«La donna che corre sono io: vado verso il futuro». Laura Pausini, inarrestabile, ha celebrato 30 anni di carriera come solo lei avrebbe potuto. Una maratona, tre palchi, due continenti, tre città, i fan di sempre a tenerle la mano. Perchè la cantante 48enne, con alle spalle decine di record, viaggia così: tra presente e futuro, tra nostalgia e desiderio di fare sempre qualcosa di nuovo.
Era il 27 febbraio 1993 quando per lei tutto è cambiato. Vince Sanremo giovani, canta La solitudine. Trent'anni dopo, Laura canta in cinque lingue prima all’Apollo ad Harlem, New York, quando in Italia è appena scoccata la mezzanotte del 27, poi a Madrid e infine chiude a Milano, al Teatro Carcano, in tempo per aspettare insieme la nuova mezzanotte. «È da tanto tempo che non suonavo nei teatri», dice ai fortunati presenti a Milano, ormai abituata a spazi più grandi, «ma mi piace tantissimo vedervi tutti, dal primo all'ultimo, mi sembra di tenervi per mano». E ancora: «Voi che mi avete scelto, mi avete rivoluzionato più di un sogno. Io mi sento di tutti quelli che mi vogliono. Non dimentico mai da dove vengo, conservo i miei ricordi in maniera possessiva, da vero Toro. Quei ricordi mi rendono quella che sono oggi, e oggi sono qui nuda di fronte a voi».
Niente è lasciato al caso. Laura indossa un blazer, blu con i bottoni e i profili dorati, lo stesso (ora rivisitato da Giorgio Armani) indossato nella prima notte più importante della sua carriera. Poi sarebbero arrivati i milioni di dischi, i programmi tv, i tour in tutto il mondo, il Grammy e il Golden Globe. In ogni teatro oggi Laura canta le canzoni di un decennio, uno dopo l'altro. «Molte persone che io ho osservato, come i miei cantanti preferiti o miti del cinema, dopo tanti anni di lavoro e di successi e di mete raggiunte, hanno deciso di godersela», spiega. «Io però non potevo mica pensare che fosse finita qua. Mi sono detta: "Ci sarà qualcos’altro da vedere". Quindi, io ho capito che avevo bisogno di risentire la paura, l'adrenalina. Mi sono chiesta cosa potessi fare e ho deciso di tornare a pensare come quando avevo 18 anni: ora ricomincio. Voglio sudare e andare a vedere cosa c’è di là, e non lo so».
Ecco perché alla fine del concerto di Milano, Laura annuncia una sopresa: il nuovo singolo - dal titolo manifesto - Un buon inizio, firmato da Riccardo Zanotti dei Pinguini Tattici Nucleari, che anticipa il nuovo album. «Ho pianto su me stessa per due anni. Dopo la vittoria ai Golden Globe avevo paura di essere arrivata a una meta. Sono cresciuta in un piccolo paesino e in musica mi sono spesso frenata pensando di essere una certa cosa e basta. In più quando mi gasavo per una novità il vecchio management della casa discografica mi buttava giù. Poi è arrivato un nuovo gruppo ed eccomi qua. Questa nuova canzone di Riccardo è il manifesto della mia ripartenza. Ho avuto pensieri negativi però cerco di rialzarmi».
Perché Laura Pausini da Solarolo ha sempre avuto una linea guida: «Per sentirmi viva devo correre, non riesco a stare seduta. E quando cado, mi rialzo». Uno dei palchi più importanti, continua, resta Sanremo. Ma, nonostante l'esperienza dell'Eurovision, non da conduttrice: «No, non me la sento di condurlo. Non potrei essere distaccata dalla scelta delle canzoni, soprattutto se dovesse capitarmi di avere degli amici che vogliono andare in gara. Sanremo è diverso da tutti gli altri palchi. Rispetto la decisione dei miei colleghi di andare, dopo averlo vinto e con una carriera alle spalle. Io non ho questo coraggio. Sono consapevole che quel posto lì ha rivoluzionato la mia vita, la mia famiglia».
Tra passato e futuro, sempre. Laura dopo la sorpresa del nuovo singolo, chiude il sipario, non senza che il suo pensiero vada inevitabilmente a Maurizio Costanzo, ma non scende dal palco. Senza la band inizia a cantare un medley dei suoi successi di una vita, da Strani Amori a Invece no. Prova a chiamare persino quel famoso Marco. Non risponde. È il tempo de La solitudine.
Fine concerto, l’invito è lo stesso da trent'anni: «Stanotte fate l’amore». Tra passato e futuro, ma certe cose non cambiano mai.















