Ce l'ha tatuato sulla pelle, con un font in corsivo, scritto sulla mano sinistra, che è quella su cui le «vengono meglio le unghie» e che «si fotografa sempre alla fine di un nuovo nail set». Ce l'ha dipinto sulla portiera della macchina come se fosse un graffito su un muro rosa con stelline sfumate. "Skitty", o meglio, "la Skitty", è il nome con cui si è fatta conoscere nella nuova scena italiana della nail art e che porta orgogliosamente con sé ovunque vada. Diventato iconico, le serve per identificare e distinguersi come nail art professionista all'interno settore, ma anche per descrivere tutto il suo immaginario estetico, il suo stile e quello delle unghie che realizza.
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Lavinia Gerenzani, classe 2001, ha costruito il suo universo artistico, tecnico ed emotivo partendo dal ricordo del suo legame con una delle sue gattine: «Ice era sempre con me e accompagnava ogni mia giornata. Si sedeva sulle gambe delle clienti facendo loro pet therapy. Aveva delle zampette rosa dolcissime con il pelo bianco e delle unghiette fantastiche. Quindi ho pensato a qualcosa che potesse ricordarla», mi racconta quando le chiedo da dove le è venuta l'ispirazione per definire la sua identità professionale. Con la sensibilità visiva tipica di un'artista, alla parola "Kitty" (gattino), mi spiega che ci ha aggiunto una "S" – «la trovo una lettera molto bella e dalla forma super armoniosa».
Forse più che delle nail art decoratissime, colorate, con dettagli manualmente costruiti alla perfezione, charms di Kuromi, Hello Kitty, croci e fiocchi applicati con gusto e coerenza, reference ispirate alla pop culture, e soprattutto alla sua musica, alla videoclip culture degli Anni Duemila, le Skitty nails sono queste: una connessione o una lente, sentimentali e visive, con cui leggere il mondo, attraversare la vita, con cui raccontare se stessi e piacersi davvero. Dalle unghie più gotiche a quelle più kawaii, da quelle Y2K a quelle più strane e materiche, Gerenzani «come dice una grande donna, Elenoire Ferruzzi, realizza "Non tutto, ma di tutto!". Mi piace realizzare diversi stili perché io in primis amo essere diverse cose», aggiunge, ma tutte le sue creazioni hanno in comune un certo modo di essere, una certa vibe: la sensibilità di volere bene a un animale, di trasferirsi in una grande città senza dimenticare le radici di paese, i prati e le campagne.
Stabilitasi a Milano dopo il diploma di liceo artistico in arti plastiche figurative, Skitty Nails ha sempre vissuto in piccoli paesini dispersi nella Brianza, in mezzo a campi sconfinati, boschi e natura, finché lo scorso gennaio non ha deciso dare una svolta anche geografica alla sua creatività: «Amo il contrasto che si crea tra le mia estetica di unghie sempre super decorate lunghissime con il fare scampagnate e curare l'orto», afferma dichiarando che rimarrà sempre «Una ragazza di campagna». Però "Skitty", con la mano e l'automobile brandizzate. «Chiunque visiti il mio profilo è ben accolto e non deve avere timore di farsi le unghie per qualsiasi motivo», afferma: le Skitty Nails sono per chiunque, tranne che «per le Clean girls, scusate».
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Come ti sei avvicinata al mondo delle unghie? Come sono diventate la tua professione?
«Fin da piccola mi sono sentita attratta dal mondo del beauty e della moda. Inizialmente infatti volevo fare la stilista, poi sono passata al make-up, nello specifico effetti speciali, fino poi a ritrovarmi a fare le unghie. Ma è successo tutto per caso. Ho iniziato facendomele da sola con i classici smalti o applicando le unghie finte. Un giorno mia mamma e le sue amiche hanno vinto un kit per fare il semipermanente con dei punti spesa del supermercato: ho rubato a loro tutta l'attrezzatura e quella penso sia stata la svolta, il prodotto che asciuga in lampada e non all'aria mi permetteva di fare diverse nail art. Ho quindi iniziato a sperimentare, prima su me stessa, poi su mia mamma, poi sulle sue amiche, poi sulle loro figlie, dando inizio ad una reazione a catena. La voce si spargeva sempre di più e da un hobby è diventato il mio lavoro».
Come funziona il tuo processo creativo? Da dove prendi ispirazione? Ci sono nail artist di cui ammiri il lavoro?
«Il mio processo creativo è sempre diverso. Può partire da una semplice foto che la cliente mi propone, alla quale però cerco sempre di cambiare qualche dettaglio, oppure da cose totalmente a casuali; l'ispirazione mi arriva da canzoni, copertine, foto di paesaggi, quadri, texture, a volte addirittura concetti. Per ogni stile che faccio ci sono diverse nails artist di cui ammiro i lavori. Nel libro Fresh Set di Tambe Denton Heart ce ne sono diverse che mi piacciono. Ultimamente su di me mi sono in fissa con lo stile latina y2k, quindi mi ritrovo spesso sui profili di @lilynailz e @krocaine».
Che rapporto hai con le tendenze? Come queste si fondono nel tuo lavoro creativo? Quali sono quelle del momento che preferisci?
