Tra i "50 momenti che hanno cambiato il rock & roll" stilati da Rolling Stone nel 2004 c'è il concerto dove, nel 1964, Pete Townshend ha per la prima volta distrutto la sua chitarra sul palco e quello in cui Jimi Hendrix ha dato fuoco alla sua nel 1967. Le rockstar distruggono i loro strumenti, è considerato un gesto iconico perché di lunga tradizione e l'hanno fatto anche i Maneskin nella serata finale del tour nordamericano a Las Vegas. Thomas e Victoria hanno spaccato chitarra e basso, poi, assieme a Damiano, la band ha distrutto la batteria di Ethan. I video sono stati postati dalla band su Instagram: non si aspettavano, forse, che avrebbero scatenato un'accesa polemica.

Che significato ha rompere i propri strumenti musicali? Che significato ha farlo con strumenti costosi in un momento di crisi economica? C'è chi dirà che il rock, per definizione, se ne frega, che le rockstar vivono il momento senza pensare troppo alle conseguenze, altrimenti non sarebbero rockstar. Gli strumenti vengono distrutti per esprimere energia ed emozione. Può esserci rabbia, frustrazione oppure gioia ed entusiasmo come nel caso dei Maneskin. Conta anche il suono che ne deriva: «Quando Pete rompeva una chitarra, a volte ci metteva 10 minuti», ha raccontato Roger Daltrey degli Who, «Era un'esperienza sonora incredibile. Ci lasciava con le orecchie sanguinanti. A volte scendevamo dal palco e il ronzio nelle nostre orecchie non se ne andava per due giorni».

la polemica sui maneskin che rompono le chitarrepinterest
Chris Morphet//Getty Images
Pete Townshend degli Who rompe la chitarra durante un concerto nel 1967

I Maneskin sembrano averlo fatto come gesto catartico e conclusivo di un tour fondamentale che sta segnando il loro successo mondiale. «Non era affatto pianificato e forse siamo andati un po' troppo oltre... ma ci è piaciuto molto!», hanno scritto. I fan non l'hanno presa bene. «Questo è troppo. Molti ragazzi potrebbero seguirne l’esempio», scrive un utente, «È una cosa stupida», risponde un altro, «Al posto di distruggere quei bellissimi strumenti potrebbero darli a qualcuno oppure metterli all’asta per beneficenza». Secondo molti fan un gesto del genere non ha più spazio al giorno d'oggi. Si parla di mancanza di rispetto verso chi ha lavorato per costruire gli strumenti e verso chi sogna di poter suonare ma non può permettersi di comprare un chitarra. Negli anni '60 poteva significare ribellione alle norme sociali, oggi sembra soprattutto privilegio. «Si vede che si sono dimenticati di quando suonavano per strada e non potevano permettersi strumenti di un certo livello», commenta un fan, «Bisognerebbe non dimenticarsi mai da dove si è partiti». Naturalmente c'è chi è pronto a urlare al politicamente corretto e a dire che oggi non si può più dire (e fare) niente. Ma anche la ribellione e lo spirito rock dovrebbero evolversi nel tempo, altrimenti siamo destinati a ripetere in modo sempre uguale e acritico i gesti che ci hanno colpito in passato. Forse abbiamo capito che i Maneskin sono più rock quando si baciano per l'amore libero che mentre rompono le chitarre.