Beyoncé non si esibisce in pubblico dal 2018. Sono anni che i suoi fan non la vedono sul palco e recentemente si sono dovuti accontentare di Homecoming, il documentario Netflix che, per l'appunto, racconta la sua ultima incredibile performance al Coachella. Sarà per questo che in molti non hanno gradito vedere la star tornare a esibirsi (con tanto duetto insieme alla primogenita Blue Ivy) in occasione di un concerto privato a Dubai. Si è trattato dell'inaugurazione dell’hotel di lusso Atlantis The Royal, un evento esclusivo per solo 1500 persone che sarebbe dovuto rimanere a porte chiuse tanto che era stato chiesto agli invitati di chiudere i telefoni in delle buste sigillate. In realtà non è andata così: i video hanno iniziato a circolare online e la polemica è rapidamente scoppiata.
Non è solo la scelta di esibirsi per pochi eletti portandosi a casa 24 milioni di dollari (330mila al minuto) che viene criticata, ma soprattutto il contesto. «Beyonce», ha scritto su Twitter l'attivista Lgbt+ Peter Tatchell, «si è esibita nella dittatura omofoba di #Dubai. Abbandonando i suoi valori progressisti, ha messo lo stipendio prima dei diritti umani». Si tratta di una critica severa e ricorrente che ha più volte riguardato il mondo dello spettacolo. Nel 2021, ad esempio, Justin Bieber si è esibito al Gran Premio dell'Arabia Saudita nonostante gli attivisti gli avessero chiesto di annullare, ma c'è anche chi, come Dua Lipa ha scelto di prendere una posizione netta verso i Paesi, come gli Emirati Arabi, che mantengono severe leggi contro l'omosessualità. «Ci andrò quando rispetteranno i diritti umani» ha detto la cantante di "New Rules" rifiutando di esibirsi in Qatar in occasione dei Mondiali 2022 per per rispetto verso la comunità Lgbtq+.
I fan di Queen Bey speravano che la star facesse altrettanto, specie dopo l'uscita di un album come Renaissance che, com'è noto, celebra la cultura black e queer, prende ispirazione dalle icone Lbgt+ e dalla scena drag di Harlem. Ma Beyoncé non solo non ha preso in considerazione la problematicità dell'invito, ma ha anche scelto (o acconsentito) di non cantare nessuna canzone dell'album nel Paese dove i rapporti omosessuali sono criminalizzati. «Sembra una scelta davvero sbagliata da parte sua», ha sottolineato la giornalista Abigail Firth alla Bbc sostenendo che Beyoncé, dopo Renaissance, è «in debito con la cultura Lgbt».












