Vi serve una definizione di burn out emotivo? Ne ha appena data una perfetta Camila Cabello, che ha raccontato di averne sofferto e ha dato dei consigli su come fare a riconoscerlo. «Essere tutto, per tutti, tutto il tempo», chi l'ha provato lo sa. La cantante e attrice è stata premiata ieri all'evento Power of Women di Variety per il suo Healing Justice Project, un fondo per dare ai lavoratori e attivisti in prima linea l’accesso al supporto per la salute mentale. In un'intervista ha parlato della sua salute mentale e dell'«ansia paralizzante» che ha vissuto in passato, prima di iniziare la terapia.

Cabello ha raccontato che le sue difficoltà sono cominciate quando aveva circa vent'anni e la sua «salute mentale era ai minimi livelli». «Non c'era spazio per nient'altro, perché la mia lotta per stare bene stava consumando tutto», ha detto. È stata sua madre a spingerla ad andare in terapia e da lì è cambiato tutto. «Ho capito che non posso versare da una tazza vuota, non posso essere presente per la mia carriera o la mia famiglia o la mia comunità se non trovo lo spazio per curarmi. È stata una lezione difficile da imparare, perché come donne, spesso ci si aspetta che siamo tutto, per tutti, in ogni momento».



Secondo Cabello, dunque, il burn out emotivo colpisce particolarmente le donne che devono sobbarcarsi il lavoro di cura e le esigenze della famiglia, ma anche le comunità marginalizzate e tutti coloro che devono lottare costantemente per i loro diritti, arrabbiarsi e sentirsi sotto attacco. «Spesso sentono il peso del mondo sulle loro spalle, ogni giorno», ha detto, «questo vale per le attiviste in prima linea, in particolare donne, persone di colore, persone LGBTQ e altre con identità emarginate. Spesso quello che fai non ti non viene riconosciuto, è un lavoro ingrato e comporta lunghe ore, poche risorse e tonnellate di esperienze emotive e spesso traumatiche». Secondo Camila, con il diritto all'aborto a rischio negli USA, la salute mentale di molte donne peggiorerà. «È atroce», ha detto, «ovviamente colpirà di più le donne povere, perché le donne che hanno risorse – come me per esempio– saranno in grado di gestire il problema se necessario. L'idea che un momento trasformi il corso della vita di una donna è tragica. Ed è tragico che le persone colpite non abbiano voce in capitolo».

Proprio per questo l'attrice è attiva non solo nel sensibilizzare sulla salute mentale, ma anche nel fornire aiuti concreti, anche economici a chi è in difficoltà perché la salute mentale passa anche attraverso il privilegio delle cure. «Il mio percorso di salute mentale mi ha mostrato che non importa chi sei, non importa quanto ami quello che fai, non puoi andare avanti se non hai le risorse, il tempo, lo spazio e gli strumenti per guarire». «Ho capito l'importanza di prendermi cura di me stessa», ha detto, «ma ancor di più ho capito che devo aiutare gli altri a fare lo stesso».