NEW NAME, NEXT HYPE è la nuova rubrica di Cosmopolitan Italia in cui ci mettiamo in gioco e facciamo una scommessa: chi saranno i grandi artisti del futuro? Nomi emergenti da conoscere, voci singolari, talenti innati. Ci piace pensare di ricoprire un nuovo ruolo: quello di talent scout. Vi presentiamo i nostri pupilli, fatene buon uso.
Se dovesse dire cos'è l'hyperpop a qualcuno che non ha idea di cosa sia questo genere che, lentamente, si sta facendo largo in Italia, SillyElly direbbe: «Musica simile all'hip hop però velocizzata, con la vocina stile Alvin Superstar e basi molto ritmate». È una descrizione piuttosto divertente per un genere che non si prende troppo sul serio, dove il bel canto lascia spazio alla voce pitchata e i testi oscillano tra il punk, l'emo e la trap. Così, in questo regno dove forze oscure incontrano quelle color caramella, SillyElly si è guadagnata il titolo di regina dell'hyperpop. Immaginatela come una Evil Cristina D'Avena, con una passione smodata per gli anime e tutto ciò che è scorretto/illegale.
Dopo il successo raggiunto anche grazie a "HELLO KITTY" dove duetta con ANNA (una canzone che ha il merito di aver reso mainstream il mondo Sanrio), SillyElly esce il 18 ottobre con il secondo Ep, Una fase. Qui le abbiamo chiesto il significato di alcuni dei suoi brani, da "Harajuku" a "Lucky girl syndrome", pieni di reference quasi impossibili da capire per chi ha più di 30 anni. Forse anche per questo tanti altri successi precedenti, da "Girl dinner" a "Waifu Material", sono già un culto nella nicchia hyperpop. Ci siamo immerse nel suo genere che, assicura, è qui per restare.
Qual è la tua storia? Come ti sei avvicinata alla musica?
Io sono di etnia Sinti quindi sin da quando ero piccolina mi spostavo con il camper e giravo molto. A differenza della maggior parte delle persone che ho incontrato, io ho sempre avuto una mentalità piuttosto aperta, un look e un modo di fare particolare. Per questo sono stata giudicata a lungo in famiglia e a scuola, venivo sempre vista come quella strana. Sognavo di essere una Idol giapponese e di poter fare uno show come il loro un giorno. Il mio sogno è sempre stato quello di fare la cantante.
Come hai scoperto l’hyperpop?
Quando ero più piccola ho sempre ascoltato un po' di tutto, anche i Nightcore che fanno un genere che si avvicina a quello dell'hyperpop per la velocità dei brani. A questo mondo mi sono avvicinata definitivamente durante un festival a Napoli, in cui sono rimasta folgorata dall'esibizione degli 20025XS, con la loro "Credo in te". Vedendoli sul palco a fare quello che avevo sempre desiderato per me mi ha spinta a buttarmici io stessa.
Quando ho cominciato mi muovevo principalmente su Soundcloud, anche senza pubblicare ma solo cercando e ascoltando cose nuove. Ho fatto molti remix di altre canzoni, ma ormai l'hyperpop è uscito da SounCloud, anche le persone con cui collaboravo all'inizio sono migrate tutte.
Per tematiche le tue lyrics (con zero buoni sentimenti, uso di sostanze, amore solo per i soldi, frasi taglienti) assomiglia un po’ al rap: qual è il tuo rapporto con il genere?
Io sono veramente fan del rap, italiano principalmente. Vedo molta similitudine tra hyperpop e rap, soprattutto nei miei testi, che potrebbero benissimo essere presi e messi su una base trap.
A proposito di rap, com'è nata la tua collaborazione con ANNA per "HELLO KITTY"?
Lei quasi un anno prima che uscisse la canzone mi aveva scritto su Instagram facendomi i complimenti e dicendomi che le sarebbe piaciuto trovare il modo di fare una canzone insieme. Tempo dopo ci siamo beccate in studio ed è nata "HELLO KITTY", trovando subito un terreno di incontro tra i nostri stili musicali.
Ho visto che ora il personaggio di Hello Kitty è ovunque, è tornata come stampa sui vestiti ma anche in edicola. Io sono molto felice di ciò, anche se qualcuno se ne lamenta perché avrebbero preferito che rimanesse una cosa un po' di nicchia.
La tua estetica, dalle cover art dei brani ai look, è decisa e coerente nell'ispirarsi al mondo anime giapponese: raccontamela
Mi è sempre piaciuta la cultura giapponese ed è il mio sogno andare in Giappone prima o poi. Io sono sempre stata fan degli anime e ne parlo spesso nelle canzoni, mi sono ispirata tantissimo anche ai Vocaloid per il discorso della voce pitchata. A livello di outfit poi ci sono giorni in cui mi vesto da bambolina, altri tutta di nero con calze strappate. Mi piace cambiare e giocare con questi estremi.
La produzione di Una fase è in mano a EnimraK, come avete lavorato insieme?
Con Carmine c'è sempre stato un ottimo rapporto. Io e lui collaboriamo dalla seconda canzone che ho fatto, quindi dall'inizio, e riesce a capire come mi sento e farmi esprimere al meglio nei miei brani. Questo è davvero un talento. Nel corso dell'ultimo anno, quando abbiamo cominciato il tour è nato anche un bellissimo rapporto di amicizia. Ormai mi capisce al 100%.
Cos’è la "Lucky Girl Syndrome" di cui parli nela canzone omonima dell'Ep?
È la sindrome della ragazza fortunata che qualsiasi cosa vuole la ottiene. Non so spiegartela meglio di così. C'entra anche con il manifesting. Io credo moltissimo in queste cose e ovviamente mi sento una ragazza con la Lucky Girl Syndrome.
In "Harajuku" dici «Non ho mai avuto un idolo, sono io l'idolo». È finita l'era delle Idol?
Di base io non mi ispiro nei miei testi a nessuno, parlo sempre di me stessa. In questo senso sono io il mio unico idolo. È un modo di essere un po' punk.
L’hyperop è Una fase?
No. Per me non è una fase, sarà una costante che oggi, pian piano, sta guadagnando l'attenzione che merita. Spero che avrà il suo spazio ben definito, perché io ci credo tantissimo.
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