Tutto si può prevedere, nelle faccende sentimentali, tranne le nuove mode. Esplodono all’improvviso, non si sa da dove. Nessuno avrebbe mai indovinato, per esempio, con un’infinità di single – mai così tanti nella storia, dice Rebecca Traister in All The Single Ladies – e con tutto il sesso all you can eat a disposizione, che la gente avrebbe cominciato a scriversi e basta, senza uscire, o che le affinità elettive sarebbero rimaste in chat; che sarebbero tornati gli anni degli amori scritti e che il sesso sarebbe precipitato ai minimi storici (rapporto Censis sullo stato della coppia e i nuovi comportamenti sessuali degli italiani). Gli amori senza sesso e senza vedersi, adesso comandano loro. Ma a una ricerca più approfondita delle nevrosi moderne, emerge come il problema sia un altro. Narcisismo. L’avrete sentito e letto ovunque. Ha profili Instagram dedicati. Imperversa nella psicologia da street food, quella sui social. Ma cominciamo dall’inizio.

Il narcisista in 7 punti

La prima questione da affrontare è che la definizione medica è larghissima. Vale tutto, ci sono mille sintomi comuni. È il mal di schiena dei disturbi della psiche: come fai a non averlo? Nella radiografia del narcisista almeno cinque delle caratteristiche che seguono devono essere presenti:

  1. Una esagerata percezione della propria importanza;
  2. La convinzione di appartenere alla categoria di esseri speciali e di poter essere capito/a solo da suoi simili altrettanto speciali;
  3. Il desiderio di essere associato a persone di status elevato;
  4. La profonda, tremenda, esigenza di ammirazione costante;
  5. Il fatto che veda gli altri come un mezzo per raggiungere i propri obiettivi;
  6. Assoluta mancanza di empatia;
  7. Nelle relazioni, la modalità è utilitaristica.
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Alessandro Cripsta

Gli esordi

I fossili del narcisismo moderno vanno cercati nell’educazione sentimentale che ci hanno dato fino all’altro ieri. L’industria culturale come primo consumo degli anni Ottanta ci propinò Candy Candy, che cresce e incontra Terence – anaffettivo apparente – faceva il disinteressato, ma amava la piccola Candy e noi lo sapevamo. Poi fu il tempo di Pretty Woman, gli anni Novanta. Anche qui il protagonista maschile era poco sensibile ai guai altrui, ma la ragazza (Julia Roberts) spezza la lastra di ghiaccio con la forza del sorriso. La rassegna si esaurisce con Carrie in Sex and the City nei primi del Duemila, Mr. Big è un cuordipietra che però, alla fine, corre a Parigi per riprendersela. Il tratto comune lo riconosce anche un bambino: alla fine il narcisista può guarire. La struttura è ottocentesca: se ti danno mille difficoltà, vuol dire che devi insistere, faticando convertirai il soggetto orribile che non era poi così orribile. Insomma, i narcisisti del secolo scorso erano gestibili. La trasformazione era un miracolo possibile, anzi certo.

Nei nostri anni

Lasciate ogni speranza, se l’incontrate. La verità è non solo che non gli piaci abbastanza, ma proprio che non si sa chi sia, il narcisista. E soprattutto non si sa che fare: è asintomatico e per niente disposto a cambiare. E perché dovrebbe? Che bella malattia non sentire il dolore del mondo e pensare solo a sé. Dimmi dammi fammi. È la vita com’era a due anni, meravigliosa.