In questi mesi, tra Olimpiadi, Paralimpiadi, Heated Rivalry e il calcio (immancabile solitamente in almeno una delle tv in casa la domenica pomeriggio) siamo diventati tutti esperti di sport. Del resto, lo sappiamo, siamo campioni in tuttologia. Dopo esserci lasciati alle spalle il girone dantesco del referendum (dove tutti ci spiegavano il senso delle votazioni, quando poi sono stati i giovani a dare un segnale vero per il futuro) ora vogliamo parlarvi di una storia che ci ha emozionato. Del resto, non tutte le medaglie finiscono al collo. Alcune arrivano dritte a chi guarda da lontano, a chi non si è mai sentitə rappresentatə (primo indizio), a chi ha bisogno di un segnale. Il bronzo conquistato da Nikki Hiltz, atleta trans e non-binary statunitense, ai Mondiali indoor 2026 a Toruń in Polonia nei 1500 metri è una vittoria per un'intera comunità queer. Un risultato sportivo che l'atletə ha voluto dedicare ai più giovani. Sono 5 gli atleti apertamente LGBTQIA+ che hanno preso parte alla gara. E noi italiani siamo arrivati sul podio al terzo posto, con ben tre ori e due argenti. Non male, no?



Nikki Hiltz sul podio prima ancora di correre

Nikki Hiltz ha già conquistato l’argento a Glasgow due anni fa, e da allora la sua figura nello sport americano è cambiata. Quest'anno ha chiuso con il proprio record personale indoor di 3:59.68. superando la francese Agathe Guillemot. Prima della finale, Hiltz ha condiviso un breve video su Instagram con la scritta: «Questa è per la mia comunità», accompagnata dalle emoji del Pride trans, del Pride arcobaleno e della bandiera degli Stati Uniti. Del resto, il percorso di Hiltz è sempre stato intrecciato con la sua identità. Dal coming out come persona non binaria nel 2021, alla mastectomia bilaterale dopo le Olimpiadi di Parigi 2024, ad emozionare sono le parole che pronuncia dopo la gara. Hiltz infatti ha deciso di dedicare la medaglia a chi si riconosce nella propria storia: «Sono così orgogliosə di questa medaglia, grazie per tutto l’amore e il supporto. Dedico questa medaglia a tutti i ragazzə queer in America che hanno un sogno… siete magici, appartenete a questo mondo e tutto è possibile!!». Il supporto è arrivato prontamente anche dalla fidanzata Emma Gee che, condividendo un reel della premiazione, ha scritto sui social: «Congratulazioni, splendidə!!».

Una medaglia che racconta chi sei

Hiltz affronta però anche la complessità del contesto in cui compete: «È un momento davvero strano per partecipare ai Campionati del Mondo e indossare la maglia con la scritta 'USA'. Amo davvero questo Paese e credo che proprio per quanto lo ami, ne sia profondamente amareggiatə e feritə. So cosa può essere e sono davvero delusə da molte cose che stanno accadendo. Mi sento molto motivatə a rappresentare la mia comunità sul palcoscenico globale. Mi sento davvero onoratə di indossare la maglia con la scritta 'USA' come persona trans non binaria, tutti noi persone queer siamo ugualmente americani», ha condiviso sempre mezzo social. Per poi aggiungere: «Quando vedo molti dei miei compagni di squadra del Team USA, mi rendono orgogliosə di essere un atleta americanə. Credo che non sia una coincidenza che più sono autenticə, più i miei risultati arrivano. Mi sento come se stessi vivendo su questa alta frequenza del 'sto solo cercando di essere il più me stessə possibile' e penso che questo sia il superpotere definitivo nello sport, e anche nella vita».

La sfida futura però non è solo sportiva. Hiltz sogna di chiudere la carriera alle Olimpiadi di Los Angeles 2028, «al netto di qualsiasi divieto eventuale deciso dal CIO nei confronti delle atlete trans e dell’attesa sentenza della Corte Suprema, chiamata a decidere sul transfobico ordine esecutivo trumpiano di inizio 2025». E noi ce lo auguriamo per lei e per il nostro futuro. Di tuttə.