Quando ieri abbiamo letto il post di Matilda De Angelis sull'ansia, in tanti abbiamo pensato: parla di me. Magari di un'esperienza passata, ma abbiamo empatizzato con quella sensazione. Non è la prima volta che l'attrice si mostra vulnerabile, mentre piange o con l'acne che, chi ce l'ha, sa essere ben altro che una paranoia estetica da ragazzine. De Angelis si espone, stavolta l'ha fatto parlando di salute mentale. Solo che il mondo online funziona così, spesso male e a ritmi compulsivi: in un attimo una riflessione personale, anche intima, viene ripubblicata, tagliuzzata, strapazzata fino a uscirne sgualcita e snaturata. Anche agli occhi di chi l'ha scritta.
«Trovo fastidioso ma inevitabile come qualsiasi giornale o testata di qualsivoglia tipo possa prendere un mio post senza nessun tipo di consenso e farne un articolo da clickbait», ha scritto l'attrice. «Ho avuto la voglia di cancellare tutto per non finire nel vortice del pietismo e della compassione». Il post non c'è più, ma ha fatto bene a molti e questo bisogna dirlo.
«Ho iniziato a soffrire di ansia ormai quasi tre anni fa», ha scritto Matilda De Angelis, «La sensazione di stordimento che provoca è difficile da spiegare. Ho sentito per giorni e settimane un macigno sul petto che mi impediva di respirare, la sensazione che tutto attorno a me perdesse di senso, uno svuotamento emotivo feroce che non risparmiava nessun sentimento, bello o brutto che fosse, la paura di uscire di casa o di tornarci, perché ogni minimo cambiamento anche quotidiano poteva significare per me la rottura di un “equilibrio” a cui mi aggrappavo per convincermi che andasse tutto bene». Sappiamo di cosa parla, ci siamo sentiti così o ci siamo seduti a fianco di qualcuno che descriveva le stesse sensazioni. Per questo abbiamo letto il post, guardato le foto dell'attrice mentre piangeva, abbiamo premuto "like". Non per compatirla o per dire: «Lei è famosa eppure sta così», ma per sentirci meno soli e sbagliati.
Il malessere mentale non è come quello fisico, è meno tangibile, è più insidioso. Per quanto doloroso, ti sembra sempre poco reale. Per questo lo fotografiamo, proprio come Matilda De Angelis o Bella Hadid nel post che ben conosciamo, anche quello diventato virale. Stiamo male, ma abbiamo paura che qualcuno alla fine non ci crederà, che ci dirà che basta essere forti. Eppure, secondo un report della rivista scientifica Jama Pediatrics un giovane adulto su quattro soffre di disturbi d'ansia e depressivi e con la pandemia la situazione si è notevolmente aggravata.
Nonostante questo, di salute mentale si parla ancora poco, male, e c'è tuttora un forte stigma sul tema. Così ci diciamo: «Solo io sto così», «Solo io ho questa cosa che mi mangia dentro», «Solo io ho paura e piango». Sapere che Billie Eilish a 11 anni dormiva nel letto dei genitori per via dell'ansia ci fa dire: «No, non solo io, anche lei. Siamo in due». Può capitare e, come ha scritto l'attrice: «Bisogna imparare ad essere vulnerabili, a cercare aiuto, ad aprirsi rispetto alle proprie fragilità, a rispettare i tempi e gli spazi che ci sono consoni, bisogna imparare a non essere nemici di noi stessi, a rispettarci nelle nostre zone di luce come in quelle d’ombra».
Non è facile per nessuno, ma sapere che sui social c'è chi può capirci, ma soprattutto in famiglia, tra gli amici, tra i medici e i terapeuti, può fare la differenza. «Grazie a tutti gli esseri umani che hanno deciso di lasciare un commento di dolcezza o sfogo o comprensione sotto al mi post», ha scritto De Angelis nelle stories prima di cancellarlo, «è bello ogni tanto trovare una piccola comunità virtuale pronta ad ascoltarci (Poi vabbè la vita vera è fatta di affetti che ci possono davvero stringer le mani o fare una carezza)».












