A febbraio 2024 la intervistavamo a Sanremo e titolavamo la cover digitale "La paura è un gioco". A pochi mesi da quella chiacchierata fronte mare di febbraio, sotto un cielo nuvoloso e con un piumino addosso, nella vita di Martina Socrate ne sono successe di cose. Per esempio? È stata inviata ufficiale di Cosmopolitan alla Mostra del Cinema di Venezia e con il suo format After Marty ha intervistato i grandi del cinema italiano.
Negli stessi giorni è uscito Gen Zex, il podcast a puntate (prodotto da OnePodcast) dedicato al sesso e alla Generazione Z, o meglio al sesso della Generazione Z, dove, in compagnia di ospiti ed esperti, affronta importanti tematiche legate al sesso parlando direttamente ai più giovani.
Noi ne abbiamo parlato con lei a poche settimane dall'uscita, per sapere da lei come sta andando questa prima esperienza e per parlare, ovviamente, di sesso.
Martina, come sta andando il podcast? Il pubblico come risponde?
«Benissimo, penso che sia anche perché nessuno, purtroppo, si aspetti che una giovane donna possa parlare di questo dedicando al tema un intero podcast. Sono sempre sorpresa quando vedo che scala la classifica, immaginavo tanta curiosità riguardo all'argomento, ma mai a questo punto».
Ti piace più il momento di registrarlo o te lo godi davvero adesso?
«Odio risentire la mia voce e non mi piace vedermi in video. Mi capita di qndare a trovare i miei a casa e di trovarli sul divano a guardare Skills, il programma che ho fatto su Rai Play. A quel punto corro subito in camera mia, non parliamo di quando scrollano i miei video su Instagram. Sono ipercritica con me stessa, quindi sì, il momento più bello è sicuramente registrare il podcast, penso anche che chi lavora con me sia d'accordo (ride, nde). Quando abbiamo girato le prime puntate il mio feedback era sempre super negativo, ma le imprecisioni le vedevo solo io. Ho sicuramente imparato a calmare la mia parte ipercritica».
Quando è nata l'idea di coinvolgere degli specialisti?
«Mi stavo confrontando con il mio gruppo di amici, che hanno tutti tra i 25 e i 27 anni, parlavamo delle cose più varie sull'amore e sul sesso, finché non ci siamo ritrovati con domande senza risposta: informazioni importanti sui contraccettivi, come si usa la pillola del giorno dopo, quando la posso usare o meno, o su qual è la procedura per l'aborto. C'è tanta reticenza nei confronti dell'argomento "sesso" e di tutte le sue sfaccettature tra cui malattie e infezioni sessualmente trasmissibili. È una cosa che facciamo tutti, spero, e ho pensato che un podcast che ne parlasse fosse fondamentale. Sappiamo più cose sull'influenza e la prendiamo due volte l'anno...».
La puntata che ti è piaciuta di più?
«La più divertente in assoluto è la prima, con Anakin, ma perché lui è proprio un personaggio ed è stato come parlare al bar con i miei amici, ha settato il mood del podcast, di una conversazione tra pari».
E quella che ti ha insegnato di più?
«Sicuramente la puntata con Avvocathy (Cathy La Torre), che si intitola "non chiamatelo revenge porn" perchè il nome corretto sarebbe "diffusione non consensuale di materiale intimo". Mi ha spiegato che c'è un vuoto legislativo enorme nel codice italiano fermo agli Anni '80, che non si rinnova e lei lotta ogni giorno per cambiare le cose. Durante la puntata forniamo agli ascoltatori degli strumenti concreti da utilizzare nel caso in cui si trovassero in situazioni di diffusione di questi contenuti. Ogni puntata ha un momento Better Call the Expert, in questo caso è venuto un ragazzo che ha fondato un sito web che segue le persone vittime di diffusione non consensuale dei contenuti. A me non è mai successo, ma mi fa molta paura, soprattutto perché sono molto esposta.
Gli adulti ci ritraggono spesso come quelli che non fanno sesso, gli astenuti, ecc. Tu che idea ti sei fatta di noi?
«Vedo una grandissima libertà tra ragazze giovani di parlarne, ci sentiamo più libere di esprimerci anche su temi che fino a pochi anni fa erano un tabù. Ad oggi succede ancora che ci sia molto giudizio, gli stereotipi esistono, ma ce ne freghiamo di più. È interessante invece che nei ragazzi io veda sempre grande imbarazzo, cioè rispetto a noi donne che invece ci legittimiamo sempre di più, parlando liberamente anche di fantasie, kinky. I ragazzi mi sembra che siano più trattenuti».
Qual è il tuo rapporto con il sesso?
«Me lo vivo super serenamente, ma all'inizio non era così. Ho avuto una prima relazione lunga, e bella, ma dal punto di vista sessuale abbastanza complicata. Dopo 3-4 mesi che stavamo insieme, avevo 16 o 17 anni, io mi sentivo pronta, lui non voleva ancora farlo, e siamo andati avanti così per tre anni, a preliminari. Se ci penso adesso vorrei troppo abbracciarmi. Avevo anche smesso di mangiare per un periodo, pensavo di essere io il problema. Adesso non ci cascherei mai, se non soddisfi i miei desideri non capisco perchè io debba soddisfare i tuoi. Quando ci siamo lasciati mi sono promessa di rispettarmi e ho portato avanti la mia sessualità senza senza troppi traumi, difendendo le mie necessità. "I stand up for myself" perché sono cresciuta e ho imparato appunto che non in nessun ambito della mia vita in realtà dovrei starmene zitta e subire se qualcosa non mi va bene, sesso compreso. A me ha fatto bene andare in terapia, mi ha aiutata a essere più sicura di me e a far valore i miei bisogni. Perché tuti ce lo meritiamo, è un diritto».











