Tra gli svariati elementi che hanno contribuito all'ossessione generalizzata per The Summer I Turned Pretty, la serie serie tv Prime tratta dalla trilogia di romance di Jenny Han, oltre a una casa da sogno sul mare, alla colonna sonora zeppa di successi pop e a una buona dose di nostalgia adolescenziale, c'è anche un discreto fastidio per la protagonista. Tutti odiano Belly, anche quando fanno il tifo per lei: è l'unico punto in comune che mette d'accordo le fazioni #teamConrad e #teamJeremiah. Si guarda la serie commentando quanto sia immatura, impulsiva, egoista e per nulla preoccupata di far soffrire i due fratelli Fisher, entrambi orfani e disperatamente innamorati di lei. Ci si chiede come sia possibile che, nonostante passi dall'uno all'altro senza pensare affatto alle conseguenze, entrambi continuino ad adorarla, amarla e desiderarla. Qualcuno, preso dall'invettiva, si domanda persino perché la trovino così bella: «È una ragazza normalissima!». Però ammettiamo almeno che questo è piuttosto rassicurante, se non altro per noi Millennial cresciute con Marissa Cooper come riferimento estetico.

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Erika Doss / Amazon/MGM Studios / Courtesy Everett Collection

Anch'io mi sono unita al coro delle critiche nelle chat Whatsapp dedicate. Non mi andava giù che il suo unico parametro nelle scelte sentimentali fosse il brivido del momento, che passasse per spontaneità e, alla fin fine, Belly venisse apprezzata da tutti: fidanzati, ex fidanzati, amici, familiari. Non c'è introspezione, digitavo esasperata alle amiche dall'altra parte dello schermo, com'è possibile? Non ha paura di ferirli? Di perderli? Com'è che i sensi di colpa durano in lei il tempo di baciare il ragazzo successivo? Io non ero così da adolescente, pensavo mentre lei sceglieva il fratello sbagliato (era chiaro, lo sapevamo tutti) alla fine della seconda stagione, ma il punto forse è proprio questo. Perché siamo così poco inclini a giustificare una ragazzina che, alle sue prime esperienze, si lascia andare, accetta di fare degli errori e combina dei casini di ampie proporzioni? Ma soprattutto: perché, sotto sotto, quello che non ci torna e forse persino ci infastidisce è il fatto che, alla fine, riesca comunque ad ottenere tutto quello che vuole? Belly è sicura di sé, impulsiva, spesso egoista e senza filtri nel suo essere confusa e spaventata da ciò che prova.

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@thesummeriturnedpretty//Instagram

Forse, in un mondo in cui alle ragazze è richiesta la perfezione e il calcolo dei rischi anche e soprattutto in campo emotivo e relazionale, è qualcosa che ha a che fare con l'invidia. Invidiamo a Belly il coraggio di perdere il controllo facendo scelte avventate e sogniamo uno spazio, possibile solo negli infiniti orizzonti ancora sgombri dell'adolescenza, dove commettere errori non sia una condanna, ma un'eventualità. Ho chiesto a Elena Carraro, psicologa, divulgatrice e autrice del libro Scegliere l’amore: imparare ad amare e a lasciarsi amare in modo consapevole di analizzare insieme il comportamento di Belly, ora che si spera abbia finalmente scelto il ragazzo giusto.



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Erika Doss / Amazon/MGM Studios / Courtesy Everett Collection



Belly fin dalla prima stagione commette diversi errori. In più momenti, guardando la serie, viene da dire: «Che cosa sta facendo? Fermatela!». Ha a che fare con la sua età e inesperienza?

«Anche in ambito sentimentale e affettivo c'è un vero e proprio apprendimento. Uso questa parola con coscienza di causa perché di fatto si impara, ciascuno di noi impara in certa misura a stare in relazione, ancora di più nelle relazioni sentimentali, oltre che in quelle amicali e in quelle intime in generale. Questo è particolarmente accentuato nell'adolescenza che è la prima fase della nostra vita in cui ci stacchiamo dalla definizione che la famiglia d'origine ci ha dato di noi e dei rapporti e sperimentiamo la relazione con l'altro anche proprio in un'ottica di libertà di definirla, di libertà di muoverci al suo interno. Di conseguenza come tutti gli apprendimenti, anche nelle relazioni funziona in una certa dimensione per prove ed errori: si impara anche sbagliando, invaghendosi delle persone con cui poi non ci si trova, facendo stare male qualcuno, stando male noi».

Una delle cose più irritanti della serie è il fatto che, specialmente nelle prime due stagioni, Belly sia estremamente incentrata su di sé, i suoi problemi sentimentali, i suoi desideri, come se i bisogni degli altri non esistessero. Perché succede?

«Direi che anche questo fa parte del processo di crescita. Uno dei compiti evolutivi che ciascuno di noi ha, in particolare nella fase adolescenziale, è da una parte quello di differenziarsi dalla famiglia d'origine e questo significa centrarsi un pochino più su di sé, sul proprio percorso individuale, in autonomia. C'è poi il compito di autodefinirsi, di individuarsi, di darsi una forma, un'identità. Entrambi questi obiettivi passano inevitabilmente per una focalizzazione maggiore su di sé rispetto agli altri. È un processo molto importante da un punto di vista identitario che in adolescenza è portato all’estremo perché è un po' l'obiettivo della fase in questione. A volte, da fuori, specialmente per persone che quella fase l'hanno già passata, può apparire quasi come una forma di egoismo fine a se stessa. È lo è, in un certo senso, ma è finalizzato a determinati risultati».

