La BBC, in un articolo, ha definito la sua assenza «la presenza più tangibile nel memoir del principe Harry, Spare». E la morte di Diana Spencer, madre del duca di Sussex scomparsa in un incidente nel 1997, è senz'altro il fulcro di una narrazione che conduce il lettore nei meandri della mente di Harry, l'eterno secondo, "the spare", appunto, eternamente cristallizzato nel ruolo di ruota di scorta. Il libro è un viaggio nei ricordi, nei tormenti e nelle ossessioni di un uomo che ha avuto a che fare col lutto della madre per più di metà della sua vita. Una perdita processata in modo anomalo, davanti alle telecamere, senza mai poter dimostrare la reale afflizione per un addio sconvolgente, esperienza che nessun ragazzo dovrebbe mai provare. Di quei giorni concitati dopo la morte di Diana («Mio padre venne, erano le 7 del mattino. Mi disse: 'C'è stato un incidente, hanno fatto tutto il possibile'. Non potevo crederci, non ho versato neanche una lacrima», ha scritto il principe nel suo libro) Harry ha ricordato l'assenza di lacrime, l'impossibilità di dimostrare patimento, il senso di colpa nel vedere il mondo prostrato dal dolore mentre lui e suo fratello William, all'epoca dei fatti 15 anni, si rintanavano nel più cupo e discreto cordoglio.

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Uno scatto del giorno dei funerali di stato di lady Diana, nel settembre 1997

A Tom Bradby, l'amico giornalista cui ha concesso un'intervista esclusiva per la ITV, Harry ha detto di aver a lungo messo in discussione la dinamica dell'incidente. «Ci sono un sacco di cose che rimangono ancora oggi inspiegate», ha aggiunto.

«A lungo, davvero a lungo, ho semplicemente rifiutato che fosse accaduto, che se ne fosse andata. Ero convinto che non avrebbe mai potuto lasciarsi. Credevo fosse un piano e che sarebbe tornata a prenderci», ha svelato il principe in un'altra intervista, quella nel programma 60minutes di Anderson Cooper andata in onda sulla CBS poche ore dopo, compatibilmente con il fuso orario americano, quella con Tom Bradby. «E ci credeva anche William. Ci abbiamo creduto entrambi a lungo, per molti anni». Nel libro, il principe Harry ha scritto di essersi svegliato, molte mattine, dicendosi: 'Forse tornerà oggi. Forse questo è il giorno in cui comparirà di nuovo'. «Ero pieno di speranza», ha detto nell'intervista con Cooper.

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Una immagine commovente dei giorni successivi alla morte di Diana Spencer, fuori dai cancelli di Kensington palace dove viveva

Harry ha raccontato di aver preteso di vedere gli ultimi scatti della madre per rendersi conto di quanto i paparazzi che la seguivano avessero non solo provocato la sua morte, ma anche scelto di scattare delle fotografie della donna morente anziché chiamare i soccorsi.

«A 23 anni ho visitato Parigi, ho chiesto all'autista di portarmi nel tunnel, di percorrerlo alla stessa velocità dell'auto che trasportava mia madre quella notte», ha aggiunto il principe, in uno dei passaggi più commoventi della sua intervista con Cooper. Su quella notte, il duca di Sussex ha ancora molti dubbi, ma né lui né suo fratello, con cui pure ha condiviso a lungo l'idea che la madre non fosse davvero morta nello schianto e si trattasse di una messinscena per sfuggire alla sua vita e ritirarsi lontano dalle pressioni mediatiche, hanno creduto fosse opportuno far riaprire le indagini. Due diverse inchieste, una francese e una inglese, hanno confermato la morte per cause accidentali di tre passeggeri sui quattro presenti in auto (Diana, appunto, Dodi Al-Fayed, l'autista di lui Henri Paul).

«Se riaprirei ora l'inchiesta? Bella domanda, Anderson», ha detto il principe durante l'intervista con la CBS. «Sento che ci sono molti punti ancora oscuri, che né io né mio fratello abbiamo le risposte su quanto accaduto. Ma mi servirebbe a qualcosa sapere più di quanto già so? No, questo non lo credo».

Il resto del racconto di quegli anni difficili è celato tra le pagine di un libro che rimarrà per decenni un punto di riferimento importantissimo per capire le dinamiche della famiglia reale britannica, svelata da uno dei suoi membri più famosi, amati e controversi.