Un fiore carnivoro scolpito su una press on. Manicure di pelle, gel modellato. Tessuti di ogni genere – piumati, pelosi, con pizzo – appiccicati sulle unghie più lunghe e squadrate che ogni board di Pinterest abbia mai potuto contenere. Tanto argento, smalti in cui specchiarsi, piercing, borchie, angoli e pozzanghere di colore. Dettagli 3d, ma anche cut out: unghie che prendono forme insolite, che non hanno mai preso prima. Unghie bucate, unghie a forma di forca, acquatiche o a mandorla triangolare. Davanti all'universo estetico di Unghieamestiere uno prova una specie di sindrome di Stendhal, però brutalista.



Il suo stile personale – quello di Serena Fiore, nail artist 23enne originaria di Napoli – e quello delle unghie che realizza è «sempre alla ricerca di qualcosa che ancora non esiste», mi racconta durante questa intervista. Una definizione che non è chiara, ma che allo stesso tempo non potrebbe essere più chiara: tutto è costruito sulle sue passioni, ciò che le piace e la ispira, che la colpisce visivamente, come l'estetica industriale e le superfici materiche, il mondo dei tatuaggi e della sua corrente cyber sigillism, gotica e digitale, antica e assolutamente moderna.

I suoi tattoos, che sembrano formule magiche provenienti dal futuro, sono composti da linee nere sottili e affilati, curve sinuose, punte che ricordano spine o ali, motivi astratti che evocano insieme circuiti elettronici, rune medievali e decorazioni tribale reinterpretate. Loro si traducono anche nella sua arte delle unghie, allo stesso tempo però, affiancati sempre da qualcosa di più colorato, futuristico e giocoso, dal lusso, ma anche da una pulizia millimetrica, precisa ed essenziale, l'ossessione di molti onicotecnici e nail artist professionisti.

Attraverso il suo lavoro, Unghieamestiere esplora la nail art come linguaggio visivo e spazio espressivo, fondendo queste estetiche cyber, le loro influenze brutaliste, la cultura contemporanea e la sperimentazione tecnica, sempre secondo quell'ottica di ricerca perenne, precisione e trasformazione. Serena Fiore a 11 anni sapeva già di essere una specialista delle unghie e che sarebbe andata lontano. Oggi, con il suo approccio carismatico, porta la nail art oltre i concetti tradizionale di beauty.

Le nail art più sperimentali d'Italia: intervista a Unghieamestiere

Come ti sei avvicinata al mondo delle unghie? Come sono diventate la tua professione?

«Ho sempre disegnato ovunque, fin da piccola, anche dove non avrei dovuto. Giocavo con gli smalti e i miei amatissimi stuzzicadenti creando disegni di tutti i tipi. Una cosa però era chiara: volevo "fare l'estetista", lo dicevo sempre. Nel 2013 postai una delle mie prime nail art su Facebook scrivendo: "Sono una fottuta estetista destinata a essere famosa". Mi fa ridere ma anche orgoglio pensare che a 11 anni avessi le idee così chiare. Poi ho studiato in accademia estetica e conseguito un master in nail-art, lavorando sempre durante il percorso. La sera, mi ritagliavo dei momenti da dedicare a nail art più "strane" che alle clienti non potevo fare. Circa sei anni fa un amico grafico mi obbligò ad aprire Instagram, diceva che le persone dovevano vederli quei lavori. Non sapevo nemmeno come chiamarmi, finché lui non esclamò convinto: "Tu le unghie le fai a mestiere!". Da lì nasce Unghieamestiere, il nome con cui ho iniziato a farmi conoscere».

Da dove arriva la tua passione per il cybersigilism? Come hai capito che potevi intrecciarli con la nail art?

«L'estetica cyber credo sia sempre stata presente nel mio lavoro. Penso derivi soprattutto dal mondo del tatuaggio, che è un'altra mia grande passione. La mia tatuatrice, @blkaura, mi sta realizzando dei pezzi incredibili in stile tribal e ornamentale e molto spesso abbino le unghie ai tatuaggi prima o dopo una seduta. Amo i tatuaggi da sempre, guardarli e farli e ammiro profondamente gli artisti che praticano quest'arte. Credo che tutto sia nato proprio da lì».


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Come funziona il tuo processo creativo? Da dove prendi ispirazione? Ci sono nail artist di cui ammiri il lavoro?

«Parto quasi sempre da qualcosa che vedo e spesso non ha nulla a che fare con le unghie. Può essere un vestito, una texture, un oggetto. Una cosa che mi caratterizza è il bisogno di partire sempre da un progetto preciso. Ho bisogno di avere un'idea chiara e quasi delle "regole" da seguire. Tutto deve essere portato al termine con precisione. A volte realizzo lavori che non pubblico perché non sono riusciti esattamente come li volevo io o abbastanza precisi, sono molto esigente con me stessa. Ci sono diversi nail artist che ammiro, soprattutto quelli che riescono a portare questo lavoro oltre il concetto classico di beauty. Menzionerei assolutamente un mentore per me, @tomonyan55, amo follemente i suoi lavori».

Nel beauty debate tra unghie nude e semplici e nail art massimaliste, come difenderesti la tua posizione?

