Il 4 aprile esce il nuovo album di Tredici Pietro, nome d'arte di Pietro Morandi, figlio di Gianni Morandi, rapper bolognese classe 1997 il cui cognome l'ha sempre preceduto. Non guardare giù arriva dopo un lungo stop e racchiude l'anima old school di Tredici Pietro, ma anche sperimentazioni musicali tra drum&bass, soul e rock italiano. Soprattutto, Non guardare giù è un racconto sincero e personale (si apre con il pubblico e racconta l'uso di sostanza e del suo autolesionismo), un'analisi intima e collettiva di quella sensazione di malessere, del non sentirsi abbastanza e della sindrome dell'impostore, di autolesionismo, del cielo grigio di Milano, delle aspettative e di quel momento in cui Pietro è riuscito a ritrovare un equilibrio.
A fare da mantra nel disco è proprio la frase «non guardare giù» pronunciata nel brano "Emirates" da un barista di Bologna, e diventata in qualche modo simbolo del percorso di Tredici Pietro. Non guardare giù è stato sviluppato durante sessioni di scrittura in Umbria ed è composto da 13 tracce, tra cui i tre brani già pubblicati: "verità", prodotto da Sedd e Tommaso Ottomano, in cui il rapper si trova davanti a domande irrisolte, e che aveva presentato in concorso per Sanremo 2025; il sincero e disarmante "morire" con Nerissima Serpe, "Serve amore" con Irbis.
Cosa ha raccontanto Tredici Pietro del suo autolesionismo e dell'uso di sostanze
In ogni traccia di Non guardare giù, Tredici Pietro svela una parte del suo percorso, che l'ha portato ad attraversare momenti di autolesionismo e dipendenza da psicofarmaci, il tutto all'oscuro della famiglia. Così ha raccontato il rapper in una lunga intervista con Il Messaggero: «Mi facevo del male usando sostanze». Tra i momenti più bui c'è stato il trasferimento a Milano, racconta Pietro, perché: «Lì bisogna essere fighi a tutti i costi, seguire le mode, farsi vedere sempre. Banalmente, non ci si può prendere un anno di tempo per fare un disco. Sono andato in tilt e ho cominciato ad avere comportamenti autolesionistici».
Tredici Pietro parla sul fattore nepo-baby: cosa vuol dire essere figlio di Gianni Morandi?
Il momento di riscatto arriva nel 2023 quando, ricoverato per un problema di salute, il rapper capisce che deve cambiare qualcosa e comincia un percorso di terapia. «Quando sono andato in analisi ho parlato tanto della mia famiglia, ma non so se abbia avuto a che fare con la crisi» racconta Pietro, facendo riferimento al peso di essere sempre etichettato come figlio d'arte di Gianni Morandi: «Il fatto di avere lui come padre è una fortuna, ma al tempo stesso rappresenta una grossa ombra dalla quale è difficile uscire. È dappertutto». Ma per Tredici Pietro c'è un modo di rimanere in equilibrio, di trovare la luce tra le nuvole, come quella nella cover art di Non guardare giù, e fare pace con i demoni, soprattutto quelli interiori: «Non siamo di grandi parole a casa mia, ma mio padre mi ha detto che il disco gli è piaciuto».












