C'è una scena in Off Campus in cui il protagonista, Garrett (Belmont Cameli), va da Dean (Stephen Kalyn) per chiedergli un consiglio, data la notevole esperienza dell'amico in campo sessuale. La risposta è da manuale (sentirla dare in una conversazione tra due giocatori di hockey in palestra è quasi commovente) e incorona all'istante Dean come uno dei personaggi più amati della serie. «C'è una cosa che aiuta le ragazze a venire. Lo strumento più efficace, altamente raccomandato, apprezzato da tutte e a tua completa disposizione», risponde, «La fiducia. Tutto qui, deve sentirsi completamente al sicuro, completamente rilassata. Il consenso è la chiave, ma non può darlo se non si sente al sicuro».
La serie tratta questo tema riuscendo bene a coniugare leggerezza e attenzione. Hannah (Ella Bright) confessa a Garrett di raggiungere l'orgasmo quando è da sola, ma non quando è in coppia. La cosa la preoccupa: in passato ha subito un trauma che, però, ha ormai superato grazie a un percorso di psicoterapia e ora sente che le manca qualcosa per riuscire a lasciarsi andare del tutto. Parlare di fiducia e libertà di sentirsi vulnerabili nel sesso può apparire scontato, ma non è infrequente che raggiungere l'orgasmo risulti difficile: alcune ricerche sostengono le donne eterosessuali raggiungano l'orgasmo solo nel 65% dei rapporti, altri studi studi dicono che una percentuale di donne tra 30% e il 75% ha finto l'orgasmo almeno una volta nella vita. Per questo abbiamo chiesto alla Dottoressa Agathe Scappini, psicologa e psicoterapeuta in formazione, quanto sia importante coltivare la fiducia in ambito sessuale (e anche se la soluzione di Garrett per aiutare Hannah a raggiungere l'orgasmo sia effettivamente credibile).
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A un certo punto Garrett, il protagonista della serie, dice ad Hannah che «non c’è niente di più vulnerabile del sesso», è vero?
«Ogni persona è diversa e per ognuno di noi il sesso può rappresentare qualcosa di differente. Anzi, anche ogni singolo rapporto, persino con lo stesso partner, può assumere significati diversi a seconda del momento, della situazione e dello stato emotivo in cui ci troviamo. Detto questo, in linea generale sì: la sessualità coinvolge molte dimensioni di noi stessi. Non solo il corpo e il piacere fisico, ma anche emozioni, desiderio, identità, immagine di sé, credenze e vissuti personali. E coinvolge anche aspetti relazionali: aspettative, bisogni, sentimenti, timore del giudizio, desiderio di sentirsi accolti, amati o desiderati. Per questo l’intimità sessuale può esporre parti di noi più vulnerabili. Il rapporto sessuale non è solo un atto fisico: è anche un’esperienza emotiva e relazionale che può portarci a entrare in contatto con aspetti di noi stessi e dell’altro più profondi, delicati o emotivamente significativi, con cui magari non entriamo in contatto in altri ambiti della nostra vita».
Sempre in Off Campus Dean dice a Garrett che nel sesso la fiducia è un elemento fondamentale. Se questa manca, può influire anche sul raggiungimento o meno dell’orgasmo?
«Assolutamente sì. Per raggiungere l’orgasmo, sia da soli che in coppia, è importante sentirsi sufficientemente sicuri e rilassati da potersi lasciare andare. Se una persona teme il giudizio - proprio o altrui - non si sente accolta oppure vive tensioni nella relazione, corpo e mente possono restare in uno stato di controllo e vigilanza che ostacola l’eccitazione e il piacere. Anche le credenze e le aspettative legate alla sessualità possono influire molto. Per esempio, idee rigide su come “dovrebbe” svolgersi un rapporto, sui tempi, sulle modalità, su quanto piacere si “debba” provare o sulla necessità di raggiungere l’orgasmo possono trasformare l’esperienza sessuale in una performance, più che in un momento di condivisione e piacere reciproco.
