«Un uomo ha il permesso di essere brutto», scrive Giulia Blasi in Brutta, storia di un corpo come tanti, «Di essere calvo, grasso, con gli occhi a palla, il naso prominente. La bruttezza non ha mai impedito a un uomo di occupare spazio nel mondo, anzi: “omo de panza, omo de sostanza”. O per dirla con un Jerry Calà degli anni Ottanta: "Io non sono bello: piaccio"». Per le donne, invece, è un'altra storia: «Essere brutta è un peccato mortale, una tara, un crimine a cui bisogna porre rimedio con ogni mezzo». Impariamo fin da piccole che ci valuteranno per il nostro aspetto fisico e che dobbiamo sperare di non finire nel gruppo delle brutte. Se sei brutta, le cose sono più difficili. Se sei brutta, quello sarà l'appiglio a cui si attaccheranno. Poco importa l'età: in questi giorni hanno dato della "brutta" a Jolanda Renga, 18 anni , così come a Chiara Ferragni, 35.

«"Sei brutta" è una cosa che mi dico sempre fin da piccola», racconta Renga in un video su TikTok commentando quelli che paragonano il suo aspetto a quello di sua madre, «quando mi vedo allo specchio, quando mi vedo nelle foto mi dico “sei brutta”, “hai il naso brutto”, “il sorriso brutto”, “le gambe brutte”, tutto brutto». Ma che significa "brutta"? Per capirlo sembra si debba usare il metodo che impariamo fin dalle elementari: una scomposizione che prende in esame secondo canoni precisi occhi, bocca, gambe, pancia, tette, culo, e poi fa la somma. Quello che si perde nel processo di smantellamento non ha importanza ai fini dello scopo. A volte, arbitrariamente, basta solo un elemento: «troppo grassa» o «troppo secca», come nel caso degli ultimi insulti a Chiara Ferragni.

«Commenti misogini, in cui mi si prende in giro per il mio aspetto fisico, o perché sono mamma», ha raccontato nella sue stories l'imprenditrice, «Li leggo da quando avevo 19 anni, sono cresciuta con l’idea che la gente spara schifezze tutto il giorno. Ma non fate finta che questa sia libertà di pensiero, questa è maleducazione sotto tutti i punti di vista». Nel 2022, se una donna è visibile, come Renga o Ferragni è ancora normale che il suo aspetto venga messo alla pesa pubblica, che tutti possano dire la loro. E noi rimaniamo intrappolate: ci feriscono e raggiungono lo scopo. Anche solo per un attimo desideriamo di sparire.

Grandi o piccole, davanti all'attrattiva della bellezza, al desiderio di possederla, al dolore di non averla che sembrano ormai scritti nel nostro Dna ci sentiamo impotenti. Dovremmo ripeterci le parole di Jolanda, come un mantra, come una medicina che ci possa curare, come la risposta migliore da darci e dare: «Il mio sogno per fortuna non è essere bella. In realtà il mio desiderio più grande nella vita è fare delle cose che contano. Cose importanti. Mi piacerebbe tentare di migliorare un po’ il mondo. Penso che finché la cosa peggiore che si dice di me è che sono brutta, allora posso stare tranquilla». Possiamo stare tranquille.