Sembra passata un'eternità dall'annuncio della morte della regina Elisabetta II, che si è spenta pacificamente nel castello di Balmoral lo scorso 8 settembre. Invece è trascorsa appena una manciata di giorni, in cui non solo il volto della monarchia ha subito una repentina trasformazione, con l'ascesa al trono di re Carlo III, il cambiamento di status di Camilla sua moglie, che ora è regina consorte e la modifica del titolo degli ex duchi di Cambridge, ora ufficialmente principe e principessa del Galles. Mentre la famiglia reale si prepara all'addio più difficile, quello del giorno del funerale di Stato previsto per il 19 settembre prossimo a Londra, anche il mondo si è trovato a fare i conti con l'elaborazione di un lutto collettivo.
Perché la morte della regina Elisabetta, figura sì iconica e leggendaria ma pur sempre lontana anni luce dalla maggior parte delle persone che oggi ne piange la scomparsa, commuove e coinvolge così tanto?
La regina che è rimasta sullo sfondo della nostra vita per 70 anni
Migliaia di persone si sono assiepate lungo la strada che ha visto il passaggio del feretro della regina Elisabetta dal castello di Balmoral a Holyrood House e, infine, ad Edimburgo. Le stesse scene di commozione si vedono a Londra, fuori da Buckingham Palace, dove il corpo della sovrana chiuderà il suo viaggio nei prossimi giorni; e a Windsor, dove Kate e William del Galles insieme a Harry e Meghan del Sussex hanno consolato decine di persone giunte fino al castello per portare omaggi e mazzi di fiori.
Certo, il trasporto di una buona parte del popolo britannico, che ha vissuto direttamente il regno di Elisabetta II nella vita quotidiana, è incomprensibile a chi invece non è cittadino inglese. Rimane però un punto centrale: neanche quelle persone conoscevano la sovrana. Non le hanno mai stretto la mano, non hanno ricordi o esperienze condivisi con lei, non l'hanno mai incontrata. Perché, allora, le lacrime, perché la sensazione di aver perso qualcuno di importante?
Le dinamiche del lutto collettivo sono molto simili a quelle dell'elaborazione di un lutto privato, quello che ci porta a patire per l'assenza di una persona cara che non tornerà. La differenza, in questo caso, è che la regina Elisabetta ha fatto da sfondo alle nostre vite - le vite di tutti, non solo dei cittadini britannici - per decenni: è una figura al contempo pop, storica, culturale, dai grossi risvolti sociali, iconograficamente riconoscibile. L'effige della regina Elisabetta è univoca: non c'è mai stato nessun altro come lei, e mai nessuno sarà più come lei. Avendo attraversato 7 decadi, il ricordo della regina di nonni e bisnonni che l'hanno conosciuta agli albori del suo regno si incrocia, oggi, con quello dei loro figli e dei nipoti: in questo intreccio di racconti e aneddoti, in questo fluire di corsi e ricorsi storici c'è un'unica costante, la regina Elisabetta, appunto, in cui confluiscono una serie di emozioni personalissime, e allo stesso tempo di tutti.
In buona sostanza tutti hanno un ricordo della regina, sanno qualcosa di lei, anche solo un aneddoto che condensa, in poche frasi, la sua ineguagliabile popolarità; tutti l'hanno citata almeno una volta in una frase, chiunque ha visto la sua foto e saprebbe individuarla tra decine di persone, anche un bambino. La sensazione di conoscerla da sempre, il legame che affonda indietro nel tempo ad almeno tre generazioni fa, l'opinione positiva che genericamente si ha di lei contribuiscono ad alimentare la tristezza della perdita, come se avessimo perso una persona cara, una nonna.
L'impatto dei media nella narrazione della vita e della morte della regina Elisabetta
Come ha scritto anche The Conversation, il bombardamento mediatico di cui la regina Elisabetta è sempre stata oggetto - il suo ruolo d'altronde ha portato con sé una necessaria e naturale esposizione - ha contribuito sia ad alimentarne il mito, cristallizzandolo per sempre, sia la tristezza collettiva per la sua scomparsa. I quotidiani e i programmi tv britannici, in queste ore, stanno seguendo il viaggio del feretro dalla Scozia a Londra, in un racconto minuzioso che coinvolge e commuove, e come potrebbe essere altrimenti: non siamo fatti di pietra e, al netto delle simpatie politiche, delle proprie convinzioni o dell'oggettività di alcuni fatti (si sta discutendo molto, in queste ore, del ruolo controverso della sovrana e in generale della monarchia britannica nell'escalation del colonialismo e dello schiavismo), ci troviamo sempre di fronte alla morte di un essere umano.
Il racconto certosino delle emozioni dei familiari diretti della regina Elisabetta, con la figlia Anna e altri parenti che stanno seguendo, commossi, il feretro della sovrana in viaggio per il paese, gli occhi pieni di lacrime di re Carlo che pronuncia il suo primo discorso in tv ricordando l'amata madre, l'indugiare delle telecamere davanti a questi sentimenti privati che però devono essere vissuti davanti agli occhi di milioni di persone, favoriscono questa vicinanza a un clan cui non apparteniamo. Eppure ci sentiamo parte di questa famiglia, non fosse altro che per un semplice motivo: se siamo stati così sfortunati da sperimentare un lutto di una persona cara, sappiamo benissimo cosa stanno provando.












