Dodici ore prima della sua uscita, Justin Bieber ha annunciato l'arrivo di SWAG II, il secondo capitolo di SWAG, arrivato su tutte le piattaforme digitali il 5 settembre, a circa due mesi dalla pubblicazione del suo predecessore. Il progetto contiene 23 nuove tracce, con la collaborazione della star afrobeat Tems, il rapper Hurricane Chris e il cantante inglese Bakar, oltre al ritorno di Lil B ed Eddie Benjamin. Tornano anche i collaboratori di SWAG, Mk.gee e Dijon, che impacchettano la musica di Justin in una veste contemporanea e lo-fi. SWAG II è la parte più ottimista del ritorno di Justin Bieber, con la sua cover rosa confetto in netto contrasto con l'oscurità di SWAG, è infatti il disco in cui il cantante lascia da parte la pressione dei media, le dipendenze e la depressione, per concentrarsi su un'ode alla moglie Hailey, al figlio Jack Blues e alla sua fede ritrovata.
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SWAG II: cosa ci dice del Justin Bieber di oggi?
D'altra parte, SWAG II è l'incubo dei digeritori lenti, la FOMO che si fa disco, lo spauracchio della quantità che rischia di superare la qualità. Dopo 4 anni di silenzio, Justin Bieber è tornato con un progetto mastodontico: 44 tracce in due dischi, per una durata complessiva di 2 ore e 11 minuti. 44 tracce attraverso cui Justin Bieber vuole raccontare al mondo chi è diventato, che musica gli piace ascoltare e quale gli piace fare, vuole essere sincero e cinico, romantico e sexy, un buon padre, un ragazzo che non disdegna erba e alcolici, un fervido credente, un paziente in terapia. Contrasti che nell'insieme potrebbero anche dare vita a una narrazione interessante, ma è come se in SWAG II qualcosa si perdesse, si incagliasse e confondesse. Le tante sfaccettature di Justin Bieber bisticciano tra loro invece di creare un ritratto complesso dell'artista oggi trentenne.
Justin Bieber, i temi e i sound di SWAG II
In questo tanto c'è confusione, in questo tanto che oggi rimpolpa le piattaforme streaming, permettendo sicuramente a Justin Bieber di macinare buoni numeri, c'è forse troppo poco. A livello di sound l'attitudine sperimentale di Mk.gee e Dijon, che nel corso dell'anno si sono fatti notare dalla critica internazionale con i progetti personali, viene diluita con l'impronta pop di Justin Bieber, mescolandosi con R&B, rap, gospel, in un album che ha tante identità, a volte lo-fi, a volte pompate, quasi mai identitarie.
Justin Bieber parla del figlio insieme a Lil B in "Safe Space", appellandosi a Gesù; rappa di tequila e di gangsta in "Poppin' My Shit", poi tocca i tasti più mielosi dell'amore per Hailey Bieber nella maggior parte dell'ablum. In "Love Song", forse una delle tracce meglio riuscite di SWAG II, Just Bieber riflette sulla resistenza del rapporto con la moglie, mentre in "Mother In You" racconta la nascita del figlio e la connessione speciale che il suo arrivo ha creato in lui e Hailey come genitori. In "I Do", Justin torna al suo matrimonio con Hailey, nel 2018. Brani dolci, anche sexy, che però non possono non richiamare tutto quello che Justin Bieber ha già raccontato in SWAG, risultando loro malgrado piuttosto ripetitivi.
C'è poi in larga parte un dialogo con Dio, che culmina nell'ultima traccia del disco, con i quasi 8 minuti di "Story of God" scritta da Justin Bieber insieme al pastore della sua chiesa di riferimento, in cui il cantante ripercorre la storia di Adamo ed Eva, che finisce in qualche modo per assomigliare a quella dell'artista e della moglie, con uno stile narrativo - attenzione, non musicale - che ricorda il Kanye West di Jesus Is King (2019). Chiuso questo lunghissimo sermone, non resta che guardarsi indietro, o lasciare che la riproduzione automatica proceda con il Disco 1. Ma la sensazione è quella che, nonostante ci siano sprazzi di sincerità, come "Everything Hallelujah" e "Moving Fast", e brani che varrebbe la pena ascoltare con i finestrini abbassati e il vento tra i capelli come "Witchya" e "Eye Candy", Justin Bieber non sia ancora riuscito a raccontare a pieno la sua evoluzione come artista. Speriamo che per farlo non ricorra a uno SWAG III.