«È un rapporto spesso conflittuale: a volte non voglio per forza seguirle, ma altre volte mi rendo conto che bisogna stare al passo con i tempi. Anche se non sempre riesco a starci dietro, alla fine le accolgo e cerco di metterci del mio per non fare qualcosa uguale a qualcun altro. Avete mai visto lo stesso abito su un red carpet? Può anche succedere, ma è molto raro. Tra i trend del momento mi piace il ritorno dell'unghia quadrata e in generale lo stile y2k, di cui sono molto fan».
Quali sono le unghie in assoluto che più hai amato fare?
«In generale sono quelle che richiedono uno scambio continuo di moodboard tra me e il/la cliente. Amo vedere come idee e concetti si trasformano sulle unghie. Il più delle volte questo accade per dei progetti editoriali o shooting. Come Payback, un editoriale di Alice Possanzini, in cui ci si ispirava al video di Rihanna di "Bitch Better Have My Money". Per questa occasione avevo preso spunto dalla pop culture di fine Anni '90 inizi Duemila. In un altro progetto a cura di Aurelio Comparelli, per Numero Russia, mi sono ispirata invece alla flora della foresta di Ubud, a Bali, luogo dove erano stati realizzati gli scatti. Di queste esperienze più che realizzare le unghie in sé, mi piace tutto il processo creativo che c'è dietro e il conoscere artisti e persone bellissime».
Vuoi comunicare qualcosa con le tue unghie?
«Per me le unghie, come i tatuaggi, non devono avere per forza un significato profondo, a volte è pura estetica e va bene così. Ma altre volte il potere e la sicurezza che ti danno sono un modo per esprimere chi sei, anche senza doverlo spiegare a nessuno. Mi piace vedere a fine appuntamento che le clienti si specchiano, provando pose e guardandosi le unghie. Lì capisco che gli piacciono le unghie e soprattutto che si piacciono».
Qual è l'aspetto tecnico/estetico che ti piace di più di realizzare le unghie? E quello emotivo?
«Amo fare la french, su di me la faccio sempre. Mi viene bene e ormai sono diventata super veloce nel farla. Amo anche fare il taglio delle cuticole, per me è quasi un fetish. La pace che mi dà il vedere la cuticola pulita è una cosa che penso possano capire solo le onicotecniche. Nei miei set non può mancare la preparazione, la cura della lamina ungueale e la pulizia delle cuticole, senza di queste non procedo. L'aspetto emotivo che mi piace di più è appunto vedere la soddisfazione nelle/nei clienti a fine set».
Come l'arte delle unghie si fonde con tutte le altre secondo te?
«Non credo che siamo arrivati ancora totalmente a una fusione dell'arte delle unghie con le altre, ma penso che siamo sulla buona strada. Negli ultimi anni il Met Gala ne è stata la prova. Vorrei che ci fosse un ritorno della fomo per i videoclip. Come nei Noughties, quando non si faceva altro che attendere l'uscita del video del proprio artista preferito. Quando riguardo certi videoclip non posso non notare quanta cura ci fosse nelle unghie in tempi così non sospetti. Ad esempio in "Judas" di Lady Gaga o "Domino" di Jesse J».
Se potessi fare le unghie a un personaggio famoso, del presente o del passato, chi e quale nail art sceglieresti?
«Tra le persone del passato non posso non citare una grande icona come Marilyn Monroe. Su di lei mi piacerebbe realizzare una di quelle nail art degli Anni '50 e '60. Lana del Rey è solita portare quel tipo di design per dare ancora più carattere alla sua estetica Old Money, come in "Born to die", in cui sfoggia una french a V rossa, che tra l’altro è stata la prima nail art che ho realizzato a 14 anni. Tra personaggi del presente non saprei chi scegliere, ci sono così tante figure iconiche per me che sono indecisa tra una di queste due dive bionde: la Elenoire Ferruzzi e la Myss Keta, rigorosamente con l'articolo davanti al nome».
Che cosa rappresenta per te la nail culture? Dimmelo con una canzone, il titolo di un libro, di un'opera d'arte o di un film
«Si potrebbe pensare che le unghie sono solo un aspetto da curare a livello igienico. Ma ovviamente non c'è solo questo. La nail culture ha origine antichissime, degli antichi egizi che usavano l'henné per colorare le unghie fino alla comunità nera che diffuse l'uso dell'acrilico negli Anni '90. Tutto questo porta a quella che è la cultura delle unghie di oggi, dove appunto non si tratta solo di "avere le mani a posto" ma di esprimere sé stessi e fare arte. Come tutti i tipi di arte, anche le unghie possono raccontarci tanto. Possono dare sfogo alla propria personalità, come succede ai personaggi di Priscilla la regina del deserto (film australiano del 1994 diretto da Stephan Elliott, vincitore del Premio Oscar 1995 per i migliori costumi) attraverso show, costumi e canzoni, oppure essere intese come atto di ribellione, come accade nel Nabucco, opera teatrale di Giuseppe Verdi in cui attraverso la musica rappresenta l'oppressione degli austriaci in Italia».
Mi piace ricercare e sperimentare, lo faccio da sempre attraverso il beauty, ma soprattutto la scrittura. Di solito per descrivermi lascio parlare la mia carta astrale: sole in Capricorno, luna e ascendente in Aquario. Tre cose su di me: sono cresciuta innamorandomi della letteratura, ma sogno ancora di fare l’attrice e ogni tanto dico in giro di esserlo. Persona preferita: Audre Lorde.













