Emmanuela Marrone torna al Festival di Sanremo dieci anni dopo la sua ultima partecipazione, quando vinse con "Non è l’inferno". Su quel palco ci è tornata poi da conduttrice e super ospite, l’ultima volta l’anno scorso.
Vincitrice ad Amici nel 2010, quest’anno canta "Ogni Volta è Così", una canzone che parla d’amore, in cui riconoscersi e da cui trarre fiducia (e sicuramente molto difficile da cantare). Disponibile in vinile 45 giri dal 18 febbraio, è il punto di partenza di un nuovo inizio.
La cantautrice di Lecce che ama esporsi senza filtri, dire sempre quello che pensa e schierarsi per i temi importanti (dalla violenza sulle donne al cyber bullismo, dalla situazione della musica ai vaccini), negli ultimi due anni è stata impegnata sul set di X Factor come giudice e ha appena concluso le riprese per Il Ritorno, il suo primo film da protagonista.
Ora ricomincia la musica. Si rimette quindi in gioco, vestita Gucci, scegliendo la collega e polistrumentista Francesca Michielin come direttrice d’orchestra. «Quando mi ha detto che avrebbe voluto dirigere l’orchestra non ho avuto alcuna esitazione, ho detto sì», racconta. Nella serata delle cover cantano insieme Baby one more time, di Britney Spears e non vediamo l'ora di questo tuffo nel passato.
Di nuovo a Sanremo.
«Non sono qui per vendere niente, non ho un album pronto, non ho avuto il tempo di farlo. Ma non mi è passata la voglia di mettermi in gioco e farmi criticare, giudicare, amare, applaudire, fischiare. Ho bisogno di questa linfa vitale per mettermi subito al lavoro con un album nuovo. In dieci anni ho fatto tanti dischi e tour, ma avevo voglia di recuperare un po’ di pepe. Rischio tutto, vediamo come va e cosa pensa ora la gente di me».
Ogni volta è così parla di relazioni, mettendo in discussione il ruolo della donna.
«Sono convinta che molte donne si ritroveranno in questa canzone. Quando si esce con le amiche si parla spesso di relazioni ma finisce sempre che è la donna a essere messa in discussione, l’uomo mai. O tropoo santa e allora sbagli perché crei l’affezione materna o puttanella e allora provochi una gelosia tossica. Una donna, come la fa, la sbaglia. Ecco, in questa canzone ho il coraggio di esprimere questo concetto. E continuo a dire quello che penso, come faccio da sempre. Senza vittimismo. È una canzone anche un po’ paracula».
Quali sono i comportamenti che vengono vissuti sempre come sbagliati?
«Quando sei una donna risolta, in gamba, autosufficiente, che si autogestisce, si crea rivalità. Lo canto: “sei tu che mi hai insegnato a giocare a chi è più forte”. O ci si modula completamente al proprio uomo e ci destruttura per aderire completamente al partner o alla partner, oppure si crea quella forma di rivalità che fa sbriciolare i rapporti. Viviamo in un paese patriarcale dove le vacanze le deve pagare l’uomo, dove la donna guadagna meno a parità di ruolo».
Nelle tue relazioni è andata così?
«Nelle mie relazioni, quando le avevo, il problema era questo. Una forma di rivalità nei miei confronti, nel non accettare che magari la vacanza la pago io e magari il frigo è pieno lo stesso e le camice sono stirate. Posso essere tante donne, ma devi accettarle tutte, compresa quella che sale sul palco e canta di fronte a diecimila persone che vorrebbero avere una relazione con me».
Ti manca avere qualcuno accanto?
«Ogni tanto sì. Non mi manca l’amore, più che altro l’innamoramento. L’amore lo trovo in tante altre cose. Ma farsi portare fuori a cena, un gelato mano nella mano… l’innamoramento mi manca».
Ti sei chiesta perché è così difficile trovare qualcuno?
