È estate, siamo saliti sul volo prenotato a febbraio, abbiamo raggiunto la nostra località balneare preferita, indossato il costume e ci siamo diretti in spiaggia con le infradito ai piedi e una borsa mare colma di essenziali. Tra questi, certamente c'è la crema solare: ormai sappiamo benissimo di doverla mettere e che possiamo abbronzarci bene, anche indossandola. Ma siamo sicuri di avere preso tutti i provvedimenti per proteggerne le caratteristiche più specifiche?



Quando si parla di sole, di SPF e abbronzatura, il rischio è quello di pensare che una regola valida per una persona possa funzionare per chiunque. O ancora più nello specifico, che le linee guida da seguire per proteggersi possano essere invariate e universali. Se metti la crema sei a posto. Non funziona proprio così: la pelle è un organo profondamente individuale e il modo in cui reagisce ai raggi UV dipende da una combinazione di fattori che vanno oltre l'utilizzo di una semplice crema solare. Fototipo, patrimonio genetico, età, equilibrio ormonale, trattamenti dermatologici e persino alcuni farmaci possono influenzare la risposta della pelle all'esposizione estiva. Prima di sdraiarci sull'asciugamano o sul lettino tutti incremati abbiamo studiato la nostra pelle, capendo davvero come trattarla?

«La protezione solare universale è un mito, un po' come pretendere che un unico paio di jeans vesta a pennello chiunque», spiega il dottor Nicolò Rivetti, dermatologo di Doctolib.it. «La letteratura scientifica parla chiaro: la risposta biologica ai raggi UV è scritta nel nostro DNA. Certo, un SPF 50 protegge dai raggi UVB in modo matematico, ma la texture, i filtri associati (chimici, fisici o ibridi) e gli attivi extra devono essere cuciti su misura». Una pelle a tendenza acneica, ad esempio, beneficerà di texture leggere e opacizzanti, mentre una pelle più secca o matura avrà bisogno di ingredienti idratanti e antiossidanti. «La vera protezione è sempre tailor-made».

Come proteggere la pelle in estate in base

Tra gli elementi che più influenzano la risposta al sole c'è il fototipo, ovvero la quantità e il tipo di melanina presente nella pelle. Le pelli più scure possiedono una maggiore concentrazione di eumelanina, che offre una protezione naturale superiore rispetto alle pelli chiare. Questo, però, non significa che siano immuni ai danni provocati dai raggi UV. È uno dei falsi miti più diffusi e anche uno dei più pericolosi. «La pelle scura non è immune ai danni del sole», chiarisce Rivetti. Sebbene i fototipi più elevati abbiano una protezione intrinseca maggiore (equivalente a un SPF bassissimo, circa 13), i raggi UVA continuano a penetrare nella pelle, contribuendo all'invecchiamento cutaneo, ai danni cellulari e alle alterazioni della pigmentazione.

Inoltre, anche i tumori cutanei possono colpire le pelli scure e, proprio a causa della falsa convinzione che siano naturalmente protette, spesso vengono diagnosticati più tardi. Le carnagioni ricche di melanina presentano, quindi, una maggiore tendenza a sviluppare iperpigmentazioni, melasma e macchie post-infiammatorie. In estate queste problematiche possono accentuarsi rapidamente. «I melanociti sono estremamente reattivi: qualsiasi stimolo, dal sole a una semplice infiammazione, può innescare una produzione disordinata di pigmento», spiega il dermatologo. In questi casi la protezione solare tradizionale potrebbe non essere sufficiente e, secondo lo specialista, le formulazioni che contengono ossido di ferro, spesso presenti nei prodotti colorati, possono offrire una protezione aggiuntiva contro la luce visibile ad alta energia, coinvolta nel peggioramento delle discromie.


