Fare fatica a definirsi non è sempre una cosa negativa, forse quasi mai. Inseguire più di una sottocultura, innamorarsi di più di un'estetica; sentirsi rappresentati dalla musica punk tanto quanto dalla cultura hip-hop e da Olivia Rodrigo; essere a proprio agio quando il fit è tomboy, ma anche quando è baddie. Crescendo, ci viene richiesto dalla società di mettere un'etichetta, il più specifica possibile, a chi siamo e a cosa ci piace. È forse il modo più facile di controllarci: se si conoscono i modi in cui si comportano le persone, sono più prevedibili anche quelli che si hanno per monitorarli.
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Quando qualcosa è confuso e molteplice, è lì che fa più paura. Per anni ho pensato di essere incompleta per non riuscire a sintetizzare coerentemente i miei gusti, complessi e irriducibili, la mia identità dagli aspetti in contrasto. Poi ho incontrato gli scritti autobiografici di Audre Lorde, che mi hanno riconosciuto la possibilità di essere valida e intera, pur nell'indefinibilità e nell'incoerenza, completa nel chaos. Oggi, il feed di Diskoclawz mi regala all'incirca la stessa impressione.
Lo conferma lei stessa, quando le chiedo come, da nail artist, ha costruito il suo immaginario estetico. Come sia arrivata a definire il suo stile e quello delle unghie che realizza. «Credo che tutto si sia creato da sé, negli anni crescendo e mutando forma insieme a me, in base ai miei gusti, al mio background quindi anche alle tendenze del momento – mi risponde Marta Cancrini, nata a Brescia nel 2001 e poi stabilitasi professionalmente a Bologna –. Ho sempre fatto fatica a rientrare in uno stile o anche solo a capire in che stile appartengo. Quando mi chiedono che musica mi piace vado in panico». I suoi lavori, in effetti, sono molto vari e ognuno dei suoi set incanala una vibe tutta sua. Una cosa è certa: sono tutti extra.
Le unghie di Diskoclawz e il loro immaginario estetico si distinguono, specialmente in Italia, per essere accomunati dalla libertà di essere ciò che si vuole e di poter sperimentare senza giudizio né limiti : «Mi piace poter proporre a chiunque sia mio cliente qualsiasi tipologia di nail art, senza mai dover dire di no a nessuna richiesta (la mia cliente tipo legge le policy prima di prenotare, possibilmente è una baddie e ha qualche trauma da raccontare al primo appuntamento. Le piacciono i chrome, i 3d e sparlare degli uomini). Nel mio profilo puoi trovare qualsiasi nail art, tu nominala io l'ho fatta, ma se dovessi proprio definire il mio stile e quello dei miei lavori con qualche aggettivo userei probabilmente alternativo, unico, audace e anche anticonformista». Niente che ponga dei confini, quindi: con le unghie di Diskoclawz si è incontrollabili, complessi e irriducibili. Abbiamo approfondito insieme a lei, nella seguente intervista, il suo universo di bellezza e di cultura.
Le nail art scombussolate e uniche in Italia: l'intervista a Diskoclawz
Come ti sei avvicinata al mondo delle unghie? Come sono diventate la tua professione?
«Da che ho ricordi ho sempre avuto la passione per la nail art e le unghie: alle medie mi facevo le unghie con una mia amica, sua mamma ci comprava i prodotti e ci facevamo il semipermanente a vicenda. A 16 anni mi facevo fare le unghie in un centro estetico e, tornata a casa, le decoravo da sola. Poi iniziai a farmi da sola anche la base. In principio era un hobby, poi durante il liceo ho iniziato a farle a sempre più persone, fino a che durante il Covid, chiusa in casa, ho deciso di dedicarmici con lo studio e la pratica. Con il tempo ho iniziato a vederci anche un'opportunità di lavoro e quindi ho deciso di frequentare dei corsi e investire su questo. L'ho ufficialmente resa la mia professione venendo a Bologna – a cui sono grata, per avermi accolto così bene – , scegliendo di puntare tutto sulla nail art e riuscendo a vivere solo di questo».
Come funziona il tuo processo creativo? Da dove prendi ispirazione? Ci sono nail artist di cui ammiri il lavoro?
«Quando faccio freestyle è molto messy e avviene tutto nella mia testa: non mi preparo mai una bozza dei set prima di realizzarli, seguo istintivamente alcune indicazioni. Se una cliente mi fa richieste esplicite, per esempio nei casi in cui vuole avere piena amministrazione del set, allora lo progetto con lei. Lavoro principalmente in questi due modi. Le indicazioni per un freestyle possono essere di qualsiasi genere: spesso sono foto di altre nail art, altre volte moodboard di immagini varie, o ancora copertine di album; in base a quello che ho davanti cerco di mettere insieme gli abbinamenti migliori che mi vengono, tenendo conto anche dei voleri e dei gusti della cliente. Quando realizzo un mio freestyle da zero mi piace farmi trasportare e vedere cosa mi viene in mente man mano durante il processo, mi piace stupire la cliente e stupirmi da sola. Non mi piace pensarci troppo prima perché non voglio escludere tutte le potenziali combinazioni che si creano solo nel momento in cui il lavoro prende forma.
Per me l'ispirazione può essere ovunque: mi diverto a fotografare texture o pattern inusuali, per poi proporre di ricrearli sulle unghie di qualche cliente, come il cavolfiore romanesco al supermercato o la botola di un tombino per strada. Quando vedo qualche lavoro cool su Instagram, inizio a seguire il profilo che l'ha pubblicato istantaneamente, ma questo in realtà vale per anche tutti gli account degli altri artisti o artigiani, come per esempio i tatuatori, che ammiro; in generale, mi piace supportare chi fa cose che apprezzo e, perché no, prendere ispirazione per un set di unghie, come è successo già diverse volte. Seguo moltissime colleghe della scena francese, tra cui @nailsbypadena, @lolarudelou, @3615_zbobinails, @visiondonotdie, @ninadefuego, che, insieme a quella giapponese (tutte le ragazze di Atelier Sucre a Tokyo e tante altre o altri nail artist) è quella che apprezzo di più al momento».
Che rapporto hai con le tendenze? Come queste si fondono nel tuo lavoro creativo? Quali sono quelle del momento che preferisci?
«Il discorso è ampio, perché se parliamo di trend come quello delle Glazed Donut Nail di Hailey Bieber non posso dire di essere una grande fan, ma se nelle tendenze fanno il loro ingresso dettagli di nail art più complesse, come per esempio sta succedendo negli ultimi tempi – penso alle Claw nails, al Melted chrome, ai fiori 3d – allora, e per la maggior parte, le apprezzo davvero.
Sono anche molto in fissa con le unghie della nuova stagione di Euphoria, tutte realizzate da @1.800.nailme (tanto iconiche quanto quelle delle stagioni precedenti (realizzate da @natalieminervanails), al punto che ho riproposto degli sconti per chi mi fa ricreare alcuni set iconici della serie (come feci per la seconda stagione nel 2022) tipo le Red chrome claws di Jules, che non vedo l'ora di poter realizzare. Alla fine, nonostante le richieste delle clienti siano sempre un po' orchestrate dalle mode del momento, ognuna di loro ci mette del proprio e io pure: con il mio e il loro tocco ogni freestyle diventa unico».
Quali sono le unghie in assoluto che più hai amato fare? Un set lungo e uno corto
«È sempre difficile rispondere a questa domanda. Mi sono divertita molto a creare delle unghie XXL candela con delle amiche a Lione per uno shooting in cui le unghie avevano la miccia sulla punta /ed erano a tutti gli effetti delle candele che avremmo poi acceso). Le foto di @judoth___ sono venute benissimo. Per quanto riguarda le unghie corte, mi è piaciuto tantissimo disegnare alcuni omini nelle diversi posizioni del kamasutra (una per ogni unghia) per una mia cliente ormai un paio di anni fa. Forse è scontato, ma per me ogni set è sinceramente una giostra, adoro realizzare qualsiasi nail art elaborata».
Qual è l'aspetto tecnico/estetico che ti piace di più di realizzare le unghie? E quello emotivo?
«La cosa che più mi soddisfa è sicuramente la creazione di rilievi chrome: quando il pigmento si attacca perfettamente al gel e crea un effetto pulito e brillante che ogni volta mi commuove, mi sento un po' una gazza ladra: tutto ciò che luccica mi fa impazzire. Quello che mi tocca di più è la consapevolezza che spesso e volentieri ogni nail set è più di un semplice set di unghie: può essere una celebrazione, un'affermazione di sé, una continua ricerca e sperimentazione di quello che puoi decidere di essere e della tua identità».
La forma ad artiglio è spesso poco diffusa in Italia. Cosa diresti se dovessi difenderla?
«Il mio nome d'arte, Diskoclawz, nasce dal mio primo profilo Instagram. Stavo ancora a Brescia e da lì postavo i miei primi lavori con l'handle @diskombobulated8 – un aggettivo in cui mi sono sempre rivista (discombobulated significa scombussolata), con la k perché era più cool e l'8 perché è il mio numero. Arrivata a Bologna ho cambiato il nome dell'account, tenendo Disko e aggiungendo clawz (che significa artigli), il solito nails mi sembrava banale ed ero ignara del fatto che, anni, dopo mi sarei completamente innamorata dell'effettiva forma ad artiglio, allora quasi inesistente. Le claws in Italia ancora non sono così diffuse ma nel resto dell'Europa e del mondo sono realizzate da anni.
Al contrario di ciò che tutti pensano possono essere molto comode (se ovviamente non sono estreme in lunghezza e spessore), prensili e pratiche; emulano l'artiglio del gatto, quindi hanno una bombatura accentuata e un'incurvatura pronunciata (esistono anche tantissime varietà di queste caratteristiche). Esteticamente mi piacciono molto, adoro il fatto di poter inserire elementi sottovetro essendo la bombatura così alta è perfetta per nail art incapsulate: le mie preferite sono state con la muta del serpente, le ali di farfalla, insetti, fiori secchi (ovviamente tutto ottenuto cruelty free nel rispetto della natura), pietre, flackes olografici, ma anche borchie e catene. Sono consapevole che non siano apprezzate qui (come anche le Duckies, le Lipstick o le Curved nails). È ovvio che sia così: come tutto ciò che è diverso e audace, alla massa non piace, ed è per questo che noi l'amiamo».
Cosa mi puoi dire invece delle nail art su unghie corte?
«Spesso anche le shorties, le unghie corte, non sono apprezzate. O meglio, sono sottovalutate. Il più delle volte le clienti mi chiedono scusa prima di dirmi che vogliono fare le unghie corte perché pensano che mi divertirò meno, dal momento in cui credono che si possano fare su di loro nail art meno elaborate. Non è naturalmente così, anzi: negli ultimi anni ho sperimentato sempre di più sulle unghie corte, anche per quanto riguarda me stessa. Certo la vibe è un'altra, l'unghia lunga ti dà una sicurezza diversa, ma anche su unghia corta si possono realizzare nail art bellissime. Ridimensionandole alla lunghezza, ma si può fare. Short nails can be fun too è una delle mie nuove serie su Instagram che sono contenta abbia fatto cambiare idea a molte mie clienti. Ora più gente apprezza la nail art sulle unghie corte perché ha visto che è possibile ed è altrettanto cool».
Come l'arte delle unghie si fonde con tutte le altre secondo te?
«Come tutto ciò che include creatività, anche le unghie possono essere arte, perché si tratta sempre di una forma di espressione del sé, di un sentimento o di un concetto. Le unghie, come qualsiasi cosa, sono politiche e possono e devono portare un messaggio e secondo me è proprio questo ad accomuna l'arte delle unghie alle altre: la voglia di voler esprimere qualcosa al mondo e, al contempo, di fare qualcosa per se stessi come atto di amore e di cura».
Che cosa rappresenta per te la nail culture? Dimmelo con una canzone, il titolo di un libro, di un'opera d'arte o di un film
«Una cosa che adoro della nail culture è che è ovunque, nella musica, nella storia, nell'arte e che è molto più di sola estetica; è identità. Pochi mesi fa, esibendosi al Super Bowl, Bad Bunny ha coinvolto una nail artist come parte integrante della performance, a dimostrazione dell'importanza che questa professione ha per la sua comunità e rendendo chiaro quanto tutto ciò faccia parte della cultura, della musica e della moda. Per me è proprio questa la cultura delle unghie: un atto di presenza, come a voler dire: "Io sono qua, esisto e mi piaccio da matti". Come "SAOKO" di Rosalía».
Mi piace ricercare e sperimentare, lo faccio da sempre attraverso il beauty, ma soprattutto la scrittura. Di solito per descrivermi lascio parlare la mia carta astrale: sole in Capricorno, luna e ascendente in Aquario. Tre cose su di me: sono cresciuta innamorandomi della letteratura, ma sogno ancora di fare l’attrice e ogni tanto dico in giro di esserlo. Persona preferita: Audre Lorde.

















