ELASIR, il nuovo album di Elasi, è «un suono che viene dagli abissi». Pubblicato il 17 gennaio per Trident Music, è un disco pensato in sogno. E no, non è una metafora. Perché la musica che noi ascoltiamo e balliamo, quella di "AMÆMI" e "ICEBERG", di "LORELLA" e "MARINA (BACHATA)" prima di consegnarla nelle nostre cuffiette Elasi l'ha captata in sogno. Così nasce il panorama lunare del disco, con una «ricerca di suoni, immagini e ambienti che più assomigliassero agli iceberg, ai tappeti volanti, e ai binari stellari del mio mondo semplice» racconta Elasi. ELASIR è un antidoto per ritrovare la leggerezza quando ci si sente allo stremo delle forze, è il terzo progetto della cantante, producer e dj dopo gli EP Campi Elasi (2020) e Oasi Elasi (2022). Occorre berne un sorso per credere nella sua efficacia miracolosa, ed Elasi è qui per raccontarci perché dovremmo provarne almeno una goccia.
Quali sono gli ingredienti dell’ELASIR?
«Un ingrediente sono i tessuti elettronici, ma anche la ricerca di musica dal mondo, con cori tradizionali, strumenti particolari che trovo nei mercatini, viaggiando o semplicemente su YouTube. Dall'ambient all'elettronica, fino alle colonne sonore e, la sera, un po' di musica classica con strumenti a corda come arpa e chitarra. È un po' un vortice delirante anche di ciò che ho studiato, dalla chitarra classica al jazz, tutto si intreccia. L'ingrediente principale, però, sono i sogni, ma non quelli di Cenerentola, proprio quelli che faccio la notte, che sono labirintici, a volte rivelatori, altre inquietanti».
Che ruolo hanno i sogni nella tua produzione e scrittura?
«Quasi tutte le notti, ogni sogno che faccio ha per accompagnamento una colonna sonora. Magari nella mia mente sono in aeroporto, a un festival, in un centro commerciale, e c'è sempre una musica di sottofondo. Così quando io mi sveglio nella notte, con ancora la memoria di ciò che ho sentito nella dimensione onirica, registro in una nota vocale quello che ho sentito. Nel dormiveglia mi appunto ciò che ascolto nei sogni, che poi è un mix dei suoni che capto durante il giorno perché, soprattutto per quando mi esibisco in dj set, faccio veramente molta ricerca».
A proposito di esibizioni, a marzo riparte l'ELASIR Tour: come immagini la tua performance nei club?
«Mi piace portare sul palco musica che metta leggerezza, che allevi la mia tristezza e anche quella delle persone che sono ad ascoltarmi. Come è stato anche l'anno scorso, le esibizioni saranno a metà tra il clubbing e i live: sul palco io suono diversi strumenti, come i sintetizzatori, chitarra elettrica e, dalla console, gestisco le basi e le mixo. In più canto e ballo delle coreografie insieme a due ballerini. Mi sono dovuta esercitare tantissimo per fare tutto insieme, ma ci tenevo a trasmettere tutte le mie passioni, le diverse forme d'espressione: performance, musica, arte visiva e moda».
Qual è il concerto a cui hai partecipato da spettatrice e che più ti ha ispirata?
«Il primo che mi viene in mente è quando sono andata al live di David Byrne, che si è esibito all'Umbria Jazz Festival. In quell'occasione ha suonato con i musicisti disposti in fila, tutti vestiti uguali, scalzi con un tailleur grigio e, alle loro spalle, una parete fatta di catenine d'argento. Ognuno, imbracciando uno strumento reso wireless (con la batteria scomposta in piatti, gran cassa e rullante), girava in maniera bizzarra per il palco».
A proposito di moda, come hai studiato i look che sono simbolo dell'ELASIR?
«Io come persona sono massimalista: la mia casa è piena di cose, quando disegno riempo di dettagli, come nella mia musica. Per i look di Elasir abbiamo voluto semplificare, senza però dimenticarci di quanto mi piace essere ricercatrice di abiti particolari e trasmettere il lato onirico del disco. Tra i miei look preferiti ci sono le tute fatte su misura che indosso nei visual dei brani. Le tutine sono il capo che più mi accompagna e rappresenta in questo periodo e, come mi hanno fatto notare mentre le indossavo per girare i visuals, richiamano un po' l'atmosfera di The Substance. Quel glamour ostentato Anni '80, con anche un velo di inquietudine, a ben vedere».
Alla produzione di ELASIR hai lavorato con Plastica, Rocco Rampino, Fresco e Peppe Petrelli: cos'ha messo ognuno sul piatto?
«Rocco è stato il mio, non ufficiale ma eletto, direttore artistico negli ultimi anni. Lui è stato dietro anche alla produzione del mio ultimo EP, Oasi Elasi, ed è stato per me un mentore, un fratello maggiore, un amico importante grazie a cui sono riuscita a dare una direzione ordinata alla mia dimensione musicale. Allo stesso modo, con Plastica facciamo un sacco di attività legate al nostro collettivo, Poche Cltv, ma ci troviamo anche spesso semplicemente per fare musica, che è una cosa che riusciamo a fare insieme in maniera estremamente naturale. Buttiamo giù idee quasi ogni giorno e tra queste sono nate le prime due tracce dell'album.
Insieme a Fresco invece ho scritto "LORELLA", "TIGRE BIANCA" e "MUSICA ESPECIAL" e sono andata a scriverle con lui in Umbria, a Città di castello, dove ha uno studio pieno di sintetizzatori analogici, con cui abbiamo potuto sperimentare nuovi suoni in libertà. Con Peppe, ho scritto "ABISSI EVEREST", un pezzo che per me è molto importante perché realizzato in un momento in cui le mie giornate passavano davvero dagli abissi all'Everest per motivi umorali. Per rendere questa sensazione abbiamo usato sintetizzatori e ritmiche sudamericane mixate con l'elettronica. Il ritornello mi è venuto in mente una mattina nel dormiveglia, come una sensazione che viene dai miei abissi».
Mi hai nominato Poche Cltv, quindi raccontami: quali sono i progetti attuali e futuri del collettivo?
«Al momento stiamo curando una rassegna in un locale di Milano, il Detune, per cui scoviamo nuovi e nuove producer da far esibire. In più, faremo workshop in collaborazione con Ableton, gratuiti o a poco prezzo, per futuri e future producer. Oltre a questo, abbiamo in programma anche qualche dj set di gruppo, per fare esibizioni tra colleghe, dimostrando che l'unione fa la forza, e che è bello creare un po' di gang tra ragazze della musica elettronica».