Anche tensioni individuali o di coppia - come stress, preoccupazioni, stanchezza o difficoltà lavorative - possono interferire con la capacità di lasciarsi andare alle sensazioni corporee e al piacere. Naturalmente le cause psicologiche e relazionali non sono le uniche possibili. In caso di difficoltà persistenti è sempre utile rivolgersi anche a un medico, come ginecologo o urologo, per escludere eventuali cause organiche. Anche fattori medici, ormonali, farmacologici o legati alla salute mentale possono infatti incidere. Per questo è importante avere sempre una visione integrata e non colpevolizzante del problema».
Nella serie, Hannah riesce a raggiungere l’orgasmo da sola ma non in coppia e questo la preoccupa. Garrett le propone di provare con la masturbazione condivisa, ma può davvero servire?
«Sì, in alcuni casi può essere utile. Molte persone conoscono bene il proprio corpo e il proprio piacere nella sessualità vissuta da sole, ma fanno più fatica ad accedere a quella stessa dimensione di rilassatezza e piacere nella relazione con l’altro. Quando è presente un partner, infatti, entrano in gioco anche tutti quegli aspetti relazionali di cui parlavamo prima: aspettative, credenze, pressione legata alla performance, vergogna, paura del giudizio o timore di deludere l’altro. Condividere la masturbazione in presenza del partner può aiutare a ridurre parte della pressione della “performance”, perché permette di non doversi preoccupare troppo dei bisogni o delle aspettative dell’altro, pur mantenendo l’aspetto della condivisione e dell’intimità del momento.
Inoltre, da un punto di vista pratico, permettere all’altro di essere presente in questo momento di intimità può aiutare il partner a comprendere meglio ritmi, stimolazioni e modalità di piacere dell’altro. Da un punto di vista relazionale può essere anche un’esperienza di fiducia e autenticità che rafforza la coppia: “posso mostrarmi come sono, posso lasciarmi andare in tua presenza”. Naturalmente non è una soluzione universale: ogni individuo e ogni coppia devono trovare il proprio modo di vivere la sessualità. Ma può essere una modalità di condivisione molto positiva quando vissuta con consenso, apertura e assenza di giudizio. Come spesso accade nella sessualità e nelle relazioni, la chiave sta nella comunicazione aperta e non giudicante».
Che cosa si può fare per far sentire l'altra persona a proprio agio durante il sesso?
«Prima di tutto credo sia importante normalizzare il fatto che possano esserci vissuti di insicurezza legati alla sessualità, anche nelle coppie di lunga durata. Proprio perché, come dicevamo prima, la sessualità espone aspetti vulnerabili di noi. Accettare e fare spazio anche a queste emozioni, senza negarle ma senza lasciare che prendano il sopravvento, è spesso il primo passo per sentirsi più autentici e a proprio agio. È poi importante comunicare apertamente i propri bisogni, limiti e desideri. Può essere utile diventare più consapevoli non solo di ciò che ci piace, ma anche delle nostre rigidità. Alcuni aspetti della sessualità possono essere più difficili da vivere serenamente a causa dell’educazione ricevuta, delle credenze assorbite crescendo dal contesto familiare, dal gruppo dei pari o dai media. A volte queste idee diventano molto rigide, creando pressione e rendendo difficile entrare davvero in contatto con i propri bisogni autentici.
Chiedere all’altro cosa gli/le piace, rispettarne i tempi, osservare le reazioni corporee e accogliere eventuali difficoltà senza criticarle aiuta molto a costruire sicurezza emotiva. Anche piccoli gesti di rassicurazione, tenerezza e presenza possono fare una grande differenza. Dal punto di vista psicologico, il piacere cresce quando non ci si sente giudicati per la “performance”, ma quando ci si sente realmente in relazione con l’altro. Inoltre è importante ricordare che la sessualità non coincide solo con l’orgasmo: intimità, gioco, contatto e complicità sono parti fondamentali dell’esperienza sessuale e del benessere della coppia».














