Mai come oggi è necessario, se non fondamentale, parlare di pari diritti e sensibilizzare sul tema della violenza di genere. Un'altra occasione per affrontare queste tematiche è sicuramente l'8 marzo, Giornata internazionale della Donna. E se vi state preparando per comprare il rametto di mimosa e la torta da regalare, fatelo pure (fa sempre piacere, lo sappiamo). La domanda è: davvero occorre una giornata per celebrare l'importanza della donna nella nostra società? Non dovrebbe essere tutti i giorni questa giornata? O meglio ancora: in che modo può aiutarci (se di mancanze, a quanto pare, stiamo parlando)? Una cosa è certa: l'8 si trasforma in un megafono pronto a farsi sentire (nuovamente) in piazza da generazioni diverse.
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8 marzo, le manifestazioni tra Milano e Roma
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La Giornata Internazionale della Donna sarà segnata in tutta Italia da manifestazioni e cortei con l’obiettivo di denunciare diverse tematiche decisamente attuali. Quali? Dalla violenza di genere, alle discriminazioni sociali e lavorative, alle disparità salariali fino all'esigenza di essere ascoltate. A Milano, uno dei principali appuntamenti sarà il corteo transfemminista "Le nostre vite valgono. Noi scioperiamo" con ritrovo alle ore 15.00 in Piazza Duca d’Aosta, davanti alla Stazione Centrale. Il percorso attraverserà le vie del centro, includendo performance artistiche, mentre nei quartieri cittadini si terranno flashmob per coinvolgere in modo più capillari i passanti. Uno sciopero, questo, che proseguirà anche il giorno successivo. «Le giornate mettono al centro l’opposizione alle politiche del governo Meloni in tema di contrasto alla violenza sessuale ed economica rivolte alle donne e alle categorie più colpite dall’inflazione dovuta alla guerra: la propaganda di governo getta la maschera e diventa guerra aperta alle donne e alle persone trans, alle persone razzializzate, alle persone disabili e povere. In particolare, le conseguenze dell’approvazione del DdL Bongiorno, di modifica della attuale legge sulla violenza sessuale, sarebbero molto gravi nei contesti familiari e coniugali, per le giovani e giovanissime che con le loro denunce fanno registrare un aumento vertiginoso dei casi, nei contesti lavorativi e in condizioni di ricattabilità, nei tribunali dove chi denuncia è già esposta a vittimizzazione secondaria», spiegano le organizzatrici. Anche a Roma, il collettivo Non Una di Meno guiderà un corteo con ritrovo alle ore 17.00 in Piazza Ugo La Malfa, vicino al Circo Massimo, da cui partirà il percorso attraverso via del Circo Massimo, Porta Capena, via Merulana fino a Piazza Vittorio con arrivo previsto alle ore 21. Il giorno successivo invece, a partire dalle ore 09:30 è programmato lo sciopero transfemminista in Piazzale Ostiense.
Anche altre città scendono in piazza, scopri quali
A Bologna, il gruppo "Non Una di Meno – Bologna" ha fissato un presidio in Piazza Maggiore dalle ore 12.30 con "Una domenica in S/famiglia". Anche a Firenze, per tutto il mese di marzo, si è pensato ad una programmazione diffusa. Tra le iniziative da segnalare, la raccolta di prodotti mestruali in tutti gli impianti sportivi gestiti dal Comitato Uisp di Firenze. A Torino, la mole Antonelliana si tinge di viola e si celebrano gli 80 anni dal diritto al voto per le donne. A Padova, l'appuntamento è in Piazza delle Erbe tra le 15 e le 18 per prendere parte a laboratori con "Non una di meno" in vista del corteo del giorno successivo per opporsi al ddl Bongiorno. A Cremona, un corteo cittadino attraverserà le vie principali da Piazza Marconi fino ai giardini pubblici di Piazza Roma con lo slogan "Senza consenso è stupro". Un corteo rumoroso, fanno sapere le organizzatrici, “per una città che risponda, che si faccia sentire e che non resti a guardare. Invitiamo chiunque voglia partecipare a portare con sé un tamburello, uno strumento musicale o un semplice cartello con il proprio pensiero. Il rispetto non ha genere, così come il consenso non ha genere: per questo la piazza è aperta a tutte e tutti coloro che credono in una convivenza basata sulla libertà e il rispetto». Per poi concludere: «Scendiamo in piazza perché il consenso non è un’opinione e non è un’eccezione: è la base della nostra libertà. Se toccano un*, rispondiamo tutt*».