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Oltre al fototipo, entrano in gioco numerosi fattori individuali. L'età, per esempio, modifica profondamente il comportamento della pelle. Con il passare degli anni diminuiscono le difese antiossidanti naturali e la pelle tende ad assottigliarsi, diventando più vulnerabile agli effetti dello stress ossidativo provocato dai raggi UV. Anche lo stato della barriera cutanea è fondamentale. Una pelle sensibilizzata da esfoliazioni eccessive o da condizioni come la dermatite risulta meno efficiente nel proteggersi dalle aggressioni esterne. «Il sole non è un guaritore, è un forte stressogeno ambientale», ricorda Rivetti.

Ma anche la biologia di genere conta. Le differenze biologiche tra uomini e donne rappresentano infatti un altro elemento da considerare. Come spiega l'esperto, la pelle maschile è mediamente più spessa (circa il 20%), ha una maggiore densità di collagene e produce una maggiore quantità di sebo per effetto del testosterone. Questo può renderla più tollerante a texture leggere come gel e spray. La pelle femminile, invece, è maggiormente influenzata dalle oscillazioni ormonali e tende a manifestare più facilmente fenomeni di disidratazione e alterazioni della pigmentazione. «Gli uomini mostrano i segni del photoaging più tardi, ma quando compaiono tendono a essere più marcati, a sviluppare delle rughe più profonde», osserva il dermatologo.



Gli ormoni, del resto, sono tra i principali registi della salute cutanea. Gravidanza e menopausa, ma anche terapie ormonali possono modificare significativamente la sensibilità della pelle alla luce solare. Durante la gravidanza o l'assunzione di contraccettivi orali, l'aumento degli estrogeni stimola l'attività dei melanociti e favorisce la comparsa del melasma, spesso definito "maschera della gravidanza". In menopausa, invece, la riduzione degli estrogeni contribuisce a rendere la pelle più sottile, secca e fragile. In tutte queste situazioni la protezione quotidiana diventa ancora più importante.

Lo stesso vale per chi assume farmaci fotosensibilizzanti. Antibiotici come le tetracicline, retinoidi, alcuni antinfiammatori e diverse terapie ormonali possono aumentare notevolmente la reattività della pelle al sole. Le conseguenze possono andare da eritemi intensi a vere e proprie reazioni fototossiche, scottature gravi, eritemi bolloși, fino alla comparsa di macchie scure e persistenti difficilissime da mandare via, anche in casi di esposizioni minime. «Se si prende un farmaco, l'esposizione va ridotta al minimo e lo schermo solare diventa un presidio medico. Su questo punto, l'informazione non basterà mai», sottolinea Rivetti.

Anche alcuni trattamenti dermatologici ed estetici richiedono attenzioni particolari durante la stagione estiva. Procedure come peeling chimici profondi e laser ablativi, che riducono temporaneamente la capacità protettiva della pelle, rimuovendo lo strato corneo superficiale e lasciando la pelle letteralmente "nuda" e indifesa contro i raggi UV, vengono generalmente sconsigliate nei mesi più caldi. Per quanto riguarda la skincare quotidiana, ingredienti come retinolo e acidi esfolianti possono essere utilizzati con maggiore cautela, preferibilmente la sera e sempre associati a una rigorosa fotoprotezione durante il giorno. Tuttavia, «se si prevede una vacanza al mare o ad alta quota, meglio sospenderli del tutto una settimana prima della partenza e puntare su attivi idratanti e lenitivi (acido ialuronico, ceramidi, niacinamide)».

La skincare estiva più efficace è quella in dialogo costante con le unicità della pelle: bisogna imparare a osservarla e a riconoscerne i segnali. Un aumento della lucidità, la comparsa di piccoli sfoghi, una sensazione di pelle che tira o l'insorgenza di ombreggiature scure sul viso sono tutti indicatori che la routine potrebbe aver bisogno di essere adattata.

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Headshot of Elena Quadrio

Mi piace ricercare e sperimentare, lo faccio da sempre attraverso il beauty, ma soprattutto la scrittura. Di solito per descrivermi lascio parlare la mia carta astrale: sole in Capricorno, luna e ascendente in Aquario. Tre cose su di me: sono cresciuta innamorandomi della letteratura, ma sogno ancora di fare l’attrice e ogni tanto dico in giro di esserlo. Persona preferita: Audre Lorde.