggiunto dettagli e particolari impossibili da ignorare di una vicenda familiare dai tratti fin troppo pubblici. Cinque mesi dopo la pubblicazione del libro, il ghostwriter del principe Harry, J. R. Moehringer, ha scritto di suo pugno un editoriale in cui svela come sono andate le cose tra lui e il duca di Sussex. Lo ha fatto sul New York Magazine con un attacco che poco lascia all'immaginazione: «Lavorare con lui mi ha esasperato». Dal racconto si evince che, più di una serie di incontri di stampo editoriale, il legame tra Moehringer e il principe Harry si sia configurato più come quello tra un terapista e un paziente. Con tutte le conseguenze emotive del caso.

Moehringer ha già scritto diverse biografie di uomini difficili, figli di rapporti complicati con le figure genitoriali e con il loro passato e non è certo nuovo ai dissidi interiori dei suoi intervistati. Col principe, però, il confine tra lavoro e vita privata pare essersi dissolto, così racconta il ghostwriter, nelle lunghe sessioni su Zoom (durante la pandemia) e poi dal vivo, nella casa di Harry e Meghan a Montecito, mentre scavava nella vicenda umana del duca di Sussex nel modo più completo possibile. Moehringer ha svelato un episodio in particolare, nato da un conflitto in merito a un passaggio del libro di Harry relativo al suo periodo in Afghanistan. «Continuavo a togliere una frase, lui a rimetterla, finché a un certo punto non ci siamo scontrati», racconta l'autore nell'editoriale. Il nodo in questione, relativo a un'esercitazione particolarmente cruenta subita da Harry mentre era nell'esercito, doveva chiudersi per il duca di Sussex con una frase da lui pronunciata alla fine della sessione; per Moehringer, invece, quelle poche battute dovevano essere eliminate perché non rilevanti e persino «insane per i lettori».

«Questa non è la tua storia, gli ho detto per farlo ragionare, anche se tu vuoi dire a tutti che hai fatto un buon lavoro, che sei intelligente. Anche se può sembrarti strano, qui non si parla di te, ma del modo in cui gli altri possono riconoscersi nella tua storia». Nei giorni successivi, Moehringer racconta di essere stato un ghostwriter "ghostato": «Mi chiamavano per sapere a che punto eravamo, ma Harry si era chiuso in sé stesso». Non un'impresa semplice, dunque, soprattutto quando è proprio dalla viva voce dell'intervistato che deve venire fuori un volume di oltre 400 pagine.

Nel suo lungo editoriale, Moehringer tratteggia anche il suo ruolo di ghostwriter nelle settimane successive all'uscita del volume, quelle in cui il libro è stato preso di mira dalla stampa mondiale e definito «inesatto, violento e volgare». Frutto di una scorretta manipolazione delle frasi originali del libro, sostiene l'autore, e pure di traduzioni grossolane che hanno snaturato le parole di Harry. Insomma, quello che abbiamo letto in Spare non è sempre ciò che il duca di Sussex ha detto al suo ghostwriter nell'intimità e nella frenesia delle loro lunghe chiacchierate. Ancora una volta, il mantra "niente è come sembra" pare farla da padrone. E di Spare si parlerà ancora a lungo, questo ormai è più che evidente.