Quando Elena Santarelli ha raccontato sui social, in tv, in un libro tutto il dolore e il difficile percorso di accettazione della malattia del figlio Giacomo è stata inondata di un affetto indescrivibile. Il coraggio di esporsi e di mettersi in prima linea per sostenere le famiglie che come lei si sono trovate in un burrone senza apparente via d'uscita, però non è stato capito da tutti, ma non solo, in mano ad alcuni si è trasformato in un'arma letale e pericolosa. Elena Santarelli ha deciso di smascherare l’hater che da due anni la minaccia pubblicando sul suo Instagram un messaggio agghiacciante che fa male come un pugno in pieno viso.
L'intento di Elena è chiaro: mettere alla gogna l’account fake che continua a darle il tormento, «che cambia profilo ogni due settimane e ogni due settimane augura a mio figlio che torni il cancro». Invito raccolto da tantissime colleghe e amiche come Costanza Caracciolo, Alessia Marcuzzi, Chiara Maci e Samantha De Grenet unite nell'intenzione di segnalare il profilo e chiedere a gran voce l’intervento di Instagram. «Quanto ti vorrei vedere in faccia per capire che schifo di essere umano sei. Ti vorrei portare nei reparti di oncologia a farti vedere che vita fanno i bambini!», ha poi scritto la showgirl romana sposata con Bernardo Corradi e mamma anche di Greta, «mi tormenti da due anni, lasciaci in pace!».
È il 2017 quando viene diagnosticato un tumore cerebrale al piccolo Giacomo, oggi 12 anni. Una lunga battaglia fatta di ansie, paure e angoscia conclusasi nel 2019, quando il bambino dopo diversi cicli di chemioterapia e degenze in ospedale è riuscito a sconfiggere la malattia. «Quando mi ha chiamato la dottoressa per dirmi che era andato tutto bene, ero in tangenziale e ho inchiodato con la mia macchina», ha raccontato Elena a Verissimo a inizio anno ricordando il momento più bello della sua vita, quando ha saputo che il suo guerriero forte e sensibile aveva avuto la meglio. «Ho chiamato subito mamma, papà, i nonni, ho anche pubblicato un post sui social, perché dietro ci sono tante persone belle lì, ci sono anche degli haters, ma che vadano a quel paese sono quattro gatti. Nulla in confronto all'amore ricevuto da tantissime persone, che mi hanno aiutato con il progetto di ricerca e hanno fatto catene di preghiera per Giacomo». Quattro gatti che però possono essere cattivi, possono fare male e sì, vanno individuati, fermati e puniti.











