Quando è uscito il primo album di Calcutta, Mainstream, avevo vent'anni, ero all'università, lo ascoltavo insieme ai miei compagni di studio sui muretti della Statale fumando sigarette nelle numerose pause in biblioteca. Faceva sorridere perché l'album parlava di noi giovani, di storie d'amore fatte di cose semplici. Sorridevamo con i suoi versi perché era facile immedesimarsi in quel protagonista un po' sfigato che stava chiuso in camera a scrivere dediche. «Se io dormissi disteso sul tuo lato del letto, io forse sarei te», cantava in "Gaetano", e noi in quelle parole leggevamo le montagne russe di estasi e dramma, quando venivi lasciato / lasciavi e sembrava la fine del mondo. Era la fine del mondo: «E non mi importa se non mi ami più, e non mi importa se non mi vuoi bene, dovrò soltanto re-imparare a camminare», mentre ci insegnava che il senso di mancanza non serve a niente (spoiler: andiamo avanti).

Calcutta con la sua musica nuova ha influenzato un'intera generazione di, oggi, quasi trentenni che ieri hanno popolato il prato dell'Ippodromo Snai di San Siro per la data milanese del suo Relax Tour, che il 17 luglio si è fermato proprio al Milano Summer Festival. Lo ha fatto con l'umiltà di testi veri, una voce che forse troppo spesso passa in secondo piano rispetto ai testi e che, dal vivo, rende tantissimo e di più. Merito anche dell'atmosfera creata da Angelica, artista dalla voce unica, musicista polistrumentista e sua compagna, che ha aperto lo show di Calcutta in un momento non facile per lei, che ha denunciato per stalking e diffamazione Marco Castoldi (Morgan). Grande prova per la sua band, poi, e per la bravissima corista Francesca Palamidessi, con cui Edoardo D'Erme durante il live riesce a creare intimità, mentre sullo sfondo e sugli schermi laterali visual di ultima generazione rendono ogni performance memorabile.

Si cantano le pene struggenti d'amore, la solitudine, lo stare a "galla", il bisogno di amare e di sentirsi incompresi, soli. E nel sentirsi così siamo tutti parte dello stesso disagio adolescenziale, sdraiati sul letto con le cuffie nelle orecchie a fissare il soffitto che non è altro che il cielo di San Siro al tramonto. Sul palco prendono vita i grandi successi del suo primo album (dalle già nominate "Gaetano", "Cosa mi manchi a fare", "Limonata", "Milano"), c'è Evergreen con "Sorriso (Milano Dateo)", "Hubner", "Pesto" e "Paracetamolo" in chiusura, e ovviamente Relax, uscito a sorpresa nel 2023, con "Due Minuti", "Controtempo", "SSD", "Allegria". Chiuderebbe con "Tutti" (ultima), ma decide di rifare le prime due canzoni in scaletta a seguito di alcune lamentele condivise dagli spettatori sui social che hanno atteso in fila oltre l'inizio del concerto, perdendosi i primi brani live. Ecco quindi il bis, attesissimo. È arrivata davvero la fine, si cammina verso l'uscita e ci si riappropria della propria identità, anche se la malinconia di Calcutta ci stava così bene addosso. Abbandoniamo la coperta di Linus. Grazie Edoardo per averci fatto piangere meglio con questa chiusura inaspettata.

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Courtesy of Ufficio Stampa

La scaletta di Calcutta