Michelle Obama ha scritto un messaggio su Twitter per denunciare il sentimento di razzismo che permea la società americana, che è di difficile estirpazione e che ha scatenato nei giorni scorsi una situazione molto difficile negli Stati Uniti, estenuati dall'ennesimo episodio di violenza a sfondo razziale. In molte città USA, a partire da Minneapolis, sono state organizzate delle manifestazioni che sono degenerate in contestazioni molto dure, dopo che George Floyd, un afroamericano, è morto a causa di Derek Chauvin, un poliziotto bianco che con molta forza e per oltre 8 minuti ha premuto il ginocchio sul suo collo. Le sue ultime parole, appena prima di morire, sono rimbalzate ovunque: "I can't breathe".

Michelle Obama è andata a fondo delle radici del problema, di cui lei stessa, prima donna di colore alla Casa Bianca, conosce bene la sostanza:

"La razza e il razzismo sono una realtà con cui siamo cresciuti e che ci siamo rassegnati ad affrontare. Se non pensiamo, però, di poterlo superare, lasceremo le persone di colore da sole ad affrontare questo problema".

La ex First Lady ha aperto così la sua riflessione, facendo riferimento agli ultimi episodi:

"Come molti di voi, sono addolorata per queste recenti tragedie. E sono sfinita da un crepacuore che sembra non finire mai. In questo momento sono George, Breonna e Ahmaud. Prima erano Eric, Sandra e Michael. Continua, continua e continua".

Parlando di George [NdR. Floyd], Breonna e Ahmaud, Michelle Obama, ha fatto riferimento agli ultimi atti di violenza contro le persone di colore che hanno portato alla loro morte e che sono stati anche all'origine delle manifestazioni. Il più recente dei fatti è stato l'uccisione di Breonna Taylor, un'operatrice sanitaria di 26 anni, a cui dei poliziotti hanno sparato durante un'operazione antidroga e dopo avere fatto irruzione nel suo appartamento, secondo i rapporti trapelati. Era marzo 2020. Ahmaud Arbery, invece, è stato ucciso mentre stava facendo jogging. Due uomini, padre e figlio, gli hanno sparato da un pick-up accanto a cui era passato correndo per allenarsi. L'episodio, così come quello di George Floyd, è stato ripreso da un video che ha condotto all'arresto. Era febbraio 2020.

Michelle Obama ha continuato con il suo messaggio, facendo capire come il problema non sia legato solo a questo momento e a questi precisi episodi, ma vada ben oltre e riguardi tutti, nessuno escluso. Le radici della questione, infatti, possono prescindere dal colore della pelle e dipendere dal pregiudizio sociale legato a differenze su diversi piani. Esattamente su questo pregiudizio bisogna lavorare.

"Dipende da tutti noi - neri, bianchi, di qualsiasi colore -. Non importa con quante buone intenzioni ci si provi. Dobbiamo fare l'onesto e scomodo lavoro di sradicamento totale. Si parte con l'autocritica e con l'ascolto delle vite che sono diverse dalle nostre".

L'obiettivo è quello di puntare a una società più equa e più giusta che faccia un esame di se stessa, dei suoi errori, dei preconcetti che poi determinano destini di vita per le persone che li subiscono. Il suo messaggio chiude, infine, con quella che è una speranza e un augurio, per cui è richiesta la collaborazione e il contributo di ciascuno.

"Che questo percorso ci porti alla giustizia, alla compassione e all'empatia, che si possano manifestare nelle nostre vite e nelle nostre strade. Prego perché si abbia la forza tutti noi di affrontare quel viaggio. Così come prego per le anime e le famiglie di chi ci è stato tolto".

Non è la prima volta che l'ex First Lady affronta la questione. Nel documentario Becoming, uscito su Netflix, Michelle Obama in diverse occasioni, che si sono presentate durante il tour per il suo libro omonimo, ha raccontato come sia stato difficile per lei - donna e di colore - potersi affermare e fare valere la sua voce. In un punto parla chiaramente di come fossero alte le speranze per la comunità afroamericana (ma non solo) quando Barack Obama è stato eletto e di come in realtà sapessero fin dall'inizio che le cose non sarebbero cambiate velocemente. Di certo per loro era forte la consapevolezza che non avrebbero potuto estirpare il problema del razzismo, profondamente radicato nella cultura statunitense. Avrebbero, però, potuto dare il loro contributo perché la situazione potesse migliorare. Lei stessa, la cui nonna è nata in schiavitù, ha parlato di come sia cresciuta in un quartiere di Chicago che, quando cominciò a riempirsi di persone nere, vide l'esodo dei bianchi, che abbandonarono le loro case non sentendosi più al sicuro.

La sua vicenda è solo una delle molte e affronta solo una delle possibili facce del problema. Nei giorni scorsi, infatti, molte testate, tra cui la CNN, hanno riportato le storie legate alla famigerata The Talk, la chiacchierata che i genitori delle famiglie di colore fanno con i figli perché imparino a gestire i rapporti con la polizia in chiave collaborativa, anche se vengono accusati ingiustamente. Dalla polizia, infatti, non capita che gli afroamericani si sentano protetti, ma piuttosto minacciati. Su di loro incombe un pregiudizio razziale, da cui difficilmente riescono a emanciparsi. Per una persona di colore sarà sempre più difficile difendersi, sarà sempre più difficile dare spiegazioni, sarà sempre più difficile fare sentire la propria voce. Vale in situazioni di difficoltà, ma vale anche nella vita di tutti i giorni: per un afroamericano sarà sempre più difficile ottenere un lavoro o, semplicemente, non essere guardato con sospetto.

Nel 2015 era uscito un piccolo documentario sul New York Times intitolato A Conversation With My Black Son. Raccoglieva le storie di queste famiglie che davano quella The Talk quasi per normale, o comunque per necessaria. E questo riporta un po' alle parole di Michelle Obama, che, oltre alle varie altre denunce, ha parlato di come la questione razziale non debba essere un problema che si dà per scontato e di cui solo le persone di colore si devono occupare. Non è questa la chiave per superarlo.

Ti è piaciuto l'articolo? Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere gli articoli di Cosmopolitan direttamente nella tua mail.

ISCRIVITI QUI