La fortuna di rincontrarsi, quattro anni dopo. La prima volta che io e Emma Nolde ci siamo raccontate era il novembre 2020, in un'intervista dove lei, all'altro capo del telefono, descriveva con entusiasmo il suo album d'esordio, Toccaterra, uscito il 3 settembre di quello stesso anno. Era un momento particolare, tra il presagio di un nuovo lockdown e la voglia di fare musica e di vivere e di amare più forte di prima. Era un momento in cui «il tempo da dedicare all'amore» sembrava potersi dilatare all'infinito, mentre tutto intorno il resto del mondo rallentava il battito. Oggi tutto è tornato a essere più frenetico, ma io e Emma abbiamo imparato come affrontarlo (o almeno ci proviamo), tra nuovi amori, lezioni di vita che ci hanno lasciate un po' acciaccate, nuovi progetti.

Nel suo bagaglio Emma Nolde oggi porta il secondo album, Dormi, pubblicato nel 2022; l'ultimo singolo "Mai fermi" uscito a giungo 2024, una collezione decisamente ricca di concerti in più e persino un Tedx in cui parla del sentirsi piccoli e della libertà che ne deriva. C'è anche l'esordio sull'importante palco dello Spring Attitude Festival 2024, che si tiene il 13 e 14 settembre negli studi di Cinecittà, a Roma. Mentre lei si esibirà il 14 settembre alle 17, ci saranno le esibizioni di artisti italiani e internazionali, da Mace e Cosmo fino a The Blaze e Barry Can't Swim. In un viaggio tra passato e presente, e nell'attesa di salire sul palco, Emma Nolde ripercorre i suoi passi.



Il deus ex machina di Toccaterra era stato l’incontro con Locusta. Per il tuo secondo album, Dormi, c’è stato un nuovo padrino, Francesco Motta. Come è cominciata la collaborazione con lui? Come comunicano due generazioni diverse della musica cantautorale italiana?

Diversi brani di Dormi esistevano, mandammo le demo a Francesco e lui si prese bene. Io e Francesco siamo di due generazioni diverse ma ci piacciono gli strumenti veri e le parole che devono essere vere e pesanti altrimenti che gusto c’è; quando è così la cosa bellissima è che non esiste differenza di età.

All’epoca mi dicevi che sul palco avevi paura di mettere «troppa foga». Oggi che hai fatto molte più date ed esperienze qual è la tua sensazione ai live?

Quella è una paura che ho sempre, ma ora ai live a me interessa lasciarmi andare, ridere ed essere contagiata da chi ascolta; più suono più penso che dei concerti e dei suoni perfetti alle persone interessi poco; voglio essere naturale, senza muri ed essere sicura ogni volta di aver cantato e parlato come farei come un amico. Tutto il resto serve a supportare quell’istinto.

Quattro anni fa parlavamo del futuro della musica dal vivo in tempi incerti di pandemia. Oggi è arrivato il momento del tuo esordio allo Spring Attitude Festival: cosa ti aspetti sul palco?

Io spero di godermi il momento e di avere davanti persone curiose che si riconoscono in quello che dico.

Per te cosa significa non rimanere "Mai fermi"? Mi racconti il sottotesto del tuo ultimo singolo?

Il sottotesto è che io mi alzo e faccio tre cose insieme: ascolto un podcast, faccio colazione e prendo il telefono se mi scrive qualcuno. Cerco di non perdere un secondo della giornata e faccio tantissime cose insieme, senza farne mai davvero una. Quando suono o scrivo è diverso. Di fatto però noi abbiamo il telefono che come dice Byung-chul Han «è un campo di lavoro portatile» e quindi niente, stiamo mai fermi? Forse cinque giorni all’anno, per il resto anche quando stiamo fermi non lo siamo, seduti davanti a un computer puoi essere la persona meno ferma al mondo, perché non si tratta di quanto facciamo (sicuramente una gazzella al giorno corre molto più di noi) si tratta di sapere perché lo stiamo facendo. Siamo irrequieti perché non sappiamo a cosa serva questo fare. Io personalmente voglio curare questa cosa, che è già un problema di tutti, almeno su di me.

In Toccaterra avevi raccontato il tuo concetto di amicizia attraverso "Nero Ardesia": oggi quale sarebbe la canzone che lo descrive meglio e com’è evoluto?

Eh, è una canzone che devo ancora scrivere. È cambiato molto per me il rapporto con l’amicizia. È una sfera della mia vita che spero di accrescere perché in questi anni dati i mille progetti mi manca la quotidianità del vedere qualcuno senza dover far per forza qualcosa.

In Dormi invece tocchi più spesso il tema amore. In "CQVT" parli di come questo ci permetta di "sganciarsi dal tempo". Come hai imparato a trovare il tempo di amare?

Grazie alla persona che amo ho capito che esiste un tempo da dedicare all’amore, che non ti strappa via niente, ma che coesiste con tutte le altre cose. L’amore che ti porta via, più che amore è innamoramento ed è bellissimo, ma dura i pochi minuti di una canzone.

Ma poi quel viaggio a "Berlino", l’hai fatto?

No. Deve succedere qualcosa che mi faccia prendere un biglietto e andare, finché non arriva un segno, per ora, non lo farò. Chissà se ci risentiremo tra qualche anno se finalmente ci sarò andata.