«Ho smesso di chiedermelo. Ma soprattutto ho smesso di sentirmi sbagliata. Di domande me ne sono sempre fatta tante, anche troppe. Ma finivano sempre in un’autocritica molto forte nei miei confronti. Ora so che non sono sbagliata. Sono gli altri a cui manca un’educazione sentimentale fondamentale. E penso che le madri siano fondamentali nel crescere i figli maschi. Non sono io che non so dare amore, sono loro che non sanno riceverlo. Che hanno paura e preferiscono vivere in bolle farlocche, anche imbarazzanti, per non rischiare veramente. Il problema è loro, non mio».
Canti «non siamo mai stati liberi». Tu lo sei?
«Sono sempre stata libera. Oggi di più. La libertà ti concede un senso di liberazione personale ma ti rende anche una persona più sola. Le persone libere sono viste come pericolo».
Ti è mai capitato di fidarti troppo di qualcuno?
«Sono una persona che si lancia completamente. Nelle relazioni, nelle amicizie, senza alcun filtro o costruzione. Ma chi è bugiardo mi fa tristezza, perché se sei bugiardo con gli altri lo sei anche con te stesso».
Cosa ti fa arrabbiare?
«La maleducazione».
Cosa ti fa piangere?
«La tenerezza che mi fanno i miei genitori».
Cosa ti fa ridere?
«I bambini che cadono, che si frantumano. Non sarà molto materno ma è la verità».
Da casa chi farà il tifo più grande, mamma, papà o tuo fratello?
«Tutti».
Quando ripensi alla sera della tua vittoria a Sanremo che emozione senti?
«È stato un momento inaspettato e imprevedibile. Quando ci ripenso so che mi piacerebbe rivivere un momento di gioia che non avevo previsto. Non penso a questo Sanremo, dico in generale. Mi piacerebbe vivere emozioni non previste».
Ti emozioni meno facilmente?
«Quando si cresce si perde quell’entusiasmo a volte. Si accumulano delusioni e uno si entusiasma sempre meno. Questa partecipazione però mi ha fatto ritrovare l’entusiasmo per il mio lavoro. Lo avevo perso, può succede di avere un momento di stanca, soprattutto quando senti la rabbia perché non tornano i conti. Invece lo risento tutto. E riparto da qui, con amore vero per la musica».
Sul palco con te porti la tua collega Francesca Michielin, è un bel messaggio di solidarietà femminile.
«Più che raccontare le cose a belle parole ho sempre preferito attuarle concretamente. Non ci ho pensato un secondo quando ho saputo che aveva espresso il desiderio di dirigere l’orchestra. Ci stiamo divertendo. È una polistrumentista, una super nerd, artista vera. Non mi sono buttata nelle braccia sbagliate, so quanto è capace e l’ho sempre stimata. Ci stiamo conoscendo meglio, siamo in casa insieme, ci stiamo raccontando. E cantiamo fino a notte fonda».
Insieme canterete nella serata delle cover "One more time" di Britney Spears? L’idea è tua?
«La pazza sono stata io. Ho scelto Britney per lanciare un messaggio: il pop è una cosa seria. Leggo sempre cose molto snob su questo genere ma senza pop non esiterebbe nient’altro ed è il pop che muove l’economia della musica. In più Britney ha cambiato la visione di noi ragazzine nei confronti della musica e ho seguito il #freebritney, quando parla davanti al giudice dice cose forti su quanto il mercato musicale distrugga umanamente le persone, se non sei seguito bene. Mi piaceva l’idea di darle un omaggio. Poi tutti si aspettano i grandi cantautori sul palco di Sanremo se no sei trash, ma io con i cantautori ho sempre avuto che fare, ho cantato con loro in vita, la storia parla per me, non ho niente da dimostrare. Rimango un artista pop, sarà un omaggio intenso, non trash».
E il look?
«Sarò una figa pazzesca. Di santo non vedrete niente su quel palco. Affronto tutto “di petto”, me lo posso ancora permettere».
Se potessi lanciare un messaggio a Sanremo?
«Ribadirei l’immagine squallida dei parlamentari che applaudivano per la bocciatura della legge DDLzan. Darei loro dei cog**oni, da quel palco».