Belly è estremamente impulsiva, segue il suo istinto quasi sempre, a volte sembra agire senza aver minimamente riflettuto sulle conseguenze. Quali possono essere i rischi?

«Qui entriamo nel campo dell'impulsività. Nella sua estremizzazione è un'azione senza pensiero, quindi escludendo parzialmente o totalmente quella che è la parte è più razionale. Il rischio è quello di non riuscire effettivamente a valutare quelle che sono le conseguenze che possono derivare dalle proprie azioni, dalle proprie scelte e ritrovarsi in situazioni in cui ci sono delle complicazioni, in cui magari si generano anche involontariamente delle delle tensioni, delle conflittualità o addirittura si può compromettere le relazioni e la fiducia».

Ci verrebbe da consigliarle un atteggiamento maggiormente riflessivo e cauto. Ci sono, però, dei rischi anche nel vivere le relazioni con molta razionalità?

«All'estremo opposto si rischia di entrare nel pensiero senza azione. Spesso quando si iper-razionalizza e si pensa molto alle conseguenze, c'è sempre anche una quota di perfezionismo e si genera un blocco, diventa difficile agire, magari cogliere le opportunità che si presentano, fare determinate esperienze che potremmo fare se fossimo disposti a perdere il controllo maggiormente, ma che diventano molto difficili da intraprendere se abbiamo l'aspettativa di riuscire a essere sempre impeccabili, sempre perfette, sempre controllate. Diventa anche più difficile godere di quello che è il piacere che deriva dalla relazione e dell'autenticità che le relazioni intime possono generare. Se si rimane più in un'ottica prestazionale si è meno autentici e quindi meno in connessione con l'altro».

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Erika Doss / Amazon/MGM Studios / Courtesy Everett Collection

Bisognerebbe trovare una via di mezzo? Ma è sempre possibile farlo? Per Belly sembra impossibile.

«Credo che idealmente sia bello poter trovare un po' un equilibrio, ma credo anche che questo possa essere costruito e trovato solamente dopo che si sono acquisite delle informazioni su di sé, sul proprio modo di stare in relazione, su ciò che si cerca nel rapporto con l'altro. Quindi ecco, credo che sia in una certa misura inevitabile e fisiologico, che durante l'adolescenza, in una fase di sperimentazione come quella della protaginista, possa prevalere la parte impulsiva si provi a lasciare le redini, idealmente mantenendo sempre un po' di protezione e di tutela di sé».

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Belly ferisce sia Conrad che Jeremiah e sembra farlo senza pensarci troppo, sulla base di quello che sente momento per momento. Per questo i fan l'hanno criticata molto online. Seguire il proprio cuore significa anche mettere in contro di far soffrire gli altri?

«È importante approcciarsi alla relazione con l'altro con una certo livello di trasparenza, di onestà, di cura, di gentilezza, riuscendo a mantenere un po' il focus su quella che è la responsabilità che ciascuno di noi ha nel momento in cui entra in relazione con un'altra persona, perché inevitabilmente le nostre azioni possono ferire l'altro e farlo stare male. La verità delle cose, però, è che il rischio di ferire o di essere feriti è un po' il prezzo da pagare per l'intimità, per la connessione autentica con l'altro. Più entriamo in relazione con l'altro, più entriamo in intimità, più siamo vulnerabili e più corriamo il rischio di risentire negativamente delle scelte delle azioni che fa l'altra persona e viceversa».

Una grosso problema di tutti i personaggi della serie è che spesso non sono in contatto con le loro emozioni, non le sanno leggere o comunicare. Quanto è importante conoscersi ed essere sinceri prima di tutto con se stessi?

«Conoscersi è una parte di cura di sé e poi diventa inevitabilmente qualcosa che si riflette positivamente nel rapporto. Se noi sappiamo come ci sentiamo, se conosciamo i nostri bisogni e anche i nostri meccanismi disfunzionali, gli schemi meno utili che abbiamo, allora possiamo anche capire come comunicarli all'altro e come agire responsabilmente. Questo, però, come abbiamo detto presuppone un buon livello di conoscenza di sé che aumenta con il passare del tempo e con l'esperienza. In adolescenza siamo ancora in una fase iniziale di questo processo e quindi è molto più comune combinare dei guai a volte, fare degli errori anche plateali».

Nell'ultima puntata Belly dice di sentirsi la cattiva della storia, ma è in un certo senso rassicurante come le persone che ha ferito continuino a volerle bene. È importante concedersi uno spazio per poter sbagliare senza il timore costante di perdere tutto?

«Penso che il timore di far soffrire possa essere utile nella misura in cui diventa un pensiero di cura nei confronti dell'altro. Lo è meno se diventa uno strumento di estrema censura di sé. Può diventare invalidante, può diventare qualcosa di identitario che ha a che fare con il proprio valore, con il proprio essere delle persone amabili o non amabili, buone o cattive. Non tutto è necessariamente irrisolvibile, non tutti gli errori o non tutti i litigi o i conflitti diventano delle fratture irreparabili che portano alla fine della relazione. Normalizzando che questo possa accadere, normalizzando l'idea che anche sbagliare sia un passaggio utile in termini di apprendimento, ci diamo la possibilità di imparare come riparare ai nostri errori, perché poi la solidità di una relazione è data anche da questo, dalla possibilità di ricompattarsi e ricostruirsi».