Il supermercato non è più soltanto un supermercato. È molte cose insieme. Io l'ho sempre immaginato come il palco di una grande pièce teatrale. Davanti a scaffali perfettamente allineati e corsie illuminate, ognuno interpreta la propria parte. C'è chi corre con la lista della spesa in mano, chi trasforma il carrello in un autoscontro, chi passa dieci minuti davanti allo stesso scaffale combattuto tra convenienza e qualità. C'è il bambino che piange per una merendina, la nonna che riempie il carrello di biscotti e dolcezza, ci sono anche io che passo al volo, giusto il tempo di recuperare una cena pronta e veloce.



Un luogo apparentemente ordinario che, a pensarci bene, è diventato negli anni anche set. Lo dimostra Super Market, la nuova commedia italiana di Prime Video in arrivo il 17 luglio, che trasforma un supermercato di periferia milanese in un microcosmo tragicomico fatto di clienti ingestibili, piccoli disastri quotidiani e colleghi improbabili. Una scelta che racconta perfettamente il nostro presente. Perché il supermercato è uno dei pochi spazi rimasti dove si incontrano davvero generazioni, abitudini e storie diverse. Un luogo da cui spesso si vorrebbe fuggire il prima possibile, ma che continua a raccontare la vita reale meglio di tanti altri scenari.

Il trailer di Super Market, uscito qualche giorno fa ci mostra proprio questo: come un luogo apparentemente semplice come Eury, possa racchiudere vite lontane tra loro, diverse, eppure sorprendentemente simili. Il Terzo Segreto di Satira, il collettivo che lo ha scritto e diretto, parte da un spazio famigliare a tutti per costruire una commedia satirica. C’è Alessandro Betti a interpretare Enrico, il direttore, e Tommaso Cassissa che è Edoardo, lo stagista in prova. Sei episodi con cui ridere, e riscoprire anche situazioni vissute nel quotidiano.

Il supermercato come oggetto della cultura pop

Perché il supermercato è uno dei pochi luoghi rimasti democratici. Ci sono tutti. O meglio, prima o poi ci passano tutti. È forse per questo che è diventato un immaginario così pop. C’è stata Gwen Stefani con Hollaback Girl, la sfilata Chanel Shopping Center ideata da Karl Lagerfeld nel 2014, e poi il cinema, da Mamma, ho perso l’aereo, a Magic Mike, a Hocus Pocus 2. E sempre più ora la moda e le campagne affollano le botteghe, riscoprendo anche luoghi della tradizione come nuovi set.

E così, tornando a Super Market, si può dire che il supermercato sia diventato una perfetta metafora del presente: un luogo caotico, frustrante, umano. E ci torniamo, nella realtà e attraversa la finzione, perché tra una corsia e l’altra, sotto le luci al neon che le illuminano, nei supermercati c’è chi vive la propria storia. Storie che si sfiorano per pochi minuti, poi si allontanano. E questo non può far altro che portare curiosità e attenzione. Affascinano, eppure rimangono un po' temuti.