Durante la serata dei duetti di Sanremo 2026 il teatro Ariston vedrà Mara Sattei unire la propria sensibilità a quella di Mecna per reinterpretare un caposaldo della musica italiana: "L'ultimo bacio" di Carmen Consoli. Un momento che promette di essere un viaggio nella memoria collettiva che coinvolge anche il cinema.
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Mara Sattei incontra Mecna per dare vita a una nuova versione de "L'ultimo bacio"
La cantautrice di Fiumicino, che torna all'Ariston con una consapevolezza nuova e il brano autobiografico "Le cose che non sai di me", ha individuato nel rapper pugliese il complice ideale per affrontare il repertorio della Consoli. Mecna, noto per la profondità dei suoi tesori e la capacità di esplorare le zone d'ombra dell'animo umano, si incastra perfettamente in una interpretazione che si preannuncia profonda.
La performance è un omaggio rispettoso a una ballata che ha fatto della malinconia il suo punto di forza. Mara Sattei, cresciuta in una famiglia in cui la musica è il pane quotidiano - con la madre nel coro gospel e il fratello thasup alla produzione - porta sul palco quella "luce ritrovata" che caratterizza il suo nuovo progetto discografico, Che me ne faccio del tempo.
Insieme a Mecna, dà vita a un dialogo tra voci che esplorano fragilità dichiarate, temi che risuonano nelle corde di entrambi gli artisti. Si tratta di un incontro tra mondi complementari: il pop sofisticato di Mara e l'eleganza urban di Mecna, uniti da un brano che parla di distacchi necessari e coraggio emotivo.
Storia di una canzone e di un film: il mito de "L'ultimo bacio"
Rivivere "L'ultimo bacio" significa ripercorrere una stagione d'oro della cultura italiana. Estratto dall'album Stato di necessità del 2000, il brano di Carmen Consoli è diventato il tema portante del cinema di Gabriele Muccino quasi per caso. Si racconta infatti che il regista volesse inizialmente intitolare la sua pellicola Non sono pensieri carini, ma che, dopo aver ascoltato l'arrangiamento curato da Paolo Buonvino, decise di cambiare direzione, adottando il titolo della canzone per il film stesso. Un connubio molto fortunato che ha portato la pellicola a incassare milioni di euro, diventando un simbolo generazionale.
La canzone custodisce un intreccio di citazioni importanti, come il richiamo a "mille violini suonati dal vento", verso preso in prestito da Piove di Domenico Modugno, trionfatore a Sanremo nel 1959. Il testo della Consoli gioca sull'ambiguità del dolore: racconta l'addio tra due amanti sotto la pioggia - immagine resa immortale dal video di Davide Marengo girato sul set tra Stefano Accorsi e Martina Stella - o forse un distacco ancora più definitivo e intimo. Il film del 2001 ha fatto conoscere al grande pubblico talenti del calibro di Pierfrancesco Favino, Claudio Santamaria e Giorgio Pasotti.
Mara Sattei e Mecna salgono su quel palco intenzionati a restituire quell'atmosfera sospesa, per celebrare un'intimità universale che, a distanza di venticinque anni, non ha perso la sua forza. Riusciranno a vincere la serata delle cover di venerdì 27 febbraio?




