Nell'arco di pochi giorni, Joe Biden si è ritirato dalle presidenziali, Kamala Harris è diventata la candidata favorita dei Democratici e il popolo di internet si è impossessato della campagna elettorale. Si è passati da un certo clima di pesantezza nel vedere due ultrasettantenni decidere le sorti del mondo a una specie di euforia dai toni trash. Prima uno scenario deprimente: video sulla vecchiaia di Biden, un attentato, ipotesi apocalittiche in cui Trump vince a mani basse e nega l'aborto a migliaia di donne. Ora: emoji di noci di cocco che richiamano una frase virale di Harris, clip di Kamala che balla e remix della sua risata sulle hit pop del momento. La campagna elettorale ha sterzato bruscamente e la Gen Z ha stabilito che la (sperata) vittoria della prima donna presidente degli Stati Uniti arriverà a colpi di meme. La retorica dell'empowerment, del soffitto di cristallo e del «se vuoi puoi» fa tanto 2016, oggi si cavalca la “Coconut tree summer" bevendo Piña Colada. Kamala Harris sui social funziona benissimo.
Forse aveva ragione Jack Schlossberg (il nipote Kennedy e rubacuori della politica) quando in un'intervista ha giustificato i suoi video satirici sostenendo che non basti parlare male di un avversario politico come Trump, serve proporre qualcosa di alternativo che entusiasmi e smuova le masse, che veicoli il messaggio intrattenendo. Quel qualcosa in questi giorni sembra scattato e, nonostante Kamala Harris non faccia particolare uso dei suoi canali social, la sua presenza online è apparsa dirompente. Questo suo lato "memabile" era già emerso nel 2020 ed è legato al suo essere spontanea, colorita e talvolta al limite del cringe. I meme, del resto, sono in grado di trasformare ciò che è eccessivo in esaltante, ciò che è imbarazzante in condivisibile, secondo il principio randomico per cui tutto può «fare il giro», essere masticato e digerito dagli utenti e ripresentarsi in forma nuova per riderci su.
Anche i video creati originariamente dai Repubblicani per mostrare Harris in cattiva luce possono diventare cult. C'è una clip in cui la vicepresidente, per spiegare l’importanza del contesto in cui si cresce, cita una frase di sua madre: «non capisco cosa non vada in voi giovani: pensate di essere caduti da una palma da cocco?». Cringe? Un po'. Divertente, memabile? Certo. Da lì, vale il chi più ne ha più ne metta: impazzano le emoji con le noci di cocco, la Piña Colada è il drink dell'estate e la frase viene remixata su TikTok con tanto di risata finale (la risata fragorosa di Harris è ovunque). «Se il suo nuovo responsabile della campagna è furbo, prenderanno al volo alcuni di questi remix per i comizi», scrive Vulture, «Ci sono due artiste che hanno già dato il loro sigillo di approvazione: Kesha e Charli XCX». Aspettiamo solo Taylor Swift(il remix esiste anche sulle note di "Shake It Off").
Per ora sembra che il profilo X Kamala Hq stia cavalcando l'onda pop. Qualche giorno fa Charli XCX ha pubblicato un tweet virale con scritto «kamala IS brat» riferendosi al suo album Brat che sta dettando il mood dell'estate (si parla di "Brat girl summer") e descrive un atteggiamento indisciplinato e dispettoso ("brat" appunto), forse proprio quello che serve a Harris per vincere le primarie e poi battere Trump. @KamalaHQ ha prontamente cambiato l'immagine del profilo con la grafica verde acido e il font Arial della copertina dell'album. Ma non è finita qui: il team di Kamala Harris sembra consapevole del potenziale di tutti i meme a lei dedicati, compresi quelli che riprendono la serie tv Veep (dove la protagonista si trova per caso a sostituire il presidente degli Stati Uniti e a candidarsi alle presidenziali) e quelli che riprendono un altro video fatto dai repubblicani con una una frase che la vicepresidente ripete spesso durante i suoi discorsi pubblici («what can be, unburdened by what has been»).
I Repubblicani ci hanno provato a continuare a prendere in giro Harris per quella frase, ma ora che il video è un tormentone, semplicemente non funziona più: vogliamo tutti essere «unburdened by what has been», qualsiasi cosa voglia dire. Inutile negare che la politica stia diventando sempre più simile alle fandom e, in questo senso, il successo online, se sfruttato nel modo giusto, potrà rivelarsi decisamente utile a Kamala Harris. Quello che funziona è l'entusiasmo virale, la leggerezza al posto del disfattismo, la speranza che spinge all'azione, anche quando di mezzo ci sono questioni ben più serie. Emerge una possibilità: forse Trump 2024 non è poi così ineluttabile?