«Non vedo queste due cose in contrapposizione, perché secondo me appartengono proprio a due mondi diversi. Da una parte c'è l'unghia estetica, quella più classica e tradizionale, che è sempre esistita. Dall'altra c'è la nail art sperimentale, quella che non nasce solo per "abbellire", ma per comunicare qualcosa. Credo che questa sia la differenza principale: il momento in cui l'unghia smette di essere solo estetica e diventa linguaggio artistico. Spesso mi è stato commentato: "Ma come fai a vivere con delle unghie così?". In realtà molte di quelle creazioni non erano pensate per essere indossate nella quotidianità. Ecco, c'è un altro lato di questo mondo che va oltre. Io ci appartengo e penso che non tutte le persone siano ancora pronte a vederlo così».

Che rapporto hai con le tendenze? Come queste si fondono nel tuo lavoro creativo ? Quali sono quelle del momento che preferisci?

«Le tendenze mi incuriosiscono, ma non guidano mai davvero il mio lavoro. Anzi, a volte mi sembra quasi di non stare al passo perché penso già a quello che potrebbe arrivare dopo, come se volessi anticipare qualcosa. Ultimamente mi sto dedicando allo studio della progettazione 3D, un mondo vastissimo che si intreccia sempre di più con la nail art. Credo però di non aver mai superato la tendenza del chrome e del metallico, perché in realtà ha sempre fatto parte di me. Sono totalmente team argento: mi ha sempre infastidito perfino vedere una cerniera o un bottone dorato. E le clienti a volte mi rimproverano di non comprare abbastanza charms dorati… Scusatemi».

Quali sono le unghie in assoluto che più hai amato fare?

«Uno dei lavori più sperimentali che abbia mai realizzato è stato ispirato alla collezione ArtyCapucines VII di Louis Vuitton, in particolare alla borsa Capucines Mini Mushroom. Mi sono immersa completamente nella creazione di quelle unghie, lasciandomi ispirare dal flusso creativo di Takashi Murakami. Per due settimane, ogni sera, ho creato minuscoli funghi, peperoncini e loghi occhiuti con il plastigel. Non posso però non citare quando ho avuto l'occasione di realizzare delle unghie a Anna Pepe, Chadia Rodriguez, aver avuto Rosa Chemical in studio quando ero guest ad Amsterdam. Vedere le mie unghie indossate da artisti è una delle più grandi soddisfazioni: significa vedere la mia arte muoversi nel mondo».

Qual è l’aspetto tecnico/estetico che ti piace di più? E quello emotivo?

«Recentemente una ragazza mi ha detto: "Ammiro il fatto che anche i tuoi lavori più semplici siano precisissimi". Mi ha resa davvero orgogliosa. La precisione fa parte del mio carattere, da buon Capricorno. Per me ogni lavoro, prima ancora di essere creativo, deve essere tecnico e pulito. Anche il minimo dettaglio fuori posto mi disturba, spesso rifaccio più volte lo stesso elemento finché non è perfetto. Emotivamente, invece, mi interessa il momento in cui il lavoro smette di essere percepito semplicemente come nail art e diventa altro. Quando mi chiedono: "Ma come hai fatto?", quando mia madre mi ripete che un giorno spiccherò il volo, oppure quando vedo il sorriso e la reazione delle mie clienti alle loro unghie».

Come l'arte delle unghie si fonde con tutte le altre secondo te?

«Penso che arrivati al 2026 sia finalmente quasi superato il concetto che fare unghie significhi semplicemente "fare estetica". La nail art oggi dialoga con scultura, moda, design e arte contemporanea. È una forma d'arte su scala micro, ma con un potenziale narrativo enorme: ogni unghia può diventare un piccolo spazio espressivo. Credo che, più che mai in questo momento storico, abbiamo bisogno di comunicare attraverso ogni superficie del nostro corpo e finalmente anche le unghie stanno trovando il loro spazio in questo linguaggio. Sono contenta che la narrativa attorno a questo lavoro stia cambiando sempre di più, anche grazie a noi nail artist che abbiamo avuto il coraggio di spingere questo linguaggio oltre i suoi confini.

Che cosa rappresenta per te la nail culture ? Dimmelo con una canzone , il titolo di un libro, di un'opera d’arte o di un film.

«Basta pensare, nell'esempio più recente, alle unghie realizzate per il Met Gala per capire quanto oggi sia sempre più importante estendere il messaggio che si vuole comunicare anche su queste piccole superfici. Per me la nail culture è identità, coraggio, trasformazione e un po' di sana "cazzimma" napoletana: il coraggio di esprimersi senza paura di essere troppo. Non posso che dirti "Born This Way" di Lady Gaga.

I beauty must-have secondo Cosmopolitan
Headshot of Elena Quadrio

Mi piace ricercare e sperimentare, lo faccio da sempre attraverso il beauty, ma soprattutto la scrittura. Di solito per descrivermi lascio parlare la mia carta astrale: sole in Capricorno, luna e ascendente in Aquario. Tre cose su di me: sono cresciuta innamorandomi della letteratura, ma sogno ancora di fare l’attrice e ogni tanto dico in giro di esserlo. Persona preferita: Audre Lorde